l'Occidentale Molise

Il Molise dice no al nucleare, ma ci sono dubbi sulla costituzionalità della legge

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Il Consiglio Regionale del Molise ha approvato, ieri, la legge che esclude ogni possibilità di insediare impianti per la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, nonché depositi di materiali e rifiuti radioattivi sull’intero territorio molisano. La nuova legge è scaturita da un testo unificato varato, nei giorni scorsi, all’unanimità, dalla terza Commissione Consiliare che ha integrato tre proposte avanzate, rispettivamente, dai consiglieri regionali Filoteo Di Sandro, in quota Pdl, Massimo Romano, ex dipietrista, attualmente collocato in un’associazione politica locale denominata Costruire Democrazia, e da un deliberato del Consiglio Provinciale di Campobasso, sottoposto all’approvazione dell’Ente Regione. Si è trattato, dunque, di una proposta bipartisan approvata da tutti i componenti dell’Assemblea Regionale, con la sola eccezione di Raffaele Mauro, del Pdl, che ha votato contro.

La legge è composta da un solo articolo nel quale viene specificato che la Regione, nell’esercizio delle proprie competenze, promuove lo sviluppo sostenibile del sistema energetico, favorendo l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili salvaguardando, comunque, il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici. Nell’ultimo comma dell’articolo viene, invece, codificato il secco no al nucleare: “tenuto conto degli elevati rischi connessi alla sismicità e al dissesto idrogeologico del territorio – è scritto testualmente – è preclusa nella Regione, in assenza di intesa con lo Stato, l’installazione di centrali nucleari e siti di stoccaggio per materiali e rifiuti radioattivi”.

Nel corso del dibattito in Aula sono intervenuti i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari per sottolineare la bontà della legge, ma, da più parti, è stato anche segnalato il rischio concreto di una bocciatura da parte del Governo nazionale per incostituzionalità poiché, è stato detto, la competenza energetica è nelle mani dello Stato. “Comunque la legge deve essere approvata – hanno sottolineato i Consiglieri Regionali – per tentare di impedire l’insediamento di una delle centrali nucleari nel Molise”. In effetti, sulla costa molisana, nelle vicinanze della città di Termoli, è prevista la possibilità di collocare la centrale, anche se il Governo ha sospeso per un anno ogni decisione in merito.

L’impressione che si ha è che la legge contro il nucleare, approvata con procedura d’urgenza, sia funzionale solo alla imminente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Campobasso. Tra l’altro, nelle scorse settimane, la Consulta aveva stabilito che le Regioni devono poter esprimere il loro parere circa l’installazione di centrali nucleari, ma ciò non è vincolante per le decisioni finali che spettano al Governo. Insomma, il Consiglio Regionale del Molise ha prodotto il classico buco nell’acqua del Mar Adriatico termolese se, come previsto dagli stessi legislatori, la legge verrà bocciata dalla Suprema Corte.

Non a caso il Presidente Michele Iorio, nel concludere il dibattito in Aula, ha espresso un giudizio equilibrato ed articolato: “l’argomento riguarda il futuro e non basta una legge per risolverlo – ha detto- la questione va affrontata con senso di responsabilità, senza isterismi e senza preconcetti. Il nucleare è disseminato in tutto il mondo e andrebbe affrontato, almeno, a livello europeo perché in Italia siamo circondati dal nucleare e anche perché – ha specificato Iorio – la bolletta energetica presenta costi elevatissimi tali da non rendere competitivi i nostri prodotti. Comunque – ha concluso il presidente – nel Molise non esistono le condizioni per localizzare una centrale perché sarebbe del tutto invasiva nel nostro piccolo territorio regionale e, perciò, voto a favore della legge”. In definitiva, la legge contro il nucleare ora c’è, ma il rischio non è stato affatto eliminato.

 

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