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Il Modello Sarkò contagia Parigi

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“Parigi val bene una messa”. Enrico IV ne era convinto, e lo sarebbe stato ancor più oggi se avesse assistito ai recenti cambiamenti della capitale francese che ormai da qualche anno si affaccia al mondo, più cosmopolita di prima ma sempre con lo sguardo altero ed eterno che la caratterizza.

Una Parigi che si è da subito lasciata incantare dal decisionismo e pragmatismo impetuosi del presidente Nicolas Sarkozy, per molti un novello Napoleone, che ha rotto con i protocolli istituzionali e proclamato un nuovo stile, rilanciando, ovviamente, la grandeur francese.  

La capitale è in fermento, la mappa dei locali, dei ristoranti e dei punti di ritrovo più alla moda è stata completamente aggiornata e la borghesia parigina non chiede di meglio che seguire le abitudini e frequentare i posti prediletti dai propri “beniamini”: Sarkozy in prima linea e poi tutto il suo entourage, giornalisti, scrittori, politici e professionisti che fanno parte della nuova classe dirigente francese e premesso questo, dettano moda.

Ma la città del Louvre e della Tour Eiffel non poteva dimenticarsi dell’arte e della sua importanza ed ecco che nell’autunno parigino compaiono tutta una serie di eventi dedicati agli stili contemporanei.

Si comincia con la mostra mercato Fiac, con oltre 50 gallerie d’arte, per proseguire con l’attesa rassegna Design contre Design alle Galeries Nationales du Grand Palais, un percorso dedicato a oggetti e mobili dalla rivoluzione industriale a oggi.

Sempre alle Galeries, una monografia dedicata a Gustave Corbet rilegge l’intera opera dell’artista francese attraverso 150 dipinti, mentre al Petit Palais, riaperto da poco più di un anno, entrano per la prima volta le collezioni d’arte contemporanea del Fmac (Fonds municipal d’art contemporain) per dialogare con la collezione permanente, dipinti dell’Ottocento, porcellane di Sèvres e commode settecentesche di Etienne Dorait.

E al Muséee du Luxembourg è stata organizzata la grande retrospettiva dedicata al nobile pittore milanese Arcimboldo. La mostra comprende un centinaio di opere, caratterizzate da quelle teste antropomorfe composte con piante, frutti animali e altri elementi che rendono il misterioso pittore famoso ed apprezzato non solo in Italia ma anche all’estero.

Cambiano le moda, cambiano, ovviamente anche i quartieri più amati e frequentati dai giovani parigini. Il quartiere latino di Saint-German, una volta tempio degli intellettuali della sinistra- chic, appare oggi sempre meno incisivo nel dettare tendenze e al Café de Flore, caro a Jean-Paul Sartre, siedono ormai solo turisti.

In ribasso anche il quartiere Marais, considerato uno dei più belli e affascinanti di Parigi, con i suoi vicoli medievali e piazzette segrete, magnifiche dimore del Cinque e Seicento e giardini nascosti da portoni scolpiti. Un tempo amato e frequentato per quel fascino tutto bohemien, che aleggia intorno a place des Voges e al Musée Picasso e che è soprattutto umano, caratterizzato da una inestricabile commistione di culture e comunità fra loro diversissime: ebrei, asiatici, arabi, artisti ed intellettuali, oggi appare quasi addormentato, snobbato da quella Parigi che conta o che perlomeno vorrebbe contare e che si ritrova lungo gli Champs Elysées, lungo i grandi boulevard della Rive Droite, seguendo gli indirizzi classici della Parigi borghese e popolare.

Tornano di moda le passeggiate per fare shopping, la classica gastronomia francese, i pomeriggi a Place de la Concorde e al Jardin des Tuileries, simbolo di quel lusso, spesso ostentato, che tanto piace a Sarkozy e alla nuova borghesia parigina.

Una recente scoperta dei parigini è stata Neuilly-sur-Seine, gaudente cittadina a poche centinaia di metri dall’Arco di Trionfo, dove, neanche a dirlo, Sarkozy fu sindaco per diversi anni.

Per gli itinerari classici turistici, il luogo sarebbe trascurabile, a meno che non si abbia voglia di rilassarsi dalle code davanti ai musei con delle lunghe cavalcate, jogging lungo strade discrete e alberate e gite in barche.

Rispetto ai monumenti della capitale, Neuilly quasi scompare: è un quartiere ricco e ben curato, certo, ma allo stesso tempo è un quartiere nuovo, inglobato nella città, interessante per le architetture moderne delle banche e dei nuovi uffici, che però non la fanno assomigliare a quella che è la “Defense”, ma piuttosto ad una sorta di oasi verde, leggermente al di fuori del caos parigino. E per questo, decisamente esclusiva.

Un turista che visiti Parigi in questi giorni non potrà che restare stupito da quell’accenno di esterofilia che impera ultimamente nella capitale francese. Accenno, ovviamente, ma comunque un notevole passo avanti per chi è famoso nel mondo per il proprio nazionalismo esasperante, per quella grandeur troppe volte citata, a cui oggi si cerca di guardare con disinvoltura.

E’ una Parigi diversa quella di Sarkozy, forse si potrebbe dire dire la “Parigi di Sarkozy”. Un presidente che è riuscito ad imporre il suo stile, tradizionale ed elegante alla stesso tempo.

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