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Religione ed economia

Il nuovo ordine mondiale gnostico, l’economia rovesciata e la Chiesa smarrita. Parla Gotti Tedeschi

L’Osservatorio Cardinale Van Thuân, a partire dal documento dell’arcivescovo Crepaldi sul dopo-coronavirus, ha attivato un Tavolo di Lavoro per leggere cattolicamente la crisi in atto e pensare risposte adeguate alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

Ben più che la pandemia in se stessa, le misure adottate dai governi e la conseguente destabilizzazione del quadro economico, sociale, giuridico-politico e geopolitico pongono questa crisi come momento d’eccezionale.  I processi in atto sono straordinariamente rapidi così che dinamiche epocali come la secolarizzazione dell’Europa (sul fronte culturale), la crisi d’identità e di missione della Chiesa post-conciliare (sul fronte ecclesiale), il superamento del paradigma liberal-democratico verso quello liberal-radicale (sul fronte giuridico-politico-ideologico), la ristrutturazione del capitalismo, il tentativo egemonico globale della Cina capital-comunista (sul fronte geopolitico), il procedere dell’agenda transumanista sono visibili nel loro avanzare anche con lo sguardo corto della cronaca.

Ne abbiamo parlato con il professor Ettore Gotti Tedeschi, economista, intellettuale cattolico di fama internazionale, banchiere, già docente di Strategia finanziaria e di Etica della Finanza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Etica economica all’Università di Torino, consigliere per i problemi economico-finanziari ed etici nei sistemi internazionali del Ministero dell’Economia all’epoca del ministro Tremonti, consigliere d’amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, già Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e del fondo F2i, membro dell’Aspen Institute.

 

Professore, tra lockdown di interi Paesi e crollo del prezzo del petrolio sembra che per l’economia mondiale non ci si possa aspettare nulla di buono. Si parla di recessione globale … Ci aiuta a capire il quadro economico in cui ci muoveremo nei prossimi mesi?

“Per rispondere anticipo che anzitutto questa cosiddetta pandemia offusca un po’ le certezze che avevamo nella scienza e nell’approccio scientifico alla sua soluzione. Se non sappiamo che succederà dal punto di vista sanitario credo sia piuttosto arduo fare previsioni economiche. Ma vorrei cercare di ampliare il problema. L’origine della pandemia è stata identificata nel virus Covid 19 e nella sua trasmissione. Tale virus, ci viene detto, si è generato in Cina grazie all’ignoranza di norme igieniche elementari (in senso lato), norme che da noi sarebbero invece indispensabili, obbligatorie. Eppure con la Cina si hanno rapporti commerciali sempre crescenti da decenni. È possibile che gli organismi di controllo sanitario internazionali (OMS) non si siano mai preoccupati dell’igiene nel Paese che fornisce al mondo occidentale una elevatissima parte della sua prodizione per i nostri consumi? Consumi che sono stati delocalizzati in Cina perché produrli là e importarli costa molto meno che produrli qui da noi. Nessuno si è mai chiesto a che condizioni questi prodotti venissero realizzati? Perché potessero costare infinitamente meno? In quali condizioni igieniche fossero prodotti e in quali condizioni igieniche vivessero i lavoratori che li producevano? E nessuno si è mai preoccupato di controllare se oltre ai prodotti avremmo potuto importare, direttamente o indirettamente (attraverso i contati personali), anche le conseguenze di questa mancanza di norme igieniche? Ma neppure ci si è chiesto quali ragioni hanno imposto un processo di delocalizzazione cosi accelerato, mal concepito e gestito? In pratica non son state ricercate le origini, le cause del fenomeno che ha permesso la trasmissione globale della pandemia. Se di un problema così ampio e complesso, non si conosce la vera causa, non vi è dubbio che si rischia di errare la diagnosi e pertanto la prognosi.  Ma soprattutto ci si condanna a non saper fronteggiare i rischi di trasmissione di altri virus. Se si identifica la causa della attuale situazione nel Covid stiamo freschi, essendo il Covid conseguenza di altre cause, ben più lontane nel tempo e più complesse da sintetizzare. Le vere cause si trovano nella negazione di leggi naturali, prime fra tutte quelle riferite alla vita umana ed alle nascite. È stato il crollo voluto delle nascite in occidente a generare una serie di effetti sempre più negativi (delocalizzazione accelerata in Cina, legata ai costi bassissimi di produzione, per far consumare sempre di più gli occidentali), l’ultimo dei quali è la pandemia. Frutto del caos conseguente alla negazione dell’ordine naturale del Creatore.

Oltre a ciò è necessario riflettere sul fatto che questa pandemia da Covid ha generato un fenomeno non facilmente materializzabile: la paura.  Ma è la decisione di isolamento (lockdown) che ha generato e sta generando gli effetti di crisi economica. Anzitutto sulla offerta (sulle produzioni di beni e servizi) e conseguentemente sulla domanda (consumi), che a sua volta si riflette sull’offerta, aprendo un ciclo vizioso. Ma questo impatto di lockdown è asimmetrico, differente tra regioni economico-politiche, fra di loro interdipendenti però. Pertanto si può pensare ad un grande cambio di paradigma. Ma le variabili in gioco sono ancora troppe per fare previsioni. Si possono solo immaginare scenari.

Una cosa un po’ più probabile è la fine del ruolo dominante che hanno avuto finora (dal 2008 soprattutto) le banche centrali che hanno inondato il mondo di liquidità a tassi zero. Questo potere dovrebbe ritornare ai Governi costretti ad intervenire direttamente nelle soluzioni necessarie. Queste soluzioni saranno proprio riferite all’economia reale che deve tornare a generare ricchezza. Ciò avverrà in funzione di alcune variabili, le più importanti sono: 1- tempi di rischio pandemia; 2- azioni intraprese tempestivamente in Europa e USA per riequilibrare l’economia; 3- guerre commerciali fra le diverse aree economiche per cogliere questa opportunità competitiva (questo è un punto fondamentale); 4- nuove alleanze  geopolitiche; 5- incidenti di percorso (voluti, previsti, imprevisti e imprevedibili); 6 – fortuna; 7 – intervento della Provvidenza…

Se si potrà o no evitare la recessione globale è funzione di questi 7 fattori”.

