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Il mondo a parte dei fratelli minori dei “bamboccioni”

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Dalle cuffiette del walkman a quelle dell’Ipod nano non è passato poi così tanto tempo. Dall’esibizionismo di “Non è la Rai” ai video di You Tube c’è solo lo stacchetto di qualche velina. Dai “bamboccioni” di Padoa Schioppa ai loro fratelli minori passa appena qualche anno.

Eppure sembra un mondo a parte, difficile da decifrare, nonostante studi, statistiche, talk show con fior di psicologi e bibliografia più o meno specializzata. Il quadro che emerge è una coperta sempre troppo corta che lascia qualche dettaglio fuori analisi, insomma la generalizzazione è facile, così come è facile cadere nella retorica di un “Ai miei tempi”.

Partiamo dai sentimenti. Il rapporto 2007 Eurispes-Telefono Azzurro parla di una generazione che ha una visione disincantata sull’amore. Predilige il sesso occasionale, ma in quasi tutte le scuole superiori ci sono progetti di educazione alla salute che inevitabilmente trattano ancora oggi, nel 2007, il tema dell’Aids. Nei cartelloni colorati le ricerche dei ragazzi ricordano i rischi e le modalità del contagio dell’HIV. Segno che non è un’informazione in possesso di tutti quei ragazzi che sono invece sessualmente attivi. Le statistiche parlano chiaramente di una precocità nei bambini dagli zero ai dodici anni di comportamenti autoesplorativi.

Tuttavia la sessualità è un argomento che non viene trattato in casa, dove spesso i figli hanno come unica compagnia il cellulare per scambiare sms con gli amici e Internet. Siamo di fronte ad una generazione abituata dalla Tv a vedere di tutto (vedere, ma non conoscere), ha un rapporto con il proprio corpo tale per cui l’esibizione è una faccenda normale: è la generazione della vita bassissima con il filo del tanga in bella vista, è la generazione descritta nel bel libro di Marida Lombardo Pijola “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa - Storie di bulli, lolite e altri bimbi” in cui si conduce un’indagine mai tentata prima sul mondo delle discoteche pomeridiane, frequentate da adolescenti tra gli undici e i tredici anni.

E’ la generazione che gode di una libertà quasi illimitata negli orari e nelle possibilità di divertimento. Così ricettiva ad una comunicazione ricca di stimoli, e’ facile che cada preda dell’adescamento on line o comunque del ricatto virtuale dei video girati dai bulli, spesso ragazzi non disagiati, ma di buona famiglia. E nel video non c’è mai niente di grave, perché tanto la vittima, sia un disabile preso a calci o una ragazzina che deve subire le angherie del branco, si vede, ma non si conosce. Nei banchi come nella vita risulta loro labile la differenza tra la realtà e la finzione, come se ciò che si fruisce tramite uno schermo fosse sempre finto. Sesso facile, divertimento, sballo, droghe (ormai il prezzo della cocaina è calato moltissimo), a questo punto scatta la domanda: e i genitori? Dal rapporto emerge il più classico dei quadri: sono separati e non riescono a seguire i figli, anzi ne sono succubi, un po’ per ragioni di tempo, un po’ per il senso di colpa che li porta ad un eccessivo permissivismo, delegando al cellulare il compito di controllare il ragazzo. Il telefonino, del resto, si regala già in prima o seconda elementare e si porta regolarmente in classe (nonostante i divieti nessuno è finora riuscito a farlo tenere spento e chiuso nello zaino).

Questi figli-padroni sfogano il loro disagio e la loro solitudine con un sempre più diffuso rapporto sbagliato con il cibo: aumentano i disturbi alimentari, obesità, anoressia, bulimia, segno di un disordine che è prima nelle loro vite che nell’organismo. E molto spesso la madre, prima di rivolgersi ad un medico, penserà che si tratti di una intolleranza alimentare e proverà a rimediare con l’amica erborista o con i fiori di Bach.

