Home News Il MAXXI ha già i conti rosso: per farcela deve stupire e innovare

Il nuovo museo di arte contemporanea di Roma

Il MAXXI ha già i conti rosso: per farcela deve stupire e innovare

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MAXXI, Roma, 12 novembre: centinaia di giornalisti nazionali e internazionali, due ministri e lei, Zaha Hadid, per la conferenza stampa e l’architectural preview del nuovo museo sorto nella quiete borghese del quartiere Flaminio. Un’astronave avveniristica, calata fra i caseggiati residenziali sorti nell’immediato dopoguerra e negli anni del boom economico. Un vascello siderale, che presto potrebbe arenarsi per mancanza di carburante. Il conto economico commissionato allo Iuav di Venezia, che ha elaborato un’ipotesi di bilancio per il 2010 usando come termini di paragone analoghe realtà museali dedicate al contemporaneo, parla chiaro: a fronte di un budget di 10.415.000 euro, le entrate previste ammontano a 9.805.000 euro.

Ossia il MAXXI parte subito con la previsione di un passivo di 610.000 euro, cifra che se si analizzano le singole voci di entrata potrebbe persino essere considerata ottimistica: vendita biglietti e abbonamenti 750.000 euro, attività didattiche 80.000 euro, merchandising e prodotti editoriali 40.000 euro, royalties 20.000 euro, affitti spazi commerciali 115.000 euro, affitti spazi espositivi 300.000 euro, contributi pubblici 8.500.000 euro.

Cifre simili per ricavi da attività di uno spazio che in realtà aprirà in primavera e potrà quindi contrare solo su un semestre effettivo di esercizio sembrano decisamente sovradimensionate. Ancora più immaginifiche appaiono le risorse provenienti dal pubblico, data la critica fase congiunturale che sta vivendo la nostra economia.

Alla luce di questi numeri, sembra allora saggia la scelta di affidare la gestione del museo a figure interne all’amministrazione del Ministero dei Beni Culturali piuttosto che a critici o curatori di chiara fama ma di sicuro dispendio. Ma sul medio periodo potrebbe rivelarsi una decisione miope, che condanna un museo per definizione rivolto al futuro a un triste cabotaggio nel mar morto che si estende tra le sponde dell’arte povera e quelle del concettuale.

I tecnici ministeriali infatti finora non hanno brillato per visione, come dimostrano gli acquisti che sino a oggi sono stati effettuati per costituire la collezione permanente del MAXXI: Gilbert & George, Anish Kapoor, Gerhard Richter, Andy Warhol, tra gli italiani Penone, Clemente e Boetti. Il rischio di una simile politica di acquisti, pedissequamente fedele al canone della critica contemporanea, è quella di riprodurre l’ennesimo allestimento visibile già oggi in molte realtà analoghe, come ad esempio al MADRE di Napoli, in cui il visitatore, se non fosse per gli spazi e le linee ardite pensati da Zaha Hadid, proverebbe un senso di straniamento dovuto a una domanda di fondo: ma tutto questo non l’ho già visto?

Forse, forti del milione e mezzo di euro di dotazione annuale per le acquisizioni, i vertici del MAXXI potrebbero sperimentare nuovi percorsi, ispirandosi a quanto fu fatto da una storica Soprintendente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Palma Bucarelli, che con i premi acquisto dedicati alle maggiori occasioni espositive nazionali ha impreziosito le collezioni del museo di cui era alla guida. Peccato che il 1968, tra le tante nefaste conseguenze, abbia prodotto anche l’abolizione di qualsiasi riconoscimento pecuniario pubblico agli artisti partecipanti alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, dove tra l’altro esisteva un preziosissimo ufficio vendite che provvedeva a immettere nel mercato le opere esposte. La prima Biennale del 1895, lungi dal costare gli oltre 9 milioni di euro di quella appena chiusa, grazie ai proventi delle vendite fu in grado non solo di ripagare le spese, ma anche di provvedere a un’elargizione straordinaria all’opera poveri del Comune di Venezia.

Forse, se si guardasse al passato con meno furia ideologica, si riuscirebbe a recuperare alcune prassi che, lungi dall’essere ispirate al mercatismo capitalista, erano semplicemente intelligenti. Nel frattempo ci rigiriamo fra le mani l’unico ritaglio di stampa, fra i centinaia sfornati in questi giorni con grida elogiative al capolavoro della Hadid, che riporta i dati del conto economico del MAXXI: quello del Sole 24 Ore. Uno solo. Ma forse il più importante.

 

 

 

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