In questo quadro globale quale è la situazione dell’Italia? Quali dinamiche economiche e finanziare interesseranno il nostro Paese? L’azione del governo italiano da più d’un osservatore e da molti imprenditori viene giudicata gravemente inadeguata se non proprio errata. Il tessuto produttivo (dall’agricoltura, all’artigiano, alla piccola e media industria) esce con le ossa rotte da questi mesi di lockdown, non parliamo poi del commercio, del turismo e della ristorazione. Che fare per salvare e rilanciare il tessuto produttivo diffuso che caratterizza il modello economico italiano? Il presidente Berlusconi propone una drastica riduzione delle imposte/tasse, uno shock fiscale, cosa ne pensa? 

“Dicevo che questo impatto economico è funzione della struttura economica di un Paese e dei tempi e delle condizioni della decisione di imporre l’isolamento e la successiva riapertura. L’Italia non ha più grandi imprese trainanti l’economia (come era l’industria dell’automobile) e la sua struttura industriale è fatta da medie, medio-piccole imprese. Rilanciare una economia che ha settori trainanti (cioè con indotto) è più facile che rilanciare una economia fatta da PMI molte delle quali sono indotto dell’economia di altri Paesi (per esempio la Germania). In Italia il fenomeno isolamento o blocco-sospensione delle attività economiche, in pratica, è stato pari a un 50%, fino a un 80% delle attività produttive e servizi. Ma vorrei anche spiegare che significa in pratica. Si pensi di dover chiudere per un mese la propria attività economica. Una attività ha sempre costi fissi, che si sostengono anche se non si lavora (per esempio gli affitti e parte di mano d’opera) e costi variabili che si sostengono in funzione del volume di attività (materie prime, energia, etc.). Se si è costretti a chiudere per un mese l’attività, in previsione però di riaprirla, si devono poter sostenere tutti i costi fissi. Se non si hanno le risorse per farlo si deve ricorrere al credito bancario (o all’usuraio). Le banche devono decidere di finanziare questo periodo di crescita straordinaria del debito e devono a loro volta avere una garanzia, questa garanzia la deve dare, in una simile situazione, lo Stato con le strutture finanziarie disponibili (in Italia lo fa la CPD con la SACE). Lo Stato deve anche concedere aiuti di cassa integrazione ed agevolazioni fiscali varie. Appena si riaprono le attività si devono però restituire i prestiti e pagare gli interessi. Ciò significa che si deve cercare di recuperare le vendite perdute (prescindo da mille dettagli). E ciò per alcuni settori è fattibile, per altri è impossibile. Pertanto devono essere immaginate misure straordinarie, come è straordinaria una pandemia (i contributi a fondo perduto, per intenderci). Non voglio dimenticare anche l’esigenza di sostenere il lato domanda, cioè i redditi, che vanno integrati con vari provvedimenti, inclusi quelli di sospensione rate mutui, imposte ecc.

Bene, il nostro esempio semplicissimo può essere immaginato in due settori economici divergenti: la farmaceutica e gli ospedali, che hanno visto crescere l’attività, ed il turismo-hotel-ristoranti che l’hanno vista crollare fino al 100%. In sostanza a fine 2020 si può prevedere settori economici che perderanno poco, tra il 6 e l’8% del fatturato, (quale l’alimentare) e quelli che perderanno di più, tra un 20 e un 25% (quali i mobilifici, il settore automobilistico, ecc.). Ma è evidente, l’ho detto in premessa, che tutto dipende dai tempi di lockdown e dalle condizioni della ripresa attività. Le fasi previste per gestire dette condizioni sono infatti tre: 1) la fase di sopravvivenza; 2) la fase di ripresa; 3) la fase di rilancio economico. In ognuna di queste tre fasi, che ripeto saranno differenti non solo per ogni nazione-area economica ma anche per regioni all’interno di una nazione, sono stati previsti vari tipi di intervento a sostegno da parte di tre distinte Istituzioni: 1) l’Unione Europea; 2) le singole nazioni (es. l’Italia); 3) la Banca Centrale Europea. E naturalmente i privati.

Per assicurare il superamento della crisi (nella fase di sopravvivenza e ripresa) sono soprattutto necessari mezzi finanziari. Questi mezzi finanziari è stato previsto, ed approvato a livello europeo, che siano di ben quattro tipologie: 1) Fondi specifici europei (il famoso MES) per i bisogni sanitari; 2) Una forma di emissione obbligazionaria europea garantita soprattutto dal bilancio europeo (Recovery Bonds); 3) Il sostegno della BCE in soccorso alle emissioni di debito  da parte dei singoli Paesi (anche se considerate “titoli spazzatura”); 4) Programmi specifici di ogni singola nazione (decreto SalvaItalia, decreto liquidità, ecc). Il tutto mirante a sostenere la domanda e l’offerta, da subito. Pertanto, riassumendo: per il sostegno ed il rilancio delle economie dei Paesi europei sono stati previsti tre ruoli istituzionali: UE, BCE, Singoli Stati (oltre ai privati). Sono stati previsti tre tipi di manovre: Finanziaria (a breve e lungo termine), Fiscale (agevolazioni), di Capitale di rischio o a fondo perduto (ancora open). Sono state previste tre categorie di “beneficiari”: le famiglie, le imprese, le banche (che devono intermediare e sostenere finanziariamente). Non vorrei ripetermi, il successo di questo piano di salvataggio è funzione di variabili indipendenti (tempi di soluzione lockdown, successivi contagi, interruzione trattative a livello UE, …).

