Il New Labour dieci anni dopo

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Nel 1997 il Labour Party vinse le elezioni nel Regno Unito per la prima volta dopo 18 anni. Nei lunghi anni di opposizione i laburisti si erano abituati a detestare il Thatcherismo. Ma quando uno di loro arrivò a Downing Street No. 10, sembrò offrire nient’altro che un Thatcherismo light. Tony Blair certamente non piaceva alla sinistra tradizionale e alcuni percepivano la sua strategia nei confronti del ceto medio come un tradimento della classe operaia.

Adesso, a distanza di dieci anni, dopo l’intervento in Iraq e la stretta alleanza con George W. Bush, molti vedono Blair come un esponente di centro destra. Ma c’è da chiedersi se il suo successore, Gordon Brown, continuerà la trasformazione del Labour Party iniziata dall'attuale premier. Brown ha sempre cercato di mantenere una retorica più affine all’Old Labour e all’ambiente sindacale. Ma quando, tra pochi mesi, diventerà primo ministro, c’è da aspettarsi una svolta ideologica dentro il governo britannico? Sembra abbastanza improbabile.

Per quanto riguarda gli affari esteri, Brown è sempre rimasto leale alla politica di Blair anche quando egli subiva degli attachi durissimi dall’ala sinistra del partito. Come persona, Brown è filo-americano, fa le sue vacanze a Cape Cod e ha ottimi contatti a Washington. Per quanto riguarda la politica economica, dobbiamo tenere in conto che già negli ultimi dieci anni Brown ha realizzato i suoi scopi come Cancelliere del tesoro. La sua gestione dell’economia viene generalmente rispettata ma è anche stata contrassegnata da un bel po’ di fortuna.

Quando Brown entrò a Downing Street No.11 (residenza del Cancelliere del tesoro) le difficili riforme del mercato del lavoro erano già state realizzate. Nel 1997 ereditò un’economia in piena crescita. Dopo la crisi dei primi anni novanta, il tasso di disoccupazione era già stato ridotto dal 10 al 7 per cento (oggi si attesta al 5,5%). Per i primi anni di governo Brown adottò la politica fiscale del precedente governo conservatore e nel 2000 risucì a condurre i conti pubblici a un surplus.

Fu la fine dell’austerità. Negli anni successivi la Gran Bretagna sperimentò uno stimolo fiscale straordinario che piacque agli elettori ma che produsse un deficit strutturale più elevato di quello (molto criticato) del governo di George W. Bush. E’ proprio nella politica fiscale che a partire dal 2000 l’Old Labour

Al tempo stesso Brown riuscì ad alzare il livello di tassazione dal 39,3 % nel 1997 al 42,4 % nel 2006, senza aumentare la tassa sul reddito o l’IVA. Il suo metodo è molto astuto: aumentare le tasse di cui pochi si accorgono e, soprattutto, far sì che le soglie a partire da cui si paga la tassa sul reddito più elevata rimangano basse, anche quando gli stipendi crescono più velocemente.

Non si può dubitare che questo continuo stimolo da parte dello stato abbia contribuito ad una crescita economica nettamente superiore a quella della zona euro negli ultimi cinque anni, però anche Brown sa che il paese non sarà capace di sostenere per sempre un’espansione fiscale così pronunciata. Dal 2008, si prevede un altro periodo di austerità, con una crescita delle spese pubbliche inferiore a quella economica. Dunque, sarà proprio come primo ministro che dovrà difendere una politica di risparmio, dopo aver abituato la popolazione a una politica ultra-generosa. Dopo tanta fortuna al Tesoro, la sfida come capo del Governo sarà ben più difficile.

Non si può dire che il progetto New Labour sia stato un Thatcherismo sotto mentite spoglie, ma nemmeno che abbia rivitalizzato la sinistra tradizionale. Invece, ha cercato di sottoporre le scelte politiche alla volontà dell’elettorato in modo tenace e strumentale.

Il sistema New Labour ha vinto tre elezioni consecutive, ma la gente si chiede quale sarà l’impulso che un nuovo primo ministro come Gordon Brown può dare al paese. Antony Giddens, ex-direttore della London School of Economics e ideologo del progetto New Labour, ha scritto in un saggio per il Guardian che la nuova sfida per il governo sarà la trasformazione del sistema fiscale alla tassazione ecologica. Però, è proprio questo il tema su cui ha già puntato il leader dell’opposizione, David Cameron.

Anche se il nuovo conservatismo green di Cameron dà fastidio a molti commentatori per la sua mancanza di concretezza e l’ovvio scopo propagandistico, si deve anche ricordare che con slogan simpatici quanto vaghi aveva avuto inizio la storia di successo del New Labour.

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