Home News “Il nucleare è una garanzia per l’energia, l’occupazione e lo sviluppo”

L'opinione degli scienziati

“Il nucleare è una garanzia per l’energia, l’occupazione e lo sviluppo”

Una strategia energetica che possa definirsi razionale non può prescindere dal nucleare. Ne è convinto il professor Renato Angelo Ricci, presidente di Galileo 2001, un’associazione che ha lo scopo di supportare la politica nella corretta interpretazione delle questioni tecniche nell’esercizio dell’attività legislativa in materia di sviluppo. Il fisico nucleare, insieme ai colleghi Carlo Bernardini, Edoardo Boncinelli, Umberto Tirelli e Carlo Stagnaro, ha firmato un “appello alla ragione” scendendo in campo per affermare l’insostenibilità del referendum sull’atomo che si terrà il 12 e 13 giugno. Con lui parliamo delle ragioni tecniche per cui, abbandonando il nucleare, si chiuderebbe per l’Italia una partita altamente strategica.

Professor Ricci, quale messaggio avete voluto lanciare ai cittadini firmando questo appello?

Il messaggio è che il referendum è inutile e dannoso. Non è ragionevole pensare che i cittadini siano di nuovo chiamati a decidere su una questione così importante come il nucleare sotto l’effetto dell’emozione di Fukushima. Non si può discutere in modo sereno con questo clima da caccia al “mostro”.

In Europa ci sono 195 centrali nucleari. Solo tre paesi non ne hanno, fra questi l’Italia. Perché?

Perché c’è stato il referendum nel 1987 che ha chiuso ogni produzione nucleare. Nel 1963 l’Italia era uno dei paesi più all’avanguardia sulla tecnologia nucleare. Poi c’è stato Chernobyl e una politica che ha latitato preferendo favorire altri interessi. Quando sembrava si potesse ripartire si è verificato l’incidente di Fukushima. A quel punto la solita esagerazione sugli effetti del disastro ha fatto il resto.

Ora qual è la situazione in Giappone?

L’impatto radiologico esterno è stato del 10% rispetto a quello di Chernobyl. Gli effetti radiologici, sanitari e ambientali sono ormai sotto controllo e gli isotopi di vita media più breve stanno decadendo. Il problema di Fukushima è derivato da un terremoto e da un maremoto di inaudite proporzioni che, pur non avendo distrutto gli impianti, hanno messo fuori uso i sistemi di raffreddamento. L'incidente ha messo in luce i difetti delle strutture edilizie poiché, se gli impianti  contenenti i generatori elettrici di emergenza fossero stati costruiti dietro la centrale, invece che davanti, questi non sarebbero stati sommersi dall’acqua sollevata dallo tsunami e avrebbero continuato a raffreddare normalmente il reattore.

Perché in Italia, al contrario che negli altri Paesi europei, si vive con il terrore del nucleare?

Non è esattamente così. In realtà i sondaggi commissionati un anno fa dall’Associazione Italiana Nucleare a Mannheimer attestavano che il 63% degli italiani sarebbero stati favorevoli al nucleare. Il problema sta nel fatto che la popolazione preferisce evitare rogne: quello che ancora perdura nella coscienza è la cosiddetta sindrome NIMBY (Not In My Back Yard, ndr), che colpisce anche nel caso della localizzazione delle miniere di carbone, dei gasificatori e dei termovalorizzatori. Ora si è aggravata trasformandosi in BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything). In Italia non si può costruire nulla da nessuna parte. Chi si straccia le vesti dicendo “mai più nucleare” dice una cosa ipocrita, perché l’Italia usa l’energia elettronucleare dopo averla comprata dalla Francia.

Perché gli ambientalisti sembrano temere più gli effetti del nucleare che quelli del gas o del petrolio?

Perché il nucleare non ha mai “pagato” gli ambientalisti. Questi sostengono che la radioattività, in qualunque dose, sia dannosa per le persone: niente di più falso. Noi viviamo in un ambiente naturalmente radioattivo. Emanano radiazioni anche le pietre con le quali costruiamo le nostre case e persino il nostro corpo, che contiene potassio, carbonio e trizio radioattivi, ci rende radioattivi con un’intensità superiore di una volta e mezzo rispetto alla norma radiologica italiana. Se manteniamo la radioattività sotto una certa soglia, come facciamo ogni giorno, non avremo problemi.

Quali fonti sfrutta oggi il nostro Paese per ricavare l’energia necessaria?

Tra quelle rinnovabili, idroelettricio, eolico, fotovoltaico, geotermico e biomasse. Se prendiamo tutte le rinnovabili e le sommiamo insieme si soddisfa al massimo il 20% del fabbisogno nazionale. Il restante 80% dell’energia la compriamo dall’estero. In questa ultima percentuale c’è il nucleare, che compriamo dalla Francia, e il petrolio, che paghiamo a un prezzo che è subordinato alle crisi geopolitiche. Il nucleare invece non è sottoposto a questo tipo di problemi, perché l’uranio costa poco rispetto agli altri combustibili ed è reperibile in zone che non sono a rischio geopolitico.

