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Islam e immigrazione/ 1

“Il multiculturalismo è finito ma Wilders e Akesson non sono l’alternativa”

Esperto di culture orientali, in particolare quella giapponese, lo scrittore e giornalista di origini olandesi Ian Buruma si è interessato all’islam in seguito ai numerosi episodi di violenza esplosi dopo l’11 Settembre. In maniera critica ha studiato le dinamiche di incontro, ma soprattutto quelle di scontro, che caratterizzano, ora più che mai, il complesso rapporto tra l’Oriente, in particolare quello islamico, e i paesi occidentali. La presenza in Europa, così come in America, di minoranze musulmane sempre più numerose, insieme all’accrescersi della paura legata alla minaccia del terrorismo internazionale targato al-Qaeda, ha dato vita ad una serie di tensioni che hanno per protagonista il mondo musulmano.

Le proteste contro la costruzione della Moschea nei pressi di Ground Zero, le discussioni sulla legittimità del velo e la costituzione di partiti che fanno dell’anti-islamismo uno dei pilastri del loro programma sono solo alcune delle tensioni che ci inducono ad interrogarci sulle sfide che pone la presenza dell’islam in Europa, sulle possibilità di integrazione e sull’origine del sentimento antioccidentale che ispira le frange di estremisti. Di tutto questo abbiamo parlato con Buruma, a margine del Festival del Giornalismo organizzato dal settimanale "Internazionale" che si è svolto nelle scorse settimane a Ferrara.

In Occidentalismo, scritto a quattro mani con Avishai Margalit, avete ripercorso la storia di un atteggiamento mentale che vede nell’Occidente il nemico da combattere, l’origine di tutti i mali della società contemporanea. A distanza di sei anni dalla pubblicazione del testo, pensa che la vostra analisi sia ancora attuale?

Penso di sì. Credo che il libro sia stato spesso interpretato in maniera sbagliata: la gente ha creduto che il nostro scopo fosse semplicemente quello di criticare la cultura occidentale, la sua politica estera  o il governo americano… non era certo questo il nostro obiettivo. Con il termine "Occidentalismo" abbiamo descritto un’idea dell’Occidente, una fantasia che vede l’Occidente in maniera stereotipata, un’idea malsana e antica che è necessario distruggere. Bisogna sradicarla perché credo che le persone che compiono atti di violenza secondo questa percezione del mondo stiano continuando a farlo. Per far sì che questa situazione cambi bisogna dare una svolta positiva, attraverso il dialogo, alle relazioni tra i musulmani che vivono in Occidente e la cittadinanza di questi paesi.

Da cosa crede sia minacciata la convivenza con i musulmani nei paesi occidentali?

Ritengo che la convivenza pacifica sia minacciata su due fronti: da un lato vi è l’atteggiamento mentale di tipo occidentalista da parte di alcuni musulmani estremisti, dall’altro vi sono dei leader politici xenofobi come Geert Wilders o Jimmi Akesson. Le due dinamiche sono strettamente connesse perché se vengono commessi degli atti violenti da estremisti in nome dell’islam, i leader politici come Wilders o Akesson acquistano una maggiore popolarità. Non penso che la maggior parte dei musulmani che risiedono in Europa, i cittadini di fede islamica in Europa, siano occidentalisti. Al contrario, credo che la maggioranza di loro voglia vivere in maniera pacifica come cittadini europei. Credo che, invece, siano le posizioni politiche come quelle di Wilders a rappresentare una minaccia molto più grave per una reale e completa integrazione.

In questi giorni si sono tenute le elezioni in Svezia. Il primo ministro uscente è stato riconfermato, ma il governo per avere la maggioranza deve contare sui venti seggi parlamentari ottenuti dal partito anti-islamico di Akesson. Cosa ne pensa?

Non conosco molto bene la situazione in Svezia ma penso che si ripeterà quello che sta già accadendo in Olanda: i governi sceglieranno di seguire il modello danese. I governi conservatori, infatti, per ottenere la maggioranza dei seggi e rimanere al potere, cercano di ottenere l’appoggio dei partiti populisti senza i quali per loro non sarebbe possibile governare. Si tratta, però, di un modello molto negativo perché permette a personaggi come Akesson e Wilders di ottenere potere e influenza senza assumersi alcuna responsabilità. Credo che questo stato di cose si riproporrà anche in Svezia e penso che sia una pessima soluzione.