Ma cosa si aspettano questi ragazzi dagli adulti? Una parziale risposta ce la possono fornire le recenti elezioni studentesche conclusesi poche settimane fa in tutte le scuole italiane e i primi scioperi che hanno colorato le piazze. Cortei di destra e di sinistra, ma a sentirli parlare potevano benissimo esserci gli stessi partecipanti, perché le cose che chiedevano erano le stesse. Una prima considerazione che si può trarre è che si è persa una precisa connotazione politica, forse congelata negli slogan e nella grafica dei manifesti. E’ stato già osservato che il vento dell’antipolitica soffia anche sui più giovani, è vero che i risultati denotano una vittoria delle liste di destra a Roma, ad esempio nella consulta degli studenti sono presenti Blocco studentesco (Fiamma Tricolore), Lotta studentesca (Forza nuova), Azione giovani (An), ma ci sono state anche molte liste antipolitiche e addirittura goliardiche. Inoltre, più che programmi sono stati presentati elenchi di richieste e soluzioni ai problemi concreti di molte scuole (soprattutto sulle strutture e sul caro-libri). L’unico fronte bipartisan è stato il no alla riforma di Fioroni sul recupero dei debiti. Purtroppo, ancora una volta, si sono registrati atti di intimidazione e vandalismo in diversi licei della Capitale e a tal proposito era stata anche diffusa una lettera appello a Fioroni nel corso di un'iniziativa organizzata a Roma, presso la Casa della memoria e della storia, dall'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani e da alcune associazioni studentesche, per dire basta al serpeggiare di idee neofasciste durante la propaganda elettorale.

Difficile dimostrare una qualche tendenza in atto con possibili ripercussioni sulla politica “dei grandi”. Difficile dire se stiamo parlando di un nuovo bacino di voti su cui riversare il marketing dei discorsi di maggioranza ed opposizione. Difficile stabilire il grado di convinzione di queste idee in una fase così delicata e volubile come quella adolescenziale. La percentuale di chi si informa attraverso la lettura dei giornali è bassa, il telegiornale a cena si sente, ma non si ascolta e in generale anche dietro ai discorsi di chi si mostra più coinvolto, spesso è assente un pensiero strutturato, un’opinione che abbia fatto i conti con il confronto. Tranne le dovute eccezioni si tratta solitamente di idee di un gruppo, si cerca l’appartenenza e si discute con il sentito dire.

Arginare il livello di intolleranza ed ignoranza di questi ragazzi appare difficile, abituati come sono ad anni ed anni di sei rosso o debiti formali, facili da recuperare. Il decreto di Fioroni sembra aver dato respiro solo al corpo docente, che spera in una scuola più seria e dignitosa. Selettiva? No, meritocratica, dove chi si impegna nello studio non sia più considerato il fesso di turno, perché “tanto poi si passa tutti”. Giro di vite anche sul comportamento a scuola, con punizioni sociali che mirano a rieducare il bullo. La linea del Ministro sembra diretta e chiara. Eppure di meriti parlavano anche gli studenti: la richiesta di non essere considerati un numero questo significa. Ma non si capisce come questo si possa ottenere, se non riprendendo in mano il discorso valutazione, che deve essere più rigorosa e seria. La scuola deve essere prima di tutto un veicolo di promozione sociale dell’individuo. A questo proposito il Ministro ha diffuso anche delle linee guida di competenze chiave di cittadinanza: si tratta essenzialmente di educazione al rispetto degli altri e dell’ambiente in cui si vive, insomma le più elementari regole di convivenza civile. Spiace constatare che ci sia stato bisogno di ribadirle. Ma almeno per fortuna siamo lontani da Colombine e dalla civilissima Finlandia.

Un quadro desolante? Per carità ci sono anche migliaia e migliaia di ragazzi impegnati a scuola e nel volontariato, ci sono migliaia di ragazzi che leggono, si informano, si confrontano, si rendono attivi nella vita politica e sociale, hanno valori ed ideali forti, sfidano allo stesso modo mafie e bulli con la cultura della tolleranza e della civiltà, si indignano per le ingiustizie, non reagiscono passivamente alla violenza, né si rassegnano ad essa. Forse, se si iniziasse ad inondare You Tube di video con azioni del genere, questa generazione silenziosa farebbe una nuova rivoluzione. Anche la civiltà può essere contagiosa.

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