E il nucleare quanto ci costerebbe?

I costi di un impianto nucleare sono tutti sull’investimento. Sono alti, ma parliamo di soldi che rimangono in casa. Sono una garanzia in termini di energia, di occupazione e di sviluppo. Mantenere lo status quo ci farà spendere cifre esorbitanti per il petrolio, per di più inquinando l’ambiente. Consideriamo che nel 2010 l’Italia avrebbe dovuto abbassare le emissioni di CO2 del 6,5%. Ad oggi abbiamo superato il 19%. Insomma, dubito che Russia, Repubblica Ceca, Turchia, Francia e Inghilterra chiuderanno la partita del nucleare. Gli Stati Uniti, inoltre, hanno deciso da poco di implementare questa tecnologia e di continuare su questa strada.

Quanta energia si potrebbe produrre con una centrale in Italia?

Con otto centrali, fornite di reattori EPR di ultima generazione come quelli francesi, potremmo produrre circa il 20% del fabbisogno nazionale. Il solo nucleare non è certo la soluzione a tutti i mali, ma è una parte essenziale di ogni strategia energetica. Una centrale nucleare lavora con un maggior fattore di carico – cioè quanto può essere tenuta in esercizio una centrale – rispetto a tutte le altre fonti. Carbone e gas hanno un fattore dell’80%, il nucleare il 90%, mentre le rinnovabili hanno rendimenti sotto il 15% e in più sono discontinue, perché dipendono dalla variabilità climatica e atmosferica.

Quanto costa quest’energia?

Se in Italia si vuole produrre il 25% dell’energia elettrica con il nucleare bisogna istallare una potenza di 11.500 MegaWatt, con una spesa di 36,5 miliardi di euro. Con l’eolico, si devono sviluppare 64.000 MegaWatt e spendere 76 miliardi di euro. Per quello che riguarda il fotovoltaico la potenza da istallare è di 128.000 MegaWatt con un costo di 770 mila miliardi di euro. Ciò significa che, a parità di rendimento, il costo del nucleare è notevolmente inferiore. In più, come le rinnovabili, non immette inquinanti e gas serra nell’ambiente. Bisogna essere degli sprovveduti nel pensare che si possa fare a meno del nucleare nel mix energetico necessario al Paese.

E le scorie? Come si possono gestire col minor impatto possibile?

Il problema delle scorie è solo politico. Ormai i danni da scorie si possono ridurre al minimo. Se si mescola l’uranio col plutonio, il combustibile che serve per fare energia si può riutilizzare. Gli elementi che rimangono, già notevolmente ridotti, si mettono in appropriati depositi. Questi non sono mere discariche, bensì laboratori in cui si studiano nuovi modi per poter riutilizzare il materiale di scarto. Se non è possibile si mantengono in sicurezza. Molti non sanno che la radioattività di un elemento decade nel tempo. Se una sostanza, dopo il suo utilizzo fino al massimo delle potenzialità, arriva a tempi di decadimento radioattivo molto lunghi, significa che l’emissione è di livelli bassi. Quindi è meno dannosa, perché le particelle radioattive si propagano lentamente e frazionate nel tempo.

Quali forze potrebbe mettere in campo la comunità scientifica italiana per realizzare il nucleare in modo produttivo e sicuro?

Abbiamo già cercato di farlo, per esempio con l’Associazione Galileo 2001 che annovera tecnici provenienti da formazioni culturali e politiche differenti. Ma finché in Italia le questioni tecniche verranno sfruttate per un tornaconto politico non si andrà molto lontano e si sprecheranno soldi, tempo e credibilità.

  •  
  •  

10 COMMENTS

  1. “solo” politico
    La risposta di Ricci sulle scorie e’ significativa: “e’ un problema ‘solo’ politico”. E in Italia sappiamo quali garanzie ci possiamo aspettare dalla politica.

  2. Si parla di soldi, di
    Si parla di soldi, di vantaggi, di indipendenza energetica. Ma il problema è che la statistica non lascia spazio a dubbi. In media, ogni 10 anni c’è un incidente di livello 7 (3 negli ultimi 30 anni), in pratica di questo passo nel giro di un secolo l’uomo avrà reso inabitabile un quarto del pianeta. Vi pare cosa buona e giusta? nel nome del denaro? E le scorie radioattive? I nipoti dei nostri nipoti ci malediranno per le infinite conseguenze! E’ notizia di ieri che il suolo intorno a Fukushima è contaminato di plutonio. Tra 24.000 anni si potrà tornare sul posto senza rischi… Bell’affare! VOTARE SI AI REFERENDUM!