Qual è la sua opinione sul modello di integrazione multiculturale di stampo svedese?

Credo che il multiculturalismo come ideologia sia tutto sommato morto. Con il termine ideologia intendo l’idea che le persone debbano essere incoraggiate a restare fedeli alla propria cultura, alla propria lingua, senza realmente integrarsi o assimilarsi. Credo che quest’idea abbia fatto il suo tempo. Come spiego nel mio libro Assassinio ad Amsterdam. I limiti della tolleranza e il caso Theo Van Gogh, credo fermamente che la quasi totalità delle persone consideri necessaria l’integrazione delle minoranze. La questione è: devono essere anche assimilate? Devono diventare esattamente come tutti gli altri? Qui sta il vero dibattito.

Qual è il suo parere in proposito?

Credo sia illiberale costringere le persone ad abbandonare la propria cultura, le proprie abitudini, la propria lingua contro la loro volontà. A mio avviso tutti devono avere diritto ad un’educazione adeguata, devono studiare e conoscere la lingua nazionale, avere la possibilità di fare carriera e di ottenere successo dal punto di vista economico. In privato, però, alle persone dovrebbe essere concesso di comportarsi nel modo in cui meglio credono a condizione che non violino la legge. Non credo sia possibile giustificare in nome della cultura o della religione coloro che violano la legge, compiendo, ad esempio, un omicidio d’onore, come l’assassinio di una donna fidanzata con un uomo che la famiglia non approva. Se questo accadesse sarebbe molto negativo. Ma sono convinto che finché le persone rispettano la legge dovrebbero avere la possibilità di pensare e comportarsi come ritengono più opportuno.

L’anti-islamismo in questo momento sembra particolarmente diffuso: dalla “letteratura eurabica” alle proteste contro la costruzione della Moschea a Ground Zero. Quali potrebbero essere le conseguenze di questa percezione?

Credo che questo tipo di campagna possa avere delle conseguenze molto negative non solo perché vittimizza una minoranza, il che è negativo in qualsiasi caso e porta alla ghettizzazione, ma anche perché il movimento rivoluzionario interno all’islam, che ha in al Qaeda la sua principale incarnazione, è pericoloso: si tratta di individui violenti e l’unico modo che abbiamo per proteggerci è la cooperazione e la buona volontà della maggior parte dei musulmani europei che rispettano la legge. Se si additano i musulmani come nemici potenziali, se si dichiara di essere in guerra con l’islam, allora si creerà una simpatia, un’attrazione maggiore tra la minoranza musulmana e gli elementi violenti che bisogna scongiurare. È importante dare dei segnali in senso contrario attraverso la promozione dell’integrazione. Le campagne anti-islam fanno parte di un atteggiamento negativo da tanti punti di vista.

Il sentimento anti-islamico è genuinamente popolare o viene alimentato dalle classi politiche?

Credo sia creato dai politici che stanno sfruttando le paure che nutre la gente e che non riguardano solamente gli immigrati musulmani. Viviamo un periodo di incertezze: si ha paura di restare indietro dal punto di vista economico, non ci si sente più a casa nel proprio paese. Gli stessi musulmani vengono strumentalizzati come simboli di questa paura, nello stesso modo in cui furono strumentalizzati gli ebrei negli anni Trenta.

Un paragone molto forte

In quegli anni la presenza ebraica in Germania era numerosa e gli ebrei diventarono un problema per molti tedeschi sebbene la maggior parte di essi non avesse avuto alcun problema con loro. Gli ebrei erano diventati semplicemente il simbolo per fuggire dalla realtà, un modo per scaricare le proprie ansie e frustrazioni in un momento in cui la Germania si trovava in una situazione economica terribile: la maggior parte delle persone doveva lottare per la sopravvivenza e la disoccupazione era dilagante. In momenti di crisi è utile avere un simbolo contro il quale puoi canalizzare le tue rabbie e le tue paure e credo sia lo stesso processo che oggi è in atto con i musulmani in Europa, essi vengono strumentalizzati allo stesso modo.

In conclusione?

L’unica strada percorribile per una convivenza pacifica non è quindi quella dello scontro o del pugno duro, bensì quella dell’integrazione attraverso un modello che, nel rispetto delle differenze culturali, renda gli immigrati appartenenti alle minoranze etniche o religiose dei cittadini a pieno titolo.
 