La drastica riduzione delle tasse proposta dal presidente Berlusconi, in questo momento, mi pare difficilmente realizzabile. Piuttosto temo il contrario, pensando a chi è al governo”.

In questa crisi non sono in rapido movimento solo gli scenari geopolitici con la Cina di Xi sempre più tesa verso un progetto egemonico globale ma lo stesso capitalismo sembra in accelerata ristrutturazione. I due piani poi si intersecano dove lo spazio virtuale è ormai terreno privilegiato tanto dell’economia quanto delle dinamiche di potere dei diversi regimi.  C’è l’impressione che si utilizzi la crisi in atto per riplasmare il sistema economico (e-commerce, web economy, moneta virtuale, abolizione del contante, reddito universale) questo anche in Italia, da sempre invece caratterizzata dal capitalismo familiare agricolo-manifatturiero-commerciale tradizionalmente medio-piccolo e radicato nel territorio. Come sempre i sistemi/paradigmi economici portano con sé una idea di uomo e di società. Da un lato una postmodernità globalista, apolide e impersonale con una pervasiva presenza dello Stato, dall’altro il variegato mondo che la libertà degli uomini plasma nelle mille espressioni dell’intrapresa economica legata a famiglia e territorio. Il capitalismo familiare/territoriale italiano ha ancora sufficiente energia per superare questa crisi e questa stagione ideologica e magari rappresentare proprio la forza di resistenza e di rinascita?

“Cominciamo con la domanda sulla Cina. È probabile che possa cercare di imporre un suo progetto egemonico ma ora è più difficile e molto diverso da prima. I Paesi occidentali sono costretti, per far riprendere le loro economie, a rimpatriare molte produzioni delocalizzate in Cina negli ultimi 30 anni. Ciò significa per la Cina essere costretta ad adattarsi al cambiamento e modificare il suo tradizionale modello economico (centrato sulla produzione a basso costo da esportare, coesistente con ancora bassi consumi interni), riducendo l’export e concentrandosi sulla economia nazionale. Ciò significa aumentare il potere di acquisto cinese, perciò far crescere i costi e pertanto essere meno competitiva in molte produzioni (soprattutto nei Paesi che devono rimpatriare le produzioni, grazie anche a nuove tecnologie, per salvare l’occupazione). La Cina cercherà pertanto nuovi spazi competitivi, per esempio l’auto elettrica che necessita batterie al litio, dove la Cina è dominante. Cercherà di rilanciare la Via della Seta ma sarà ostacolata dagli Usa con i quali è iniziata una immancabile guerra fredda sui dazi. Certo la Cina corteggia sempre la Germania, storico grande alleato europeo degli Usa, ma corteggia anche l’Italia, perché ha bisogno dei suoi porti per i commerci della Via della Seta. I sospetti sul Covid rendono la Cina molto meno credibile e questo avrà un peso. Perciò concludo, probabilmente non sarà egemone come poteva sperare di essere prima della pandemia, ma resterà una potenza economica da cui non si potrà prescindere (30% del PIL mondiale e potenzialmente primo produttore al mondo nel settore auto).

A livello globale questa pandemia ha avviato un processo originale, grazie ad un effetto propaganda (sanitaria), fra nazioni. Si è accesa una forma di competizione che cerca di vincere indebolendo le altre nazioni con la scusa della pandemia più o meno mal gestita. Un esempio macro è rappresentato da Usa-Cina, quest’ultima accusata di non esser stata trasparente e affidabile. A livello più micro, si vede nella competizione sul turismo fra le nazioni che ne vivono più di altre (Italia, Spagna, Grecia, Austria) e si accusano di essere ancora a rischio pandemia. Credo si debba immaginare un processo di selezione naturale fra imprese-nazioni, nei prossimi tempi.

Quanto alla crisi del capitalismo occidentale, questa è evidente già da alcuni decenni, da quando si concluse il periodo di guerra fredda nel 1989. Comincia negli anni ’80 e scoppia nel 2007, disperdendo effetti in tutto il mondo capitalistico, soprattutto creando la crisi di sostenibilità del debito in occidente. Questa crisi non è mai stata risolta con un vero deleveraging (sgonfiamento della bolla di debito), che io temo verrà fatto grazie proprio agli effetti Covid. Ciò perché gli interventi di Recovery (soluzioni per il salvataggio) che sono stati approvati e stanno per esser implementati, di fatto sono soluzioni a fondo perduto o debito, ma a lunghissimo termine. Produrranno deflazione a breve, ma inflazione a medio e lungo termine. È evidente che il ruolo dello Stato sarà in questi periodi preponderante e il ruolo del privato molto meno. La Germania sarà la guida dell’Europa che ora verrà realizzata con una forma di federalismo gestito dalla Germania. La Francia sembra aver invece adottato la strategia di crescita via acquisizioni in Italia. L’Italia, che non ha più imprese trainanti, avrà invece “regioni trainanti” quali il Veneto, la Lombardia, l’Emilia… e dovrà necessariamente contare sulle sue medie imprese, molte delle quali familiari. Io sono convintissimo che la media impresa familiare avrà un ruolo importante nella ricomposizione dell’economia, proprio grazie alla sua dimensione, flessibilità, elasticità, ecc.

È indubbio che vi sono elementi certi nel loro utilizzo (tecnologia digitale, Intelligenza artificiale, economia green…) ma di cui si può prevedere molto poco su come verranno utilizzati e con che risultato economico/sociale. Disegnare scenari è facile, basta avere l’immaginazione di un romanziere. In tal caso azzardo una ipotesi. I padroni del mondo in queste prospettive saranno le piattaforme tecnologiche (Amazon, Google, AliBaba …), ma anche gli hackers …”

Un Occidente senz’anima, avendo rinnegato il Cristianesimo, e senza una Cattedra Morale che lo guidi, stante l’afonia della Chiesa, che possibilità ha di resistere sul lungo periodo alle lusinghe della tecnocrazia cinese capace di offrire un modello di società e di Stato all’apparenza “di successo”? Non c’è il rischio che la stessa Chiesa sia ammaliata dalla sirena cinese?

