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Il mondo controcorrente di Irène Némirovsky

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E' stata una donna in fuga ossessionata dai suoi persecutori. Ha cercato di farla franca senza rinnegare le sue origini. Per molti anni la sua arte è stata sepolta da un silenzio assordante e da un oblio pesante ed impenetrabile. Eppure, alla fine, le è stata offerta una nuova possibilità e i libri che ha scritto hanno ricominciato a vivere. Irène Némirovsky, scrittrice ebrea nata a Kiev nel 1903, attraversa una nuova giovinezza: la sua opera è stata riscoperta acquisendo un vasto successo internazionale. I suoi personaggi, gli ambienti che ha evocato ed il mondo che ha rappresentato hanno ricominciato a palpitare. Le sue creazioni letterarie si sono imposte all'attenzione della critica diventando argomento di dibattito e di confronto. In Italia la casa editrice Adelphi, con la pubblicazione del romanzo "Suite Francese" nel 2005, è stata in grado di  liberarla dal limbo in cui era precipitata dopo la morte. Una morte tragica arrivata nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1942 dopo pochi mesi di prigionia.

Originaria della città russa di Nemirov, e cresciuta nell'universo ovattato dell'alta borghesia ebraica di stampo chassidico, la Némirovsky ha messo in scena il mondo in cui si è formata. Ha descritto la realtà della società ebraica in tutte le sue sfaccettature: in alcuni casi coesa e solidale e, in altri, triste ed abietta. Ha disegnato l'atmosfera calma, ma venata da un'inquietudine latente, che si respirava nei ghetti delle città della vecchia Europa. Nel romanzo "I cani e i lupi', edito nel 2007, ha proposto, come lei stessa ha dichiarato, "una storia di ebrei" affermando a chiare lettere la sua volontà di svelare l'identità del popolo al quale apparteneva "con i suoi pregi e i suoi difetti". Era convinta che in letteratura non ci fossero argomenti tabù. Con passione ha difeso le sue idee e la libertà di raccontare le debolezze dell'animo umano in ogni sua forma. La sua denuncia precisa e puntuale le è costata l'accusa di antisemitismo messa in circolazione dai suoi detrattori che hanno considerato, soprattutto negli ultimi anni, i suoi libri sopravvalutati. Di recente, la direttrice del Museo di arte e storia del giudaismo di Parigi, Laurence Sigal, ha dichiarato al settimanale "L'Express" che la sua produzione è stata recuperata soltanto grazie alle persecuzioni che ha subito. Si è trattato, in fondo, di un atto riparatore. 

Ora è stato aggiunto un altro tassello del suo ricco ed eterogeneo mosaico narrativo. L'Adelphi ha appena mandato in libreria "Il colore del sangue", un romanzo di forte impatto, breve ma intenso, scritto tra il 1937 e il 1938. La Némirovsky fotografa i costumi, le abitudini e le tradizioni della provincia francese: un microcosmo gretto e piccolo nascosto soltanto da una serenità apparente. Nelle sue pagine mette a nudo la campagna con i riti e le regole immutabili che scandiscono il lento fluire del tempo. La quiete, però, viene rotta dalle passioni più forti ed inestirpabili. La gelosia si tramuta in violenza e i sentimenti si traducono nel desiderio di prevalere sugli altri con la forza. La vita della campagna, talvolta piatta e ripetitiva, assume le caratteristiche di una lotta accecata proprio dal 'calore del sangue'. In questa cornice, il matrimonio tra la figlia di due ricchi proprietari terrieri con l'erede di una famiglia molto facoltosa scatena reazioni inattese segnate dalla violenza e perfino dal delitto. La Némirovsky indaga, ancora una volta, gli  scenari più lontani e nebulosi dell'animo umano. Dà corpo alle sensazioni, ai turbamenti ed ai desideri incoercibili che spingono gli uomini ad agire commettendo errori impagabili. Desideri che trovano ospitalità nel ménage tranquillo e vuoto delle zone rurali francesi nel quale fermentano istinti brutali. "Strutturato come un enigma a più livelli - si legge nelle note finali del testo - "Il calore del sangue", descrive con il tono familiare del naturalista, un universo predatore straordinariamente subdolo." 

D'altra parte, la Némirovsky conosce bene la provincia francese. Da giovane, insieme alla sua famiglia, si trasferisce in Francia pur di sfuggire all'odio razziale abbandonando il cuore dello Yiddishland russo. "Questa terra - afferma - ha davvero un che di schivo e selvatico, da florido e diffidente, che ricorda epoche remote". Dal 1919 si rifugia a Parigi dove prende avvio la sua carriera di scrittrice. Nella capitale francese trascorre gli anni più spensierati e frivoli della sua breve esistenza. Nel 1926 sposa Michel Epstein, giovane ingegnere dal quale avrà Dénise ed Elisabeth. E' l'uomo di tutta la sua vita. Segue il suo destino fino alle drammatiche ed estreme conseguenze che trovano il loro apice la mattina del 13 luglio del 1942. Passate da poco le dieci i gendarmi bussano alla porta degli Epstein. Prelevano Iréne senza darle il tempo di salutare le sue bambine. E' l'inizio del suo calvario. Trascorrono pochi mesi. Il 9 ottobre dello stesso anno, anche il marito è costretto a seguire le autorità sino alla prefettura di Autun. La Némirovsky è già morta. I suoi manoscritti, in parte incompiuti e frammentari, conservati dal marito in una valigia, rischiano di perdersi e di non essere tramandati. Le figlie, tuttavia, conservano gelosamente il prezioso lascito che il padre ha consegnato loro prima di essere inghiottito nei campi di concentramento. E' così che è stato salvato dalla dimenticanza il romanzo "Suite francese" insieme agli altri libri che la Némirovsky ha composto tra i quali spiccano "Come le mosche d'autunno" e "Jezabel".

Vasto affresco popolare "Suite francese" doveva presentarsi come "una sinfonia in cinque movimenti" della quale la Némirovsky ha scritto soltanto i primi due capitoli, "Temporale di giugno" e "Dolce", nel periodo che ha preceduto il suo arresto. Una sinfonia ricca e varia (riunita in un unico testo per la pubblicazione postuma) con cui raccontare la Francia durante il periodo dell'occupazione nazista. Il nodo centrale della trama è costituito dalla fuga in massa, disordinata e movimentata, dei parigini dalla loro città. Una fuga caratterizzata da una folla di personaggi alla ricerca di una sopravvivenza possibile. "La cosa più importante, qui, e la più interessante -  scrive la Némirovsky due giorni prima di essere arrestata - è che gli eventi storici, rivoluzionari sono appena sfiorati mentre viene investigata la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che questa mette in scena". 

Nel corso della sua breve attività la Némirovsky ha definito il suo mondo con schiettezza e lucidità. Non ha temuto di andare controcorrente, forte delle sue convinzioni e della sua appartenenza. Un'identità culturale che non ha rinnegato benché abbia avuto il coraggio di stigmatizzare con forza attirandosi, almeno in parte, il disinteresse dei suoi simili. Un disinteresse che, forse, si è manifestato come la reazione più facile ed immediata alla libertà e all'onestà intellettuale di cui si è avvalsa Irène Némirovsky.

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