Il nostro autocontrollo nei confronti di Hamas non durerà all’infinito

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Il nostro autocontrollo nei confronti di Hamas non durerà all’infinito

26 Ottobre 2012

Da mercoledì mattina ottanta razzi palestinesi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza contro il sud di Israele. Cinque lavoratori sono rimasti feriti, tra cui due tailandesi sui vent’anni che stavano lavorando in un allevamento di polli. Le scuole sono state chiuse e alla popolazione è stato raccomandato di rifugiarsi nei bunker o nelle safe room delle proprie abitazioni: "A volte ci si sente come una scena del film Platoon anche stando a casa sentiamo il rumore della guerra" ha dichiarato ai media, Tamara Cohen residente della comunità al confine di Habesor Ein.

Stesse paure sono vissute dai gazawi quando i jet israeliani rispondono al fuoco dei missili cercando di non colpire obiettivi civili e lo dimostra l’uccisione mirata di tre affiliati alle Brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas coinvolto nel lancio di missili di mercoledì scorso (ecco il video del lancio dei missili postato dagli al Qassam). Ma, oltre ai tre fedayn, è morto anche un civile nei bombardamenti israeliani, fatalità a volte inevitabile, soprattutto quando le strade sono più affollate come in questi giorni: i musulmani si preparano a festeggiare l’ Eid al-Adha, "festa del sacrificio" e questo lo sapevano fin troppo bene Hamas, le Brigate al-Quds, le Brigate al-Nasser Salah al-Din e la Jihad islamica, i quali hanno rivendicato di essere responsabili della pioggia di missili contro i civili israeliani. È di 160 il totale dei missili lanciati da inizio ottobre e solo nella giornata dell’8 ne sono stati sparati 50 per un totale di 729 tra razzi e mortai da inizio 2012. Allora, cosa dovrebbe fare Israele per difendere i propri cittadini?

Il ministro della Difesa Ehud Barak ha dichiarato: "Se abbiamo bisogno di un’operazione di terra, ci sarà un’operazione di terra. Faremo tutto ciò che necessario per fermare quest’ondata di violenza”.

Intanto, Hamas accresce il proprio arsenale grazie ai depositi di armi libiche che arrivano a Gaza attraverso l’incontrollabile Sinai, ha rimpinguato le proprie casse grazie agli aiuti del Qatar e consolidato la propria posizione nel mondo arabo e sempre grazie all’intermediazione dell’emiro qatarino al Thani che già ha scortato Khaled Meshaal in Giordania in visita ufficiale (le relazioni tra Hamas e la Giordania erano congelate dal 1999) lo ha già sponsorizzato per il viaggio a Tunisi dove il leader dell’ufficio politico di Hamas è stato accolto come un Capo di Stato e gli aperto le porte del Majilis egiziano (nonostante una recente e laconica dichiarazione del vicepremier israeliano Silvan Shalom: “L’attuale regime in Egitto ha agito più duramente contro Hamas rispetto al precedente”). Questa settimana l’emiro al Thani ha aggiunto un nuovo laccio alla matassa che lo lega a Gaza per sottrarla al controllo sciita iraniano.

Per la prima volta da quando l’organizzazione classificata come terrorista da UE e USA ha preso il controllo della Striscia, un capo di Stato si reca in visita ufficiale a Gaza entrando attraverso la frontiera con l’Egitto e portando con sé un progetto edilizio per la ricostruzione del’’enclave del valore di 254 milioni di dollari. Una mossa che ha fatto guadagnare altri bonus ad Hamas soprattutto rispetto al flebile al Fatah che ha perso altri consensi in Cisgiordania, come hanno dimostrato le ultime elezioni comunali che si sono svolte sabato scorso e che hanno riportato la grave sconfitta di Abu Mazen in città importanti come Jenin, Nablus e la stessa capitale Ramallah, pur mantenendo il controllo di Betlemme, Gerico e Tulkarem.

Il presidente Shimon Peres incontrando il capo della politica estera europea Catherine Ashton che si trova in Medio Oriente con l’obiettivo di rilanciare la cooperazione bilaterale tra UE, Giordania, Libano, Israele e Territori palestinesi ha dichiarato che se i fondi donati dal Qatar serviranno per costruire edifici, infrastrutture eccetera, Israele non ha alcun problema, aggiungendo “ quei però fondi verranno utilizzati per sostenere il terrorismo più che per costruire case”.

Già nel 2010 durante una visita ufficiale di carattere umanitario, mentre la Ashton entrava a Gaza, un bracciante thailandese che lavorava in un kibbutz morì a causa di un razzo sparato dalla Striscia. Dopo due anni la situazione è cambiata in peggio per gli abitanti del sud d’Israele. Per questo, durante il meeting con la Ashton, Peres ha poi dichiarato: “Noi diamo prova di autocontrollo, ma non durerà all’infinito”.