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I mercati non si fidano più

Il nuovo taglio del rating e lo sciopero generale mettono all’angolo Zapatero

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Il premier Zapatero continua a incassare colpi. Nel giro di un paio di giorni sono state due le vicende che hanno scosso nuovamente il Governo: lo sciopero generale – che nonostante il dubbio esito e i clamorosi scontri tra manifestanti e la polizia rappresenta comunque una ampia protesta contro la gestione dell’Esecutivo socialista – ma anche l’ennesimo taglio del rating da parte di Moody’s per la scarsa fiducia nella ripresa dell’economia spagnola.

Mercoledì scorso, infatti, il Paese si è rimasto bloccato per lo sciopero generale convocato dai due maggiori sindacati del Paese, Ugt e CCOO (storicamente vicino al partito socialista e a quello comunista, rispettivamente), contro la riforma del mercato del lavoro e la manovra antideficit approvate dal Governo. Decine i voli, treni, bus e metro che sono stati cancellati, gli ospedali e le scuole hanno continuato a operare in servizio minimo. Perfino il re Juan Carlos si è fermato dalle sue attività, in segno di “neutralità” e di rispetto per i manifestanti. Ma è stata una protesta segnata anche dalla violenza e gli incidenti, soprattutto a Barcellona e a Madrid, con duri picchetti, scontri con le forze di polizia e violenza nelle strade. Il bilancio è stato di oltre 100 persone in manette e una trentina i feriti.

Nonostante ciò, per i sindacati è stato un grande successo. Il presunto 74 per cento di adesioni è stato subito smentito dai dati ufficiali del ministero del Lavoro. Lo sciopero infatti non è riuscito a paralizzare il Paese, come era invece avvenuto nel 1998 durante il governo Gonzalez. Segno che il vero obiettivo dei leader sindacali sia stato di “colpire ma non stordire” il presidente del Gobierno: una messa in scena, insomma, per protestare (ma non troppo) contro le riforme che, seppur impongano dei sacrifici, tutti gli spagnoli sanno bene che sono necessarie, anche gli stessi gruppi sindacali. Non per nulla all’indomani Zapatero ha ribadito che la riforma non verrà modificata di una sola virgola.

Lo sciopero interviene infatti in un momento delicato per la Spagna. La disoccupazione ha superato ormai la soglia del 20 per cento e continuerà a crescere almeno fino al 2012. La Banca di Spagna ha ammonito che l’economia iberica si sta debilitando giorno dopo giorno. Ieri è stata presentata in Parlamento la finanziaria anti-deficit da parte del premier Zapatero: si tratta del documento economico più restrittivo degli ultimi 30 anni che, secondo il Governo, dovrebbe offrire l’impulso necessario per crescere dell’1,3 per cento l’anno e ridurre il deficit del 6 per cento rispetto al Pil. Secondo molti esperti, però, questa nuova finanziaria non sarà affatto sufficiente a salvare l’economia spagnola. Per di più, un rapporto extraufficiale apparso sul Financial Times denuncia che il Governo di Madrid starebbe occultando una caduta del Pil di niente meno che il 14 per cento: in altre parole, l’economia nazionale sarebbe crollata del 17,3 per cento e non del 3,1 per cento come sostiene invece il ministro dell’Economia, Helena Salgado.

Ieri, poi, seguendo l'esempio di Standard & Poor's, è stata l’agenzia di rating Moody's a scagliare l’ultimo colpo con un nuovo taglio del rating della Spagna da AAA a AA1 che ha tolto quindi “l’ultima lode” all’economia iberica (come ha titolato candidamente il quotidiano socialista El Pais). L'ennesima scossa che ha fatto tremare nuovamente le borse europee. A nulla è servito l'incontro della settimana scorsa tra Zapatero e i dirigenti delle principali società americane di servizi finanziari e di fondi di investimento per difendere la credibilità economica della Spagna. Per Moody’s le prospettive di crescita spagnole sono ancora troppo deboli, il deficit non diminuisce e l’indebitamento cresce a dismisura provocando la sfiducia dei mercati. La mossa dell'agenzia di rating in realtà era ampiamente scontata dal mercato che peraltro si aspettava un taglio più drastico del giudizio su Madrid. Lo spread tra i titoli decennali spagnoli e il corrispondete bund tedesco si è ridotto negli ultimi mesi di 11 punti base e martedì scorso il Tesoro non è riuscito a piazzare il massimo dei titoli di Stato (2.979 milioni di euro su 3.500).

Immediata la replica del Governo che ha ritenuto “troppo pessimistico” il giudizio di Moody’s: “L’agenzia di rating si è basata su stime a medio termine che non coincidono con quelle dell'esecutivo di Madrid, in particolare prevedendo una crescita nel 2011 solo dell'1%”, ha lamentato il segretario di stato all'Economia, Josè Manuel Campa. In un’intervista alla radio “Cadena Ser” la vicepremier Maria Teresa de la Vega si è dichiarata fiduciosa che Moody's ripristini rapidamente il voto AAA sul debito spagnolo, un rating che “non avrebbe mai dovuto abbassare”. “Le agenzie di rating funzionano come funzionano, non sempre indovinano” ha ulteriormente aggiunto l’esponente socialista. Per il capo dell'opposizione Mariano Rajoy invece il declassamento deciso da Moody's conferma la “mancanza di credibilità” del governo Zapatero: “La Spagna ha bisogno di una iniezione di fiducia, ma è evidente che questo governo è incapace di dargliela”. E anche in Spagna c'è già chi auspica un rapido ritorno alle urne.

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