“Comunque prescindendo dalla sirena cinese, abbiamo avuto ed abbiamo infinite sirene che ci aspettano al varco nella nostra odissea. Per tutte queste sirene dovrebbe valere una sola regola. La troviamo nel Vangelo di Giovanni (Gv 17, 15): dice Gesù al Padre intercedendo per tutti noi: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo», cioè dalle tentazioni del mondo, dalle sirene, ecc. «ma che li custodisca dal maligno». Vediamo di sviluppare questo concetto. Anzitutto il Signore ci chiede di cercare di santificare il nostro ambiente, non di fuggirlo. Dobbiamo convincerci che dobbiamo fare il nostro dovere di cattolici proprio nel nostro ambiente, non “nonostante il nostro ambiente – pieno di lusinghe e sirene”. Solo così saremo apostoli e cambieremo il mondo. Le sirene, come le chiama lei, sono indispensabili per metterci alla prova. Se Cristo stesso ha permesso di esser tentato – e proprio delle lusinghe che lei cita – è stato per insegnarci che nessuno può essere esente dalle prove e dalla necessità di scegliere. Ciò detto è certo che la dottrina di Cristo non è “popolare”, non genera il “successo” (apparente) sul piano umano, non è in sintonia con le mode del momento ed i gusti delle persone. Ciò che io trovo folle è che l’autorità morale insegni o permetta di credere che ci si debba astenere di insegnare ciò perché i tempi sono corrotti e sarebbe troppo difficile, se non impossibile, non cadere in tentazione e non lasciarsi attrarre dalle sirene. Ma lei ha letto Amoris Laetitia? Non ha avuto l’impressione che scusasse l’effetto “sirena”? Come se non si credesse più veramente alla libertà/responsabilità dell’uomo e alla Grazia che rende possibile vivere secondo le esigenze del Vangelo resistendo a tentazioni superiori alle nostre forze umane. Sa che progressivamente, negli ultimi anni, ho ripensato e riflettuto sui doni dello Spirito Santo, partendo dal dono dell’Intelletto, intuendo che per mezzo di questo dono ci è concesso di conoscere i misteri di fede anche difronte all’insegnamento sbagliato di un eventuale pseudomagistero di cattivi Pastori? Non crede anche lei che mediante il dono dell’intelletto un cattolico di criterio sappia ricevere una conoscenza più profonda (di quella che potrebbe essere insegnata secondo le mode teologiche dagli uomini di Chiesa d’oggi) sui misteri rivelati e sul comportamento conseguente? Il dono poi di sapienza non ci insegna forse a comprendere ogni avvenimento dentro il piano provvidenziale del Creatore? Persino arrivando a partecipare, in quanto creature, alla visione che Dio stesso ha del creato? Che ci sia il rischio che all’interno della Chiesa ci sia qualcuno che venga ammaliato dalla sirena cinese, da quella gnostica, dalla sirena malthusiana, dalla sirenetta ambientalista, ma soprattutto da sirenette eretiche, è possibile, ma Dio ci ha dato doni di intelletto e di sapienza per tapparci le orecchie o cambiare rotta e per non ascoltare il loro canto ammaliatore. Si direbbe che qualcuno in questa Chiesa si sia lasciato lusingare dal canto delle sirene.  Ma, esprimo una mia opinione personale, una simile Chiesa ex cattolica sarà presto disintermediata. In Europa dal luteranesimo culturale, in Usa da un cattolicesimo più integralista, in Cina verrà ignorata. Una autorità morale banalterzomondista non sarà gradita neppure al mondo, gli faranno presto cambiare prospettiva. Temo che tra poco il Papa, questo o il prossimo, possa invece dichiarare la necessaria (per certi scenari) integrazione con i luterani portando a compimento quel processo di protestantizzazione della Chiesa in atto da decenni”.

L’arcivescovo Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, ha elaborato un interessante documento, sottoscritto da cardinali, vescovi, preti, intellettuali e decine di migliaia di fedeli, sull’insidia rappresentata dal Nuovo Ordine Mondiale per l’umanità e per la Chiesa. Ci aiuta a capire quale sia il progetto che passa sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale?

“Mamma mia! Impresa ardua e complessa. Ci provo a farlo con la sinteticità necessaria. Il Nuovo Ordine Mondiale è l’estensione postilluminista-tecnocratica-positivista del sogno di uniformizzare il mondo intero: tutti fratelli, tutti uguali, tutti liberi, tutti felici, ricchi, belli e sani. Solo, un po’ meno di numero… A fine anni Sessanta ci riprovarono negli Usa grazie a Henry Kissinger and friends. Cercherò di riassumere: I- le ragioni proposte per avviare il NOM;  II- gli obiettivi dichiarati;  III – i mezzi utilizzati; IV- i risultati generati. Così avrà chiara la preoccupazione dei firmatari del documento a cui si riferisce.

I- Le ragioni proposte per l’avvio del NOM furono molto umanamente condivisibili, come peraltro tutte le utopie illusorie e demagogiche: troppe diseguaglianze ed ingiustizie al mondo e pertanto troppi rischi di conflitti. Troppe disparità nella distribuzione della ricchezza, troppe diversità culturali, troppe diversità religiose, troppe diversità di governo democratico o tirannico, troppi sovranismi-nazionalismi. Troppa crescita della popolazione, soprattutto. Troppi esseri umani e conseguente insostenibilità per l’ambiente, troppi bimbi e troppo poche coccinelle …

II-gli obiettivi dichiarati del NOM che era formulato “per il bene comune universale” furono conseguentemente: la omogeneizzazione delle culture, la relativizzazione delle religioni (soprattutto quelle dogmatiche), freno alla natalità con tutti i mezzi, fine dei nazionalismi, orientamento al mercato globale.