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10 COMMENTS

  1. ???
    E’ un bel po’ che Iam Buruma si è vuotato il cervello (o riempito le tasche), non capisco perché continuate a pubblicare scemenze come questa.

  2. addenda
    Una frase: “Le due dinamiche sono strettamente connesse perché se vengono commessi degli atti violenti da estremisti in nome dell’islam, i leader politici come Wilders o Akesson acquistano una maggiore popolarità”.

    Come sire: “Se Hitler fa bombardare Londra, Wiston Churchill acquista una maggiore popolarità”.

  3. intervista Ian Buruma
    Certo che ci vuole un bel coraggio a paragonare gli ebrei tedeschi negli anni trenta con i musulmani di oggi.

  4. Buruma poco credibile…
    Il proplema principale degli immigrati musulmani è che tendenzialmente non concepiscono la separazione stato/religione, perchè provengono nella maggior parte dei casi da paesi non secolarizzati dove questa distinzione non esiste; un analista serio ed imparziale (quale Buruma non è) non può affrontare questa tematica tralasciando tale problematica.
    Per il resto paragonare la situazione odierna dei musulmani in Europa a quella degli ebrei nella Germania nazista degli anni 30(paragone di moda fra i musulmani e certa sinistra) denota più che altro ignoranza sulle discriminazioni che gli ebrei hanno dovuto subire non solo in Germania, non solo negli anni 30, ma anche ben prima.
    Ma si sa, evocare il fantasma nazista è utile per demonizzare chi la pensa diversamente e di fronte alla massiccia ed incessante immigrazione islamica magari si preoccupa dei possibili conflitti che possono scaturire dal cantatto con culture così differenti dalla nostra.

  5. Libertà d’espressione?
    Dimenticavo, qui in Europa diversi politici o giornalisti sono sotto processo per istigazione all’odio razziale solo per aver criticato più o meno pesantemente l’Islam, l’ esempio più famoso riguarda Geert Wilders, processato per aver paragonato il Corano al Mein Kampf, un paragone idiota, ma che in uno stato democratico dove vige la libertà d’espressione deve essere consentito fare, anche se provoca le vibranti reazioni dei fedeli musulmani, eppure nessun paladino della libertà d’espressione ha spezzato una lancia in suo favore.
    Forse chi paragona in maniera assurda l’attuale situazione europea a quella della Germania nazista degli anni 30 dovrebbe ricordarsene…

  6. Due cose:
    il Buruma della

    Due cose:
    il Buruma della foto non e’ esatto. A meno che non sia passato da un chirurgo plastico, la sua foto basta vederla su Wikipedia in inglese, ad esempio. Secondo: non dice cose insensate…. in effetti hanno reagito al post sempre gli stessi, con massimo rispetto delle loro reazioni, non dicono molto se non ill loro disaccordo ….

  7. Didascalia
    Caro Luigi, la fotografia raffigura, come indicato nella didascalia,il leader dei Democratici Svedesi Akesson.

  8. FATWA E ARRINGHE NELLE MOSCHEE
    ARTICOLO VERAMENTE POLITICAMENTE CORRETTO. IL PROBLEMA NON È WILDERS, BENSÌ CHI LA PENSA COME BURUMA, CHE FA FINTA DI NON VEDERE COME TUTTI I MUSULMANI SEGUONO LE STESSE DIRETTIVE PREDICATE NELLE MOSCHEE, INTOLLERANTI ED INTRASIGENTI. SONO TRANQUILLI, CERTO, FINCHÈ NON SARANNO IN MAGGIORANZA. RICORDIAMOCI COSA DICE IL CORANO SUGLI INFEDELI: E LORO LO SEGUONO FANATICAMENTE.

  9. La verità.
    Ricorda, caro Buruna, che non siamo noi ad essere antiislamici, sono i mussulmani a volersi imporre ovunque siano maggioranza: stanno cercando di farlo anche in Europa con il loro tasso di natalità che ci porterà dritto all’Eurabia. Abbiamo il diritto o no alla difesa? Se tu pensi che non esiste pericolo, beh, allora sei in malafede, e l’Occidentale non dovrebbe ospitarti. Un saluto.
    Gianni

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