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Il Nord sfratta Prodi

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Verona come Palermo, se non meglio. Un plebiscito a Reggio Calabria, una vittoria netta a Monza, Alessandria e Gorizia e nelle province di Como, Varese e Vercelli, un buon vantaggio anche al comune di Parma dove però sembra profilarsi il ballottaggio.

Quella che era una speranza alla vigilia, e una sensazione nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi, si va facendo certezza. Se l’Unione tiene a Genova e strappa L’Aquila al centrodestra, è ormai evidente che nella città dell’Arena – considerata ago della bilancia e banco di prova per una Cdl in cerca di unità – il risultato ottenuto due settimane fa nel capoluogo siciliano è stato raggiunto e addirittura superato, con una percentuale per il leghista Flavio Tosi che al primo turno rischia seriamente di sfondare abbondantemente il tetto dei 55 punti.

A Reggio Calabria l’uscente Giuseppe Scopelliti è a un passo dal 70 per cento dei consensi, e percentuali bulgare per la Cdl si profilano anche in diversi capoluoghi di provincia. Una tendenza che, con l’avanzare delle operazioni di scrutinio e il consolidarsi dei risultati, sta convincendo gli esponenti dei rispettivi schieramenti ad uscire allo scoperto: chi per prepararsi a festeggiare, chi per prodursi in poco credibili distinguo al fine di sminuire un risultato che appare sempre più inequivocabile. “Esiste un problema al nord”, ammette il ministro Vannino Chiti. Un “problema serio”, incalza il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano. Un problema, aggiungiamo noi, che lungi dall’esser confinato nel settentrione dilaga ormai anche nel centro Italia e nel Mezzogiorno del Paese.

Fabio Mussi è l’unico a rilevare senza mezzi termini come anche il calo di partecipazione vada interpretato come un campanello dall’allarme. Per l’Unione, naturalmente. Massimo D’Alema, dal canto suo, aveva messo le mani avanti a tempo debito, lasciando intendere, forse volontariamente o forse no, di sapere bene che la sua coalizione avrebbe agguantato un ben magro bottino. Così è stato, e ora nella sinistra si prepara la resa dei conti.

Dove l’Unione sembra prevalere lo fa per pochi punti percentuali, mentre province e campanili in quota Cdl fanno registrare autentici plebisciti. La conquista di Agrigento al ballottaggio, dopo un primo turno che aveva visto il centrodestra trionfare in termini di voti di lista, viene rivendicata dall’Udeur. Quanto a L'Aquila, che la coalizione di governo sembra in procinto di “scippare” agli avversari, Prodi e i suoi futuri compagni del Partito democratico hanno ben poco da festeggiare, poiché il candidato vincitore è espressione della sinistra radicale. E la sinistra radicale s’è affrettata a farlo notare.

Proveranno a consolarsi, e a confondere le acque, con la vittoria al primo turno nel capoluogo ligure. Ma anche in questo caso all’Unione dice male: nella “roccaforte rossa” il vantaggio di Marta Vincenzi su Enrico Musso si affievolisce col passare delle ore, e addirittura nelle elezioni provinciali si profila il ballottaggio. Anche se, come ha fatto rilevare il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, quello che non fa comodo la coalizione di governo tende a “metterlo nel dimenticatoio”. Non solo. A Genova la Cdl è in netta rimonta rispetto ai risultati delle ultime elezioni. Se vale a Palermo, e la sinistra non ha fatto che ripeterlo per due settimane, il ragionamento deve valere anche in Liguria. E sommato ai risultati di Verona, Reggio Calabria e via discorrendo, è evidente che il dato questa volta ha qualche significato in più.

Il “preavviso di sfratto” al governo Prodi è sempre più un traguardo a portata di mano, e per Sandro Bondi l’ulteriore lettura politica del risultato è la “prepotente conferma” della leadership del Cavaliere. Sempre che il centrodestra non decida di farsi del male e dar corpo a ciò che Francesco Cossiga ha soltanto lasciato intendere: “Mamma mia quanto è dispiaciuto all’Udc di Pier Ferdinando Casini il successo della Casa delle Libertà…”.

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