III-gli strumenti utilizzati furono: la crescita di organismi internazionali governativi e non (Onu, Fao, Wto, Oms, Unesco, Banca Mondiale, Fmi , Unicef ..), la creazione di strutture diplomatiche non ufficiali e parallele (es. banche internazionali …), azioni non ufficiali necessarie ad accelerare il processo (fine guerra fredda e crollo muro di Berlino, in Italia Tangentopoli con conseguente fine della Prima Repubblica, nella Chiesa il Vaticano II e i suoi sviluppi, ecc.). Preciso meglio quali sospetti gravano talvolta su questi organismi internazionali: La Fao controlla l’economia dei Paesi poveri (che figliano un po’ troppo, secondo gli standard). L’ Unesco è il Vaticano laico-razionalista che “controlla” le condizioni di pace, sicurezza, istruzione, scienza, cultura, giustizia, libertà e che magari spesso impone un umanesimo “scientifico”. Il FMI finanzia quello che vuole, perciò, magari senza volerlo, finanzia la pianificazione famigliare. L’Unicef si direbbe che ogni tanto, per sbaglio naturalmente, possa sostenere l’aborto procurato, i contraccettivi, l’educazione sessuale dei bambini, l’indottrinamento gender, etc. Per realizzare gli obiettivi dichiarati con questi strumenti, furono utilizzati modelli di convincimento quali le grandi Conferenze Internazionali, preparate da Think Tank e Fondazioni varie. Ne ricordo solo qualcuna perché sono state tantissime. Dopo il Rapporto Kissinger del 1974  si parte con la Conferenza di Rio del 1977 sul Nuovo Ordine Mondiale. Segue il Club di Roma del 1978 sui nuovi obiettivi dell’umanità. Una seconda conferenza di Rio nel 1992 sull’ecologia per la terra. La conferenza di Vienna del 1993 sui diritti umani. Quella del Cairo del 1994 su popolazione e sviluppo. Quella di Pechino del 1995 sul nuovo ruolo della donna. Quella di Copenhagen del 1995 sul nuovo sviluppo sociale. Quella di Istambul del 1996 sul nuovo habitat nel mondo. Quella di Roma, sempre nel 1996, sul problema alimentare. Quella di New York nel 2000 sui problemi del millennio. Ed infine Johannesburg nel 2001 sullo sviluppo sostenibile. Nel 2001 c’è l’attentato alle torri gemelle e si ferma (apparentemente) tutto.

IV- i risultati generati, più evidenti, furono: Il crollo delle nascite, ma solo nel mondo occidentale. Il conseguente inizio del crollo della crescita del PIL, subito compensato dalla vorticosa crescita del consumismo individuale, delocalizzazione produttiva in Paesi a basso colto di produzione. Invecchiamento della popolazione e conseguente crescita dei costi fissi legati all’invecchiamento (pensioni e sanità) assorbita da una forte crescita delle tasse. La separazione del mondo in due aree: Occidente consumatore e non più produttore, Oriente produttore. Crisi economico finanziaria globale che ha generato debito insostenibile, squilibri geopolitici, economici (petrolio), caos, ecc. E persino ha provocato il famoso peggioramento climatico ambientale grazie a iperconsumismo in occidente e iperproduzione (a basso costo, perciò senza attenzione all’inquinamento) in Asia. E pertanto persino la pandemia Covid generata in Cina per questioni igieniche (come ho accennato sopra). E persino la non capacità reattiva sanitaria dovuta al taglio dei costi sanitari cresciuti troppo a causa dell’invecchiamento della popolazione. Tutto questo disordine nasce dalle iniziative del NOM, in specifico quella relativa al controllo delle nascite e dunque al crollo della natalità in Occidente. La lezione avrebbe dovuto essere quella che non si possono negare le leggi naturali della Creazione, invece la reazione è stata, purtroppo anche da parte della Chiesa (Laudato si’): tutelare l’ambiente e il clima. Invece di un Nuovo Ordine si è creato un nuovo disordine mondiale e soprattutto morale. Stavolta drammatico e globale. Con qualche sospetto in più sulla condivisione dell’Autorità morale che scrive Laudato si’ con noti malthusian-ambientalisti americani e qualche teologo disoccupato”.

Benedetto XVI, nella sua ultima intervista concessa a Peter Seewald, parla apertamente di «dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche» e di «forza spirituale dell’Anticristo» operante nella società moderna: «La società moderna sta formulando una fede anticristica, cui non ci si può opporre senza essere puniti con la scomunica sociale». La crisi sanitaria-economica-sociale-geopolitica in atto potrebbe accelerare la «dittatura mondiale» oppure incepparne il meccanismo. Quali forze vede in atto sui diversi fronti?

“Partirei dalle ideologie apparentemente umanistiche. Un nuovo umanesimo è stato recentemente evocato da molti (anche dal premier Conte), ma non è detto che sappiano di che parlano. Si doveva celebrare un nuovo umanesimo anche ad Assisi nel marzo 2020 (Economy of Francesco). Ma si può pensare di umanizzare ciò che prima non è evangelizzato? O si sta pensando ad un umanesimo pagano (amazzonico)? Ci può essere un umanesimo senza Dio, cioè senza il Creatore di ciò che è “umano”? L’umanesimo cristiano si fondava sulla conoscenza della natura umana (fatta di anima, corpo, intelletto), sul dogma del peccato originale, sulla necessità della redenzione, dei sacramenti e della Grazia. La crisi della Cristianità, facendo eclissare la verità del peccato originale e della redenzione, ha anzitutto dis-umanizzato il vecchio umanesimo cristiano permettendo che fosse corrotto dal Luteranesimo (che mentre giustifica il peccato dichiara corrotta la natura umana e rifiuta la ragione), dal Giansenismo (che nega il libero arbitrio), dal Cartesianesimo (che nega leggi naturali ed autorità), dal Rousseaunismo (che impone il mito del buon selvaggio). Ora mi pare evidente che quando oggi si parla di nuovo umanesimo lo si fa non riconoscendo la Creazione, il peccato originale e la Redenzione. Di qui deriva ogni altra corruzione morale, soprattutto il convincimento che sia la miseria materiale che crea miseria morale. Così l’umanesimo non è che un trucco per giustificare il materialismo dell’uomo moderno e le sue debolezze morali, pertanto separando corpo ed intelletto e ignorando l’anima, separando fede da opere, negando virtù e meriti

