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Il mondo arabo riconosce i diritti umani ma non li tutela

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Oggi, 15 marzo, entra in vigore la Carta Araba dei Diritti dell’Uomo. Con l’aggiunta degli Emirati Arabi Uniti, dopo quella di Giordania, Bahrein, Algeria, Siria, Olp e Libia, le ratifiche sono divenute sette, il numero minimo necessario per far entrare in vigore la Carta.

Per la prima volta, dunque, una parte del mondo arabo riconosce - almeno formalmente - l’esistenza di un nucleo di diritti fondamentali. Ma a un’attenta lettura del documento non si può essere entusiasti. Anche l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu, Louise Arbour, sembra voler fare marcia indietro. Dopo una prima dichiarazione in cui dava il benvenuto alla settima ratifica, non ha potuto fare a meno di rilevare l’incompatibilità di alcune delle previsioni contenute nella Carta con le norme di diritto internazionale e con i principali strumenti istituiti per la tutela dei diritti dell’uomo.

Nel Preambolo e all’articolo 2, il sionismo viene senza mezzi termini considerato una forma di razzismo, e ciò denota, oltre a una palese tendenza antisemita, l’incompatibilità della Carta con qualsiasi forma di cultura giuridica. Come se non bastasse, la Carta sancisce l’ammissibilità della pena di morte per i minori di 18 anni, mentre agli articoli 24 e 34, i diritti civili e politici fondamentali (elettorato attivo e passivo, diritto di associazione e diritto al lavoro) vengono riconosciuti ai soli cittadini, discriminando apertamente coloro che non lo sono. Per non parlare poi della condizione riservata alle donne: nessun riferimento viene fatto alla possibilità di rimuovere le disuguaglianze e soprattutto alla posizione della donna rispetto all’uomo nel vincolo del matrimonio; sarà la legge vigente nel singolo ordinamento a regolare le rispettive posizioni.

Ma il punto più problematico della Carta è la totale mancanza di meccanismi di enforcement. Infatti, contrariamente alla Convenzione Europea e Interamericana dei Diritti dell’Uomo, non vi è traccia di una Corte Araba quale organo incaricato di rilevare le violazioni e comminare eventuali sanzioni. Il Comitato Arabo previsto dalla Carta - della cui indipendenza sarà lecito nutrire più di qualche dubbio - non può essere considerato uno strumento effettivo di tutela dei diritti umani, perché nel suo funzionamento non contempla la possibilità che gli Stati membri o i singoli individui possano avanzare petizioni nei suoi confronti. In sostanza, siamo di fronte a un elenco di diritti (o presunti tali) da tutelare, senza però l’istituzione di un giudice che sia competente a giudicare le violazioni e a punire chi le compie.

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2 COMMENTS

  1. arabi
    una volta un marocchino ubriaco mi disse :noi arabi siamo tutti d’accordo per non fare il d’accordo . azz

  2. lo spero avrebbe la malattia mentale
    lo spero e lo credo fermamente la tutela e’ per l’interdetto di mente cioe’ handicappato nella mente.

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