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Il masochismo dell’Occidente e il neo ottomanesimo

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Mentre il fuoco della distruzione brucia in occidente, come summa massima di una crisi profonda, il mondo islamico vive la rinascita dell’impero ottomano sotto l’egida del sultano Erdogan. Pian piano tutti pilastri del kemalismo sono stati cancellati e sostituiti da un progressivo ritorno alla radice islamica di un popolo che all’inizio del XX secolo aveva scelto la via occidentale. Di quella Turchia non rimane nulla,  sembra invece rinvigorirsi quello spirito che nei secoli bui – in senso politico – aveva permesso al popolo ottomano di assoggettare quello che rimaneva del popolo arabo affacciato sul mediterraneo, di conquistare Costantinopoli nel 1453 sotto il sultano Maometto II, giungere fino alle porte di Vienna in quell’assedio culminato con la vittoria della Europea e Cristiana l’11 settembre 1683. Già prima della storica vittoria sotto le mura di Vienna, il 7 ottobre del 1571 il mondo Cristiano aveva inferto al mondo ottomano una sconfitta decisiva nella immortale battaglia di Lepanto, salvando l’Europa dalla islamizzazione e dai continui punzecchiamenti delle flotte saracene.
Il mondo occidentale e soprattutto quello europeo incrociano sempre ed inevitabilmente destini del mondo turco, e se negli ultimi decenni il confronto è stato caratterizzato da una Turchia occidentalizzata, oggi viviamo una graduale trasformazione ed una rinascita islamica non solo interna ai confini turchi, ma con l’aggiunta di un imperialismo che si estende dalle regioni del
Medio oriente fino al nord-Africa ed oggi anche in quel Corno d’Africa un tempo unica area esente dal dominio arabo.
L’occidente come si presenta oggi alla nuova sfida ? Non è una domanda semplice, perché in verità gran parte del mondo intellettuale, e anche religioso talvolta, finge di non notare o di non attribuire una sigla imperialista e ottomana alla nuova e più esponenziale politica turca. In verità l’Occidente non è pronto alla sfida, e laddove si pone il quesito lo fa in termini secolari, limitandosi a considerare non tanto la “controrivoluzione islamica “ nel suo complesso, ma il solo dato autoritario del regime di Recep Tayyip Erdogan, escludendo aprioristicamente l’elemento religioso sul quale la controrivoluzione islamica per sua stessa definizione si fonda.
Non è l’Europa di Lepanto, nè di Vienna, e persino il nostro paese ha lascito campo libero alla Turchia di ritornare in quella Libia strappata all’impero Ottomano nel 1911.
L’Occidente come si presenta agli occhi di un Turco? Con l’immagine di una civiltà che distrugge i suoi simboli che ha perso la propria dimensione e che deambula faticosamente senza uno scopo. Una società in cui tutto è un diritto, ma guai a ribadire l’esistenza dei doveri, verso i quali le coscienze degli individui non sono molto predisposte.
Le nuove tendenze politicamente corrette, stanno mirando all’accelerazione del processo di secolarizzazione e dunque di allontanamento da quei principi cristiani sui cui si fonda la nostra cultura e su cui si può fondare l’unico confronto possibile con il mondo ottomano, una società indebolita difficilmente ha la forza di reagire, sia culturalmente che politicamente.
Al contrario la giovane Turchia ottomana vive la sua primavera, e trova terreno fertile negli spazi lasciati aperti da una società decadente come quella europea.
Basti notare il silenzio totale sulla sorte dei Cristiani in Africa, e sulla continua islamizzazione di aree Cristiane in corno d’Africa che la Turchia sta compiendo sotto gli occhi distratti di un occidente scheletro di se stesso.
Come saggiamente disse San Bernardo di Chiaravalle “ questo nostro mondo ha le sue notti e non sono poche”’ed oggi l’Occidente vive una notte cupa e ricolma di fantasmi, i propri.
Mentre l’Occidente si autoflagella, il mondo ottomano si rinforza e prepara la sua offensiva. Qualcuno ingenuamente brama un ingresso nell’Unione Europea di questo colosso, senza sapere che questa non è più la Turchia di Ataturk, laica, occidentale e occidentalizzante, ma un mondo che vede nella legge islamica e nei simboli di quella tradizione la linfa vitale del proprio essere.
Dall’altra parta vi è quell’Europa che ha rifiutato di inserire le radici cristiano-giudaiche nella propria seppur inutile costituzione, e un élite culturale che brama accoglienza, sudditanza e inchini. Queste lesioni interne minano la forza è il carattere di una civiltà che oggi si infligge una serie di accuse autolesioniste, colpevolizzandosi con fare masochista.
L’Europa ha al suo interno la forza culturale, il mondo Cristiano ha la sua caratura e la società occidentale come grande sintesi ha nel suo complesso gli anticorpi necessari per resistere, ma non ha la volontà di mostrali. Infatti mentre negli Stati Uniti veniva abbattuta la statua di San Junipero Serra, grande missionario francescano, ad Istambul si attende il verdetto finale sulla ritrasformazione della Basilica di Santa Sofia in Moschea, progetto fortemente voluto da Erdogan come un segno chiaro a simboleggiare un definitivo de profundis sulla Repubblica di Ataturk – colui che volle farne un museo – restaurando la moschea per eccellenza dell’Impero Ottomano in quella che fu fino alla
caduta di Costantinopoli una chiesa cristiana , un simbolo dell’impero bizantino e della seconda Roma.
Forse è arrivato il momento che anche da questa parte si inizia a lanciare qualche segno, anche piccolo, solo per ricordare al mondo che l’Occidente è vivo.
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