Non vorrei sembrare apocalittico, ma non vedo nessuna forza, realmente consistente, in grado di contrastare le dittature evocate da Benedetto XVI. Soprattutto non vedo la reazione delle autorità morali. Come mi pare di aver anticipato sopra, non mi sono ancora chiare le forze reali degli attori in gioco. Così mi è difficile persino fare scenari. Quello che è forse nuovo, e per me inatteso, è il ruolo della prepotentemente emergente “nuova filantropia”, cioè la “carità senza la verità” che sembra cercare di soddisfare l’essere umano nel suo bisogno di aiuto provvidenziale con la provvidenza privata che sostituisce, disintermedia, quella religiosa. La filantropia si inserisce tutt’un tratto nel sistema che stiamo osservando e vivendo, dimostrando che la “carità” laica è più efficiente di quella religiosa (per colpa di quella religiosa, che spreca, dissipa, persino a volte corrompe, ecc.). La filantropia è uno strumento ancora poco comprensibile, è “immagine per fare business”, gode di esenzioni fiscali elevate (credito d’imposta fino al 50%), vale una cifra elevatissima (300Mld$). Ma si direbbe orientata anch’essa al controllo delle nascite e all’ immancabile tutela dell’ambiente. È in mano a tycoon gnostici. Ecco forse questo meriterebbe attenzione. Un nuovo umanesimo profuma di eresia e di utopia, di ingegneria sociale maritata con filantropia restitutiva.

Siamo solo agli inizi, ma le piattaforme, l’Intelligenza artificiale, ecc. presuppongo un potere spaventoso”.

Se la «fede anticristica» che permea di sé la «dittatura mondiale» in via di costituzione si ammanta di neo-umanesimo portando, in verità, il mondo verso esiti post-umani e dunque disumani, la Dottrina sociale della Chiesa ha sempre affermato il carattere normativo della natura umana riconoscendo la legge morale naturale e il diritto naturale classico come parte essenziale della Dottrina sociale stessa. La natura eterosessuale, monogamica e indissolubile del matrimonio, la sacralità della vita umana dal concepimento alla morte naturale, l’immoralità della contraccezione sono verità morali ma anche condizioni per una società veramente buona per l’uomo. Ci aiuta a capire, ad esempio, come le politiche di limitazione delle nascite e di sostituzione del paradigma familiare con quello individualistico abbiano determinato un sistema socio-economico insostenibile? 

“Vorrei evitare di scivolare in argomenti dove solo un teologo apologeta può contribuire con considerazioni che io impoverirei troppo. Però lei mi chiede come si è rafforzata “la fede anticristica” e sento la responsabilità di una risposta. Leone XIII a fine ‘800 vide demoni danzare su San Pietro, sentì la famosa voce rauca chiedere di avere più tempo per vincere la sfida. Gli fu concesso. Questo è il tempo, che sta scadendo, chiesto dal verme infernale che si è scatenato per vincere la sfida. Tutto quello che è innaturale, che nega leggi naturali evidenti che rappresentano la sintesi della Genesi (Dio creò l’uomo e la donna, andate e moltiplicatevi, asservite la terra e ogni essere vivente) oggi è pensiero dominante. Tutto è completamente ribaltato (gender, malthusianesimo, ambientalismo e animalismo) persino con il compiacimento di chi dovrebbe volerlo contrastare. Come la politica di limitazione delle nascite ci sia riuscita, forse l’ho anche già detto sopra. Come può, in un sistema economico maturo come il mondo occidentale, crescere la ricchezza, il Pil, se la popolazione diminuisce? Solo con un consumismo individuale sempre crescente, per realizzare il quale devo produrre a sempre minor costo per offrire prodotti a sempre minori prezzi e far crescere l’illusione di avere più potere di acquisto. Finché, pur di consumare, si è costretti a comperare a debito, finché si trova credito, …poi? La famiglia è stata ed è osteggiata perché compete con lo Stato il quale non vuole che la famiglia impartisca ai suoi membri una educazione individuale, soggettiva, troppo pericolosa nel Globale che deve avere culture uniformi. La famiglia in tal senso è considerata sovranista, egoista …Va distrutta. Allora, la lezione è semplice per chi vuole capire. Se ignoro le leggi naturali della Genesi divina, rompo l’equilibrio. Come aprire il “vaso di pandora”. Se voglio produrre caos, basta ignorare e contraddire l’ordine. Sapesse quante volte ho discusso, senza risultato, questi temi negli ultimi 30anni…”

Per uscire dalla crisi, dunque, senza cadere in una peggiore di lì a poco, è necessario ritornare alla centralità della famiglia, valorizzare la maternità, promuovere la procreazione, favorire la stabilità dei nuclei familiari e la proprietà privata. Incentivare il matrimonio e la costituzione di famiglie numerose, il risparmio e lo spirito imprenditoriale. Per fare ciò è però necessaria una battaglia culturale con non pochi risvolti anche economici. C’è chi conduca una simile battaglia? Non dovrebbe essere il Magistero sociale della Chiesa a farlo?

