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La "democrazia" del web

Il “No B Day” parte ma non si sa dove vuole arrivare

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Il “No B Day” si avvicina. Come tutti gli eventi che si rispettino porta in dote attese, desideri ma, nel caso specifico, anche una buona dose di contraddizioni. Sabato a Roma il popolo del web scende in piazza contro il Presidente del Consiglio e gli chiede di “dimettersi e difendersi, come ogni cittadino” – recita il manifesto -, dalle accuse che gli vengono rivolte nelle inchieste in cui è coinvolto.

Sembra un appuntamento come tanti altri ma porta con sé la carica del web e di chi lo frequenta. L’iniziativa è nata da un gruppo Facebook, che ha lanciato la proposta di un happening che servisse a far sentire la voce di chi è convinto che “Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali” - si legge ancora nel manifesto ufficiale - e vorrebbe cambiare le cose.

A due giorni dal “No B Day” sul gruppo Fb si contano quasi 350mila adesioni con un trend in crescita che a ogni giro di orologio genera un intervento visibile a tutti. La speranza degli organizzatori è quella di raggiungere le 500mila persone entro sabato, in modo da portare in piazza la forza dei numeri, naturalmente in modo pacifico e civile. Piazza e web sono le coordinate della manifestazione perché anche sulla Rete andrà in scena una protesta virtuale attraverso la quale si tenterà di bloccare temporaneamente l’accesso al sito: www.governo.it, portale ufficiale di Palazzo Chigi. L’idea è quella di accedere al sito contemporaneamente e in gran numero alle 14 di sabato, sovraccaricando di fatto i server e rendendoli momentaneamente inutilizzabili senza recare, però, alcun danno permanente o economico, come spiegano gli organizzatori.

Capillare l’organizzazione, suddivisa per gruppi in base alla città di appartenenza. In pratica chiunque si voglia far carico di organizzare un pullman per Roma può farlo, concordandolo con il “comitato” organizzatore, anche per evitare sovrapposizioni con altri volenterosi. Non solo: sul gruppo Fb non mancano consigli pratici – una sorta di vademecum virtuale -  di chi ha già partecipato a iniziative del genere e vuole rendere pubblica la propria esperienza, quasi fosse una gita di famiglia. Il percorso del corteo è ancora da decidere - la Questura, d’accordo con gli organizzatori, comunicherà la scelta a ridosso del 5 – ma si possono già avanzare proposte o ipotesi (a puro titolo consultivo) sul tragitto da coprire. Gli unici punti fermi sono partenza e arrivo, già individuati in Piazza della Repubblica e Piazza San Giovanni .

Manifestazione pacifica è il concetto ribadito sul web coniugato con quello del rifiuto categorico a qualsiasi etichetta politica da appiccicare all’evento. Ma la realtà tradisce l’intento e la favola, apparentemente perfetta, di una manifestazione voluta dal basso, democratica e pacifica, scricchiola ancor prima di tradursi nel corteo che attraverserà le vie della Capitale. La contraddizione più evidente sta nel fatto che “il cappello politico” ce lo ha messo subito e di gran carriera Di Pietro disposto perfino attraverso l’Italia dei Valori a dare una mano all’organizzazione della kermesse. Per non parlare poi dei dubbi che per settimane hanno attraversato il Pd dell’era Bersani sull’adesione o meno alla manifestazione. I malumori interni ai democrat alla fine hanno trovato compensazione nella formula classica con la quale si cerca di togliersi dall’empasse da un lato per non consegnare totalmente la piazza e la scena a Di Pietro, dall’altra per non dare l’impressione di una ricorsa sul terreno dell’alleato. Alla fine Bersani dice che il Pd non aderisce ufficialmente anche se molti esponenti del suo partito saranno comunque in piazza. 

Dentro di Pietro, fuori Beppe Grillo. Può sembrare un paradosso ma è così. Gli organizzatori hanno detto no al “pioniere” della rete che chiedeva un intervento dal palco preferendogli non solo la grancassa del Tonino nazionale ma pure un concerto col quale chiudere la giornata. E ancora: scorrendo il testo del manifesto si legge: “A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi”. Slogan che si commenta da solo e conferma, se mai ce ne fosse bisogno, un dato: l’unica cosa che conta è mandare a casa il Cav. Il “dopo” o l’eventuale proposta alternativa nel codice degli internauti non esiste.

All’appello non potevano mancare gli esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura che da giorni hanno aperto un dibattito su chi va e chi non va in piazza. Altri, invece, si lanciano in sollecitazioni e inviti alla mobilitazione nel tentativo di trasformare l’evento in una sorta di referendum popolare, ovviamente nel segno dell’antiberlusconismo.

E come se il tiro non fosse già abbastanza alto, il popolo del “No B Day” ha messo in campo un altro tema. Questa volta nel mirino c’è finito il Tg1 Rai messo sotto accusa dai promotori per non aver “dato spazio adeguato” alla manifestazione di sabato. Alle proteste via web si aggiunge il presidio in viale Mazzini: una quindicina di persone tra esponenti del comitato, blogger e associazioni, che hanno indossato maglie e sciarpe viola (il colore del corteo anti-Cav).

L’unica speranza è che la tanto declamata “democrazia del web 2.0” alla fine non produca l’ennesimo movimento o partito che si muove nel mare magnum del “no” a prescindere. Un’idea vecchia, che si è già rivelata un colossale flop.

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