Il paradosso della forza del Cav. (e come sfruttarlo al meglio)
11 Gennaio 2011
In politica i paradossi non sono frequenti ma quando si verificano possono essere colti come opportunità. In questa fase il governo Berlusconi e il Pdl vivono all’interno di un paradosso: la loro massima debolezza numerica potrebbe coincidere con la massima forza politica. E questo per una ragione interna e una internazionale entrambe molto efficaci.
Sul versante interno il fenomeno è piuttosto evidente ormai da settimane, ma oggi sul Corriere, Massimo Franco lo fotografa molto bene. La questione non è tanto l’arrivo della famigerata pattuglia dei “responsabili” di cui Berlusconi continua a vagheggiare, “il vero sostegno al governo – dice Franco – viene dalla paura delle opposizioni di andare a votare”.
Paradossalmente appunto, il governo vive in un condizione di grazia politica pur nella sostanziale assenza di iniziativa. Nessuno si sente pronto a sfidarlo, il mercato della politica non propone alternative mature, e la permanenza di Berlusconi a palazzo Chigi finisce per convenire a tutti. Nuovi acquisti o meno, la navigazione parlamentare del governo, sul federalismo, sulla sfiducia a Bondi, sul pluralismo della Rai, e su tutte le altre possibili trappole, sembra messa in sicurezza dalle interne difficoltà degli avversari.
Fini è scomparso dalla scena; Bersani è alle prese con lo spinoso caso Fiat- Marchionne; Di Pietro ha seri problemi a tenere insieme il suo partito; Vendola è preoccupato per lo scippo delle primarie che il Pd medita a suo danno; Casini, che sa fare bene i suoi conti, è in rotta di riavvicinamento. Anche gli alleati, come la Lega e Tremonti sembrano aver rinviato ogni pretesa di resa dei conti. Su tutti regna indisturbato Berlusconi, magari senza meriti, ma certamente senza alternative.
Se non bastasse lo scenario italiano a rafforzare il premier, viene in suo soccorso e in modo anche più sostanziale il versante economico internazionale. In un articolo del Financial Times, opportunamente già segnalato su queste pagine da Francesco Forte, il secondo aspetto paradossale di questa fase viene perfettamente a galla. L’autore dell’articolo, Wolfgang Munchau, è tutt’altro che un ammiratore del nostro paese e tanto meno di Silvio Berlusconi. Ma quando analizza le differenze tra il Belgio e l’Italia, due paesi in cui il debito pubblico supera il Pil, vede molto bene che la migliore tenuta dell’Italia è dovuta tra l’altro alla stabilità politica garantita dall’attuale governo. Viceversa le preoccupazioni degli investitori sul Belgio derivano soprattutto dall’incapacità di fiamminghi e valloni di mettersi d’accordo per la formazione del governo.
Dice Munchau: “Non è irrealistico pensare che il panorama politico post-berlusconiano possa essere ancora più caotico. In questo caso le divisioni politiche potrebbero portare ad un clima simile a quello belga, con tentazioni separatiste e con l’indebolimento del governo centrale”.
Dall’analisi del FT si comprende insomma come la stabilità, per quanto precaria, garantita da Berlusconi è un’assicurazione sulla vita per l’Italia, il cui debito è sempre sotto osservazione. Ma c’è di più: Berlusconi non è solo il garante della stabilità ma in ultima analisi anche dell’unità del paese. Qui qualcuno potrebbe voler gridare allo scandalo più ancora che al paradosso, ma lo sguardo dall’esterno offerto da Munchau ci aiuta a leggere le cose senza partigianerie: il rapporto tra Berlusconi (titolare, non scordiamolo, dell’unico partito interamente nazionale sulla scena politica) e la Lega, il cantiere delle riforme federaliste, l’impegno di governo del partito di Bossi, sono tutti elementi che tengono paese al riparo da tentazioni secessioniste e che rischiano di andare in frantumi in uno scenario post-berlusconiano. Una lega sospinta all’opposizione, magari rafforzata dalla dissoluzione del Pdl, non potrebbe che accentuare le sue inclinazioni verso quella secessione economica che il nord vagheggia da tempo, con effetti, quelli sì, disastrosi, sull’unità del paese. Altro che le polemiche sull’inno o simboli nelle scuole.
Fin qui i lineamenti del paradosso. Vediamo però se questo può rappresentare anche un’opportunità e rientrare in una sfera fisiologica della politica.
Berlusconi, si è visto, pur nella sua debolezza numerica è politicamente intoccabile (salvo imprevisti sempre possibili). Come può sfruttare questo vantaggio per se stesso, per il partito e – diciamolo – per il paese? Se l’unico risultato di questa strana situazione si riducesse soltanto a una questioni di record personali – la seconda legislatura portata al termine naturale – non sarebbe gran cosa. Invece il premier potrebbe sfruttare questa inusitata libertà di manovra lasciando una traccia più sostanziosa sulla legislatura e nella sua biografia politica. Per farlo dovrebbe individuare un tema, una sfida, un obiettivo a cui dedicare il tempo che resta alla legislatura e su cui trovare ogni possibile sostegno bipartisan.
Così, a occhio, ci viene in mente proprio il tema del debito pubblico. Berlusconi potrebbe annunciare una iniziativa a più stadi. Magari da lasciare in eredità a chi verrà dopo, per rimettere in carreggiata il debito pubblico dandosi come obiettivo di riportarlo sotto o almeno a livello del Pil. Non sarebbe male ricondurre con concretezza il tema del debito nel dibattito pubblico invece di lasciare che alligni nei sussurri, nei sottovoce e nei retroscena.
Come si fa ad abbattere il debito di un paio di centinaia di miliardi di euro? Ci sono ancora gioielli di famiglia da vendere nel patrimonio statale o locale? Ci sono imprese pubbliche da collocare con profitto sul mercato? Quanto si risparmierebbe sul servizio del debito e come potrebbero essere impiegati quei risparmi? Magari riducendo le aliquote fiscali, le tasse sulla casa…? Ci sono fondazioni, centri-studi, giornali, pronti ad approfondire, sostenere, indirizzare questa battaglia?
Se Berlusconi decidesse di avviare una riflessione a magari anche un’azione su questo fronte chi potrebbe permettersi di non seguirlo o quanto meno di non starlo a sentire? La forza politica di cui dispone in questa fase è reale ma contingente, può svanire con la stessa rapidità con la quale si è sostanziata. Ma riempiendola di contenuti si può trasformare un paradosso in un dato strutturale e mettere a valore due anni di governo per altro che per durare.