“Domanda retorica. È evidente! Ma lei ha visto dal concilio Vaticano II in poi condurre questa battaglia? Come si può affrontare e risolvere i problemi del mondo ignorando il valore della vita, delle nascite, dell’educazione familiare, il valore della proprietà privata e il ruolo sussidiario dello Stato rispetto a persone, famiglie e corpi sociali? Quale folle può pensare di risolvere detti problemi del mondo occupandosi solo di povertà e diseguaglianze, senza conoscere come e perché si formano? Come si fa a preoccuparsi solo dell’ambiente senza minimamente sapere chi ha prodotto e come il problema ambientale? Come si fa a occuparsi di migrazioni (e del vero problema umanitario dei migranti) senza aver capito il fenomeno pianificato delle migrazioni? Eppure questo è quello che la Chiesa sembra aver scelto di fare. Pertanto non risolverà nulla, fallirà in tutto e perderà credibilità. Per esempio, e anche prescindendo da valutazioni morali, per eliminare la povertà si deve sostenere un sistema centrato sulla iniziativa privata e sulla proprietà privata. Certi che qualcuno, la ricchezza da distribuire, deve pur crearla prima e non sarà mai lo stato con l’assistenzialismo che è peggio della droga perché annulla la volontà, l’iniziativa. Non sarà mai il filantropismo ridistributivo, che serve piuttosto a controllare i beneficiari della beneficienza. L’utopia più dannosa è l’egualitarismo e la ingiusta ridistribuzione della ricchezza che pretende “di dare ad ognuno quello che non è suo”. Ecco la dottrina sociale della neochiesa! Pretendere diritti senza doveri e realizzando irresponsabilità personale. Stiamo tornando alle basi di ogni riflessione (alla morale), cioè stiamo domandandoci cosa è bene e male, giusto ingiusto, buono cattivo. La Chiesa che dovrebbe insegnare cosa è ricchezza e povertà spirituale, cosa di cui dovrebbe essere esperta, non lo fa (soprattutto non lo fa nei documenti di Magistero). In compenso si occupa di povertà materiale, di effetti climatici, di gestione delle migrazioni. Cosa di cui non sa nulla”.

Lavorio febbrile per un governo mondiale e filantropia dei tycoon gnostici paiono caratterizzare proprio i nostri tempi nella evidente volontà di rimodellare l’umanità. Quale scenario ipotizza?

“Temo che stiano pensando di risolvere ogni problema con questa formula del nuovo umanesimo (senza Dio) impregnato di ambientalismo, migrazionismo meticciante e sincretistico. Certo con la crisi pandemica Covid qualcosa potrebbe cambiare. Ma l’Europa, che ormai in qualche modo va fatta, sarà a guida protestante e laica, perciò non sarà cattolica anzi, anche perché non vedo il cattolicesimo produrre idee e proposte, solo lo vedo dividersi sempre più. C’è più differenza mi pare oggi fra i cattolici tradizionalisti (chiamiamoli così) e quelli progressisti, che tra i cattolici progressisti e i luterani. Per tentare una ipotesi, ipotizzerei uno scenario auspicato dal mondo gnostico (oltre alla decristianizzazione ed oltre alla rinuncia della Chiesa): un mondo ambientalista e “meticciato”.

Cosa è l’ambientalismo ecologico?  Al di là delle definizioni populistiche (quello che salverà il futuro dei nostri figli…) o opportunistiche  (il business nella green economy), l’ambientalismo deve essere la religione universale che sincretizza  tutte le altre nella “ religione della Terra”  e su quella fa convergere la fede. Ma in realtà ciò implica imporre un governo globale totalitario onnipotente che legifera e controlla tutto, incluso ciò che è etico o non.  Secondo il principio base dell’ambientalismo l’uomo, è “cancro della Terra”, la sfrutta avidamente e irresponsabilmente. Ma non è esattamente così. I danni ambientali sono in gran parte dovuti all’iperconsumismo/iperproduzione degli ultimi 40 anni. Per compensare la negazione delle nascite si è deciso di sfruttare ogni altra risorsa in un dissennato consumismo individualistico. In pratica si tratta dell’effetto domino della trasgressione della prima legge naturale (Genesi) il rispetto della vita e la crescita delle nascite. Contraddetta quella, è seguita un’altra serie di contraddizioni, tra cui la seconda riferita all’ambiente, sfruttato per compensare la negazione della vita. Non finirò mai di dirlo. In precedenza l’uomo ha sempre perfezionato, nei suoi limiti, il creato, ha trasformato il deserto in oasi e la giungla in giardini. Lo scopo dell’uomo non era saccheggiare distruttivamente la terra ma lavorarla e farla produrre per provvedere ai suoi bisogni. Certo l’uomo, nella modernità, grazie al prevalere dell’eresia ed alla esaltazione della sua capacità tecnica, si è piuttosto corrotto e spesso ne ha abusato, ma invece di colpire l’abuso si è cambiata la legge. Folle! Come nasce quindi l’ambientalismo, quello di oggi?  Nasce grazie a iperconsumismo in occidente e iperproduzionismo in oriente. Nasce soprattutto grazie alla delocalizzazione produttiva accelerata, con obiettivo solo il basso costo. E perché c’è stata? Perché si doveva crescere (o mantenere) il potere di acquisto qui in occidente abbassando i prezzi per crescere i consumi e dare l’illusione di ricchezza, perché? Per compensare il crollo delle nascite.

