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Il Meeting torna alle origini: individui, dialogo e spiritualità

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Mai come quest’anno il Meeting di Rimini è stato realmente per l’amicizia tra i popoli.

Abbandonata la piega strettamente politica che l’aveva caratterizzata nelle ultime edizioni, la kermesse riminese ha puntato tutto sull’incontro e il dialogo.

A partire dal titolo, difficilmente equivocabile: “La verità è il destino per il quale siamo stati fatti”.

E’ stato il meeting dei volontari, più di 3000, giunti a centinaia dalle università, dalle scuole superiori ma anche da Paesi lontani come la Lituania, il Portogallo, il Senegal o la Cina.

C’era chi serviva nei ristoranti, chi gestiva gli shopping o le librerie, chi tutte le sere faceva le due per mandare in stampa il Quotidiano Meeting e c’erano le hostess che accompagnavano ministri e professori per i padiglioni mentre gli uomini facevano da autisti.

E’ stato il meeting di tutti.

Di Rose, che ha raccontato in un commovente incontro della difficile situazione in Uganda, ed è stato il Meeting di don Edo Canetta che ha invece portato la sua testimonianza sul Kazakstan come possibilità concreta di convivenza  e unità tra diverse religioni ed etnie.

Politica, società, fede. Soprattutto, la ragione e la verità. Nessuno ha evitato l’argomento.

Di particolare rilievo l’incontro “Dio salvi la ragione”, dove è stato presentato il libro firmato da tre intellettuali di fama: Wael Farouq, docente egiziano di scienze islamiche, Sari Nusseibeh, preside dell’università Al Quds di Gerusalemme e Joseph Weiler, costituzionalista ebreo.

Il Meeting di tutti, dicevamo.

Si passava dalle battute sagaci su Oriana Fallaci di Vittorio Feltri, alle riflessioni su ragione e conoscenza affettiva di John Milbank, uno dei più grandi teologi protestanti al mondo.

Ne hanno parlato il filosofo neocon Roger Scruton ed il matematico Laurent Lafforgue, snobbato dall’establishment culturale francese per le sue posizioni critiche sullo Stato in materia di educazione.

Si sono confrontati Fassino e la Moratti, sono passati Nicolais,  Tremonti e Formigoni e tutti hanno lasciato intravedere la possibilità di dialogo- come ben dimostrato dall’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà. Persino Lucignolo- il programma ideato da Mario Giordano- ha pensato di fare una capatina in fiera.

Abbiamo visto una suora di clausura ed un comunista presentare il loro libro scritto a quattro mani.

Abbiamo sentito Giovanni Lindo Ferretti, l’ex cantante dei CCCP, raccontare della sua conversione accanto a don Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale San Carlo. Abbiamo visto centinaia di persone affollarsi per seguire l’innovativa mostra su Geremia, in parte recitata da alcuni attori e in parte in video.

Siamo rimasti stupiti di fronte ai pannelli che raccontavano la storia del mistico don Divo Barsotti, impietriti mentre leggevamo i più grandi intellettuali russi di inizio novecento abbandonare la fede in virtù di un nichilismo che presto sarebbe degenerato in violenza.

Ed il Meeting è stato tanto altro.

Perché dopo gli incontri e le mostre, c’era la gente.

Giovani universitari improvvisavano cori alpini in ogni angolo mentre i bambini assaltavano letteralmente il settore sport (con possibilità di partite a calcio, a basket o pallavolo) e poco importa se Vale Rossi non s’è fatto vedere, rimane l’idolo comunque ché ai piccoli del fisco interessa niente o nulla.

Magliette colorate, capelli bianchi o mamme col passeggino. Professori universitari e semplici impiegati. Il colpo d’occhio, dall’alto degli uffici della sala stampa, era impressionante.

I numeri raccontano di oltre 700.000 presenze.

Noi abbiamo preferito raccontarvi un po’ di quel che abbiamo visto.

Potevamo rimanere chiusi in redazione,e  servirci delle agenzie per scrivere questo articolo. Ci è sembrato più bello camminare per i padiglioni, o fumare una sigaretta tra la “gente-gente”, come l’amava chiamare don Luigi Giussani. E sentirci, per un attimo, anche noi parte di questo evento. Del resto, lo dice anche il titolo del prossimo Meeting: “O protagonisti o nessuno”. Tra le due, scegliamo la prima.


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