Il ministro Kyenge scopre che l’Italia non è un Paese razzista
22 Giugno 2013
di Redazione
"Nella cultura italiana c’è l’accoglienza", dice il ministro per la integrazione Kyenge, "nell’anima italiana quel calore che altrove manca". Intervistata dal Corriere della Sera, il ministro si dice convinta che "L’Italia non è un Paese razzista. E’ un Paese in cui accadono episodi di razzismo. Sono due cose molto diverse". E sui fischi, a lei come al calciatore Mario Balotelli, il ministro commenta, "Il motivo è lo stesso, siamo due apripiste". Balotelli stesso potrebbe diventare il testimonial di una campagna contro il razzismo. Kyenge parla anche di economia, spiegando che "combattere l’emergenza sociale significa iniziare a risolvere la crisi economica". "Quando sono diventata ministro non mi sarei aspettata questa serie di insulti e violenza contro di me", dice, aggiungendo però che ”L’unica volta che ho denunciato qualcuno è stato perché mi aveva messo le mani addosso". Intanto l’International Herald Tribune, la versione internazionale del New York Times, dedica alla ministra la prima pagina della sua edizione cartacea, parlando dell’Italia alle prese con la diversità, ma anche degli insulti ricevuti nelle scorse settimane. "Alcune persone hanno difficoltà ad affrontare il cambiamento. I migranti, i poveri, i deboli in questo Paese vengono trattati male". C’è da dire che sulla questione dello Ius soli Kyenge stra trovando più avversari del previsto, nella Lega Nord, certo, in buona parte del Pdl, ma anche tra M5S e in spezzoni del Pd. Ma fa piacere che il ministro riconosca che al di là di questo o quel provvedimento di legge, di questa o quella polemica, insulto o altro, il nostro Paese abbia dei profondi anticorpi, per la sua posizione geografica, per le sue tradizioni e la nostra Storia. Insomma, che l’Italia, appunto, non è un Paese razzista.
