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L'intervento

Il Papa benedice la maternità surrogata?

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Sui giornali di questi giorni hanno spopolato le interviste a un uomo, qualificato come “sposato” con un altro uomo presentato come “marito”, e i due come padri di due gemelli, figli biologici dell’uno, e di una bambina, figlia biologica dell’altro.

A parte il piccolo dettaglio che  il matrimonio in Italia è possibile soltanto tra uomini e donne e i termini usati dai giornali da noi sono una mistificazione, sconcerta dover ricordare che la maternità surrogata in Italia è reato perché  rappresenta uno dei più biechi sfruttamenti delle donne, forse peggio dello stesso schiavismo che per fortuna è stato cancellato  dopo un faticoso processo di superamento.

Come è noto infatti, in alcuni Stati esteri, attraverso questa pratica – la quale fa sì che un ovulo fecondato di una donna con peculiari caratteristiche di salute e bell’aspetto venga poi innestato in una altra donna che si fa carico della gestazione per poi consegnarlo ai committenti al momento della nascita – vengono programmati orfani di madre che sin dal primo momento si troveranno a vivere senza la presenza di una mamma, una delle cose più care ed importanti al mondo per ciascuno di noi, uomo, donna, eterosessuale o omosessuale che sia.

Immagino che se qualcuno si fosse rivolto ad un Papa del passato chiedendo consiglio su come superare l’imbarazzo di portare a Messa persone che in qualche modo egli stesso privava di loro diritti fondamentali, la risposta sarebbe stata che faceva bene a portarceli ma doverosamente dopo averli affrancati dallo stato di privazione.

Ammesso anche che nel caso specifico la nostra coppia abbia trovato in Canada’ donne disposte ad una gestazione gratuita per conto terzi, mi sarei comunque aspettato che nella telefonata alla coppia, resa nota nel film del regista russo, il Papa prendesse purtroppo atto che ormai c’era il fatto compiuto e c’era da salvare il salvabile ma spiegando ai due uomini che il loro comportamento era stato inaccettabile e fuori da ogni visione cristiana della vita e della famiglia.

Come responsabile delle politiche famigliari dell’ultimo governo di centro destra chiedo pertanto francamente di capire se si sia trattato di un infortunio comunicativo con relativa strumentalizzazione, o viceversa un avallo in qualche modo di una pratica disgustosa ed inaccettabile.

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