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“Il mondo arabo non sa cosa sono i diritti umani”

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“Sono veramente indignato con tutto il mondo arabo per come ha trattato la nostra vicenda. Nessun capo di stato ha fatto sentire la sua voce in mia difesa, per questo adesso me ne andrò a vivere in Bulgaria”. Ashraf al Hazouz è il medico palestinese che insieme alle sei infermiere bulgare era stato condannato a morte dal regime di Gheddafi con la poco probabile accusa di avere deliberatamente inoculato l’aids su 481 bambini libici.

In realtà questa vicenda è servita al regime libico per nascondere ai propri cittadini una realtà ormai incontrovertibile: da anni è in corso in Libia un’epidemia di HIV che il governo non sa più come fronteggiare. E dare la colpa agli stranieri è un cavallo di battaglia delle tirannie, come sottolinea nell’edizione odierna l’International Herald Tribune, uno dei quotidiani che negli ultimi anni ha dato più spazio a questa incredibile vicenda. Ma, come sottolinea l’articolista Elisabeth Rosenthal, la diplomazia non può liberare la nazione dal suo male.

Dopo la liberazione dei sette capri espiatori di Gheddafi, grazie alla decisiva mediazione del presidente francese Nicolas Sarkozy e della sua consorte Cecilia, il medico palestinese Hazouz ha tenuto una conferenza stampa abbastanza ignorata dai media italiani, ma pienamente riportata da quelli stranieri, come appunto l’International Herald Tribune. E  Hazouz, anziché prendersela solo ed esclusivamente con la Libia che ha utilizzato questa storia per coprire le proprie magagne interne, in particolare relative a un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti, si è scagliato a testa bassa contro i paesi arabi rei di avere chiuso un occhio sull’intera vicenda. E questo perché le infermiere accusate erano cristiane e a loro non importava niente, mentre io sono il cittadino di un paese che non ha né stato né governo”.

Hazouz ha anche raccontato nella conferenza stampa le ultime fasi delle trattative per il suo rilascio insieme a quello delle sei infermiere bulgare: “Martedì mattina presto ho incontrato il direttore della prigione e lui mi ha detto che ero libero di andarmene in Bulgaria. Gli ho risposto certo che ci vado, non voglio essere in nessun altro posto del mondo arabo”. Questa vicenda, ha detto Hazouz, “mi ha insegnato cosa significhino i diritti umani nel mondo arabo, poiché io sono un rifugiato palestinese non ho avuto alcun governo che si prendesse cura della mia sorte”. Hazouz ha poi spiegato di essere stato messo da solo in una cella di due metri per due sin dal 2004, quando fu proferita la sentenza di morte, e ha poi raccontato i metodi di interrogatorio, ma sarebbe meglio dire di tortura, usati dai libici per farlo confessare di avere agito per conto del Mossad.

“Almeno a una cosa questa mia detenzione sarà servita ­ ha detto Hazouz ai cronisti che hanno seguito la conferenza stampa ­ e cioè a fare conoscere a tutto il mondo in che conto sono tenuti i diritti umani da parte dei paesi arabi come la Libia e da parte di tutti gli altri che hanno assistito a questa vicenda senza mai dire una parola”.

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