  3. Voltafaccia.
    L’ipocrisia dei vari Bersani, Di Pietro è la vera immagine di quelli che si ritengono l’alternativa all’attuale governo.
    I due individui sopra citati, fino al 2008, hanno sempre sostenuto la tesi del nucleare e adesso, o non hanno capito niente prima, o il loro unico vero obiettivo rimane Berlusconi.
    A forza di attaccarlo su tutto, non hanno più il tempo per pensare e per fare programmi.
    Il loro limite reale è la totale assenza di idee e di serietà.

  4. Ricci
    Ma perchè allora questo Prof. Ricci non si compra una casa e ci va ad abitare a 5-10km dalla centrale di Fukushima visto che la zona è cosi sicura per lui. Costano poco adesso le case la’. E’ un affarone!!
    Germania spegne, Svizzera spegne, Austria le ha spente assieme a noi, ora noi le vogliamo fare nuove???? Ma ve ne rendete conto delle cazzate che sparate…?? Oggi la centrale è nuova ma tra venti anni è obsoleta e ci vogliono altri 30/40anni per fare il decommissioning con costi abnormi che verranno lasciati alle future generazioni e non le pagherà il Professore di sicuro…

  5. cialtronate
    un bel’articolo ricco di cialtronate…solo per dirne una caro prof (?)le comunico che sondaggio di ieri il 77% dei francesi (io abito e lavoro in francia) e’ contrario alle centrali nucleari e vive nel terrore delle stesse

  6. Disastro ambientale
    Mi auguro che il disastro ambientale venga riconosciuto come crimine contro l’umanità e perseguito come tale indipendentemente dallo stato in cui avviene e da quello che ospita i criminali.

  7. Fantafuturo
    Intanto le centrali chi ce le ha ce le ha, e quanto meno può aspettare e vedere, altri addirittura continuano e non aspettano neanche: sono stati e sono tutti dei gran coglioni per un verso o per l’altro. L’energìa e l’acqua: poco poco si decide sui cosiddetti nostri e dei nostri figlioli. Pensate se qualche fornitore forestiero ci dovesse chiedere di cominciare a contribuire alla messa in sicurezza sul nostro territorio delle scorie radioattive – che così giustamente preoccupano tanti – in cambio della fornitura di energìa! Avremmo fatto tombola: centrali ai confini e scorie in casa.

  8. nucleare
    chiedere il parere di unfisico nucleare sulle centrali atomiche è come chiedere all’oste se il vino è buono.con estrema accuratezza si gira sempre al largo della questione del costo finale di un kw prodotto con l’atomo.per finale intendo finale per davvero cioè tra alcuni secoli, dopo aver smaltito ,bonificato, manutenuto i depositi di scorie,fatto tornare salubri i siti ospitanti centrali,sorvegliato le scorie,ecc .ovviamente nessuno conosce questi dati anzi non si vuole considerarli nel bilancio preventivo tanto pagheranno i nostri pronipoti.

  9. Nucleare amico
    Argomenti cosi’ importanti, delicati, altamente tecnici, per i quali c`e’ bisogno di parecchia cultura specifica per assimilarne in pieno il contenuto, non si devono assolutamente mettere alla merce` di incompetenti sull`argomento, come farli approvare o escludere con un referendum popolare. Sopratutto subito dopo ad eventi come Chernobyl, (per le conseguenze del referendum indetto nell`occasione stiamo ancora e chissa’ per quanto, pagando le deleterie conseguenze) e Fukushima (per il quale si intende fare anche di peggio) che impressionano troppo l`opinione pubblica, perche’ essa non puo’ capire lo svolgersi di certi eventi. Su tutto questo poi ci marciano i fautori del distruttivismo nazionale, per i quali peggio van le cose nel Paese e molto piu’ loro, le sinistre, possono, nel presente e potranno nel futuro, strapparsi le vesti ed adossar colpe a quanti invece responsabilmente si impegnano al bene del Paese ed a risolvere od evitare problemi ai cittadini. Da ogni esperienza negativa si ricavano nozioni per sempre piu’ migliorare la sicurazza del nucleare e dove localizzarlo. Le centrali di oggi sono di molto piu’ sicure ed avanzate di quelle che han subito inconvenienti, provocati da somme di fatalita’ rare, incluse le disattenzioni umane. Rimane il fatto che il nucleare deve rimanere nel futuro del pianeta, per la produzione dell`energia che serve per stare tutti allo stesso passo con i tempi, investendo con scrupolosita’ nella sicurezza e nell`efficenza, senza lesinare negli investimenti per assicurarle.

  10. la conoscenza aiuta
    chi conosce i meccanismi della fissione nucleare e soprattutto il successivo problema delle scorie, se non ha interessi personali non può che essere contrario all’uso delle attuali produzioni di energia elettrica per fissione.

    altra cosa è la fusione, che non ha scorie pericolose, ma le cui ricerche vengono ostacolate.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here