L’immigrazione è, dopo il problema climatico, il più controverso. È stato proposto con una solerzia umanitaria esagerata, ma artificiale, che prescinde dalle cause del problema e dalle sue soluzioni. È stata all’inizio, in modo non convincente, spiegata con guerre e carestie, poi con la necessità di colmare il gap di popolazione in Europa. Ma la storia delle guerre che producono profughi è stata ridimensionata quando si è scoperto che i conflitti portati a giustificazione del fenomeno erano in grandissima parte dovuti allo Stato islamico. Conflitti questi provocati o tollerati, comunque non più affrontati, dall’Onu. Anzi c’è il sospetto che siano stati tollerati per la vendita di armi. Anche la storia delle carestie lascia dubbi, perché le migrazioni dai veri Paesi poveri sono limitatissime, tra il 5 e il 9% del totale. Essendo la maggior parte dei flussi migratori, invece, con una chiara matrice islamica. E qualcuno ha avanzato anche l’ipotesi che la povertà nei Paesi africani sia stata intenzionalmente facilitata ignorando gli accordi commerciali di importazione dei loro prodotti alimentari (ex G8-Africa). Sulla spiegazione riferita alla compensazione del gap popolazione poi siamo al ridicolo. Abbiamo bisogno di compensar il gap dopo averlo voluto e prodotto per ridurre la popolazione? Con una disoccupazione al 13% abbiamo bisogno che venga in Italia manodopera extracomunitaria a fare i lavori che i giovani disoccupati rifiutano? E i lavoratori immigrati che li fanno devono esser regolarizzati per evitare il caporalato? Mi ricorda la legalizzazione della droga per evitare lo spaccio, stessa logica. Ma sono mai stati calcolati i costi di immigrazione comparandoli con le contribuzioni economiche effettive (tasse e contributi)? In più in un contesto europeo incapace di prendere decisioni ed attuarle circa la ridistribuzione dei migranti, di attuare la politica di espulsione, che ignora, neppure discute, il migration compact i flussi massicci di immigrazione islamica rappresentano un potente fattore di disordine e destabilizzazione per l’intera UE. Non è curioso che i migranti siano tutti giovani e forti e senza famiglia?  Non è curioso il pianto da coccodrillo delle istituzioni ecclesiastiche che condannano chi non accoglie e non chi genera e sfrutta il traffico di esseri umani? Addirittura presentando i migranti come “Sacra Famiglia”? E dicendo che sono un “dono di Dio”? Questi ecclesiastici fanno forse finta di non sapere che ben due segretari dell’Onu (Kofi Annan e Ban Ki-moon) hanno persino previsto, auspicato e programmato con ampio anticipo il fenomeno? Minacciando chi vi si opponesse. Kofi Annan alla conferenza Onu dei leader religiosi nel 2000, senza mezzi termini, arrivò a dichiarare che per fare la pace universale si deve realizzare il sincretismo religioso, arrivando a creare una religione universale (di tipo panteista) e che l’immigrazione di popoli con culture e religioni diverse avrebbe aiutato questo progetto.

La sintesi potrebbe essere che la soluzione ambientalista, malthusiana, gnostica e pagana auspicata da certi ambienti internazionali porterà ad un governo mondiale. Per realizzare questo progetto è indispensabile avere in qualche modo l’appoggio della Chiesa. Curiosamente in Laudato Si’ (capp. 164 e 165) si arriva ad auspicare un governo mondiale, una autorità politica mondiale, per risanare l’economia, regolare i flussi migratori e per l’ambiente”.

L’agenda socio-politica oggi prevalente nella Chiesa sembra andare nella direzione della fluidità nell’insegnamento morale, dell’ecologismo spinto, del globalismo (con risvolti anche interreligiosi), dell’apertura di credito al mondo neomalthusiano, di simpatie transumaniste, di ottimi rapporti con la Cina. Non la inquieta tutto ciò? Come se lo spiega?

“Posso spiegarlo solo con la visione già evocata di Leone XIII e con la sfida concessa … Ma anche, parafrasando San Giovanni della Croce nel suo Cantico spirituale: «Noi creature dovremmo sentirci l’orma dello sguardo di Dio, ed invece ci sentiamo calzolai che fabbricano le scarpe e le suole per lasciare la nostra impronta. Dovremmo sentirci l’orma del pensiero di Dio ed invece ci sentiamo autori del suo pensiero». Non meditiamo più sulla nostra finitezza creaturale, sul peccato originale e sulle sue conseguenze, caro don Samuele, grazie a troppi suoi colleghi Sacerdoti …”

Ritornare a Dio sembra l’unica soluzione. Ritornare a Dio per ritornare all’ordine. Restaurare la Civiltà Cristiana ovvero ripensare la civiltà sul fondamento della Verità perenne e immutabile che è Cristo. Sembra un progetto irrealizzabile oggi, eppure è l’unico veramente alternativo a quello anticristico della «dittatura mondiale». Come fare? Da dove partire? Forse dalla realtà della nostra famiglia e del nostro lavoro, facendo apostolato, educando i figli nell’integralità cattolica, generando spazi di vita sociale, economica, culturale intransigentemente cristiani? Come vede, nei prossimi anni, la “resistenza cattolica” alla «dittatura mondiale»?

“La resistenza cattolica che lei auspica la vedo solo se accompagnata da schiere di angeli celesti mandati ad aiutarci. La vedo come fu nell’Ottocento anticristiano quando Maria continuava ad apparire e confortare, perché continuamente invocata. Dovremmo però anche andare a rileggere e studiare due importanti encicliche di due grandi papi (Sollicitudo rei socialis di san Giovanni Paolo II e Caritas in veritate di Benedetto XVI). La prima perché ci fa riflettere sul fatto che la crescita di una civiltà non è solo scientifico-tecnologica, ma l’uomo deve crescere anche in sapienza, altrimenti resta “immaturo” nella capacità di gestire gli strumenti tecnici che presto o tardi gli sfuggiranno di mano. La seconda per capire che significa “autonomia morale” di uno strumento.  In pratica io credo che la resistenza cattolica necessiti il ritorno alla alimentazione delle tre dimensioni dell’uomo, che è fatto di carne, intelletto e spirito. Pertanto, oltre alla alimentazione corporea, quella intellettuale e spirituale. Ma ci sono oggi direttori spirituali che sappiano essere cuochi adatti a questa alimentazione?”

 

 

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