La Fondazione Magna Carta ricorda il professor Paolo Ungari

Il Parlamentarismo, carta d’identità dell’Europa

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Nella giornata di martedì 24 settembre, la Fondazione Magna Carta ha celebrato, a vent’anni dalla scomparsa, un evento in ricordo del Professor Paolo Ungari dal titolo “Parlamentarismo classico e parlamentarismo moderno”. Paolo Ungari ha ricoperto diverse cariche, tra cui quella di Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università LUISS di Roma ed è stato per molti anni funzionario parlamentare. Grande esperto e profondo appassionato di diritti umani e del diritto di famiglia, ha avuto modo di approfondire con i suoi studi gli aspetti più vari della storia parlamentare italiana ed europea. Da quest’ultima branca della sua attività di studioso, ha preso il titolo l’incontro che ha visto protagonisti il Senatore Gaetano Quagliariello (IDeA), il Magnifico Rettore dell’Università LUMSA Prof. Francesco Bonini e Nicola Lupo, docente ordinario di Diritto delle Assemblee Elettive presso l’Università LUISS.

Nel suo intervento introduttivo, il Senatore Quagliariello ha ricordato l’immenso sforzo compiuto dal Professor Ungari all’interno delle Biblioteche di Camera e Senato per ricostruire le vicende che hanno portato al moderno costituzionalismo: ai Parlamenti continentali (escludendo dunque quello inglese) in vigore fino all’alba della Rivoluzione francese poteva essere conferita l’etichetta di “porticati esterni degli assolutismi”, visto che potevano considerarsi alla stregua di veri e propri orpelli al servizio del regnante di turno. Veri punti di svolta, sempre secondo Ungari, furono la Costituzione Siciliana del 1812, quella di Cadice e la Costituzione Belga del 1831. Oltre a questo, vi era da parte del Professore un elogio dello Statuto Albertino in grado, a suo dire, di combinare rigidità e flessibilità istituzionale. Analizzando invece i periodi “bui” del nostro Parlamento, tre furono individuati come i più drammatici: la crisi di fine XIX secolo scaturita dalla sconfitta di Adua (considerato il peggiore in assoluto), il periodo della Grande Guerra e il passaggio dallo Stato liberale alla dittatura fascista. Infine, si poteva stabilire che la sola ed unica condizione dell’istituzione parlamentare è quella dell’adattamento.

A seguire è stata la volta del Prof. Bonini, il quale si è concentrato su aspetti atavici del Governo parlamentare italiano che risalgono ad alcuni dibattiti risalenti all’Assemblea Costituente, utili a fornire alcune delucidazioni sugli accadimenti dei giorni nostri. Dall’attuazione dell’Ordine del Giorno Perassi (che rese subito evidente una certa difficoltà nell’attuare al meglio il potere esecutivo) alle considerazioni di Costantino Mortati (parlamentarismo misto aperto sia verso il Presidente della Repubblica che verso il popolo, attraverso il referendum) fino alla “democrazia dei partiti” proposta dal socialista Lelio Basso, che diede la spinta affinché il Parlamento divenisse il vero palcoscenico del dibattito politico: tutti questi elementi permangono all’interno della vita istituzionale del Paese. Da notare inoltre quanto possa essere centrale la figura del Presidente della Repubblica, tanto che le forze che da qualche settimana compongono la nuova maggioranza non hanno fatto mistero di unirsi anche con lo scopo di eleggere, nel 2022, il prossimo Capo dello Stato.

L’ultimo ad intervenire è stato il Professor Lupo, che ha teso a ribadire come il parlamentarismo sia un modello prettamente europeo – assolutamente attuale anche nella definizione della Commissione Europea – a cui l’Italia è rimasta ancorata, nonostante la nascita di formazioni populiste e sovraniste. Ciò che caratterizza la contemporaneità non è tanto una mancanza di democrazia, quanto delle disfunzioni di quest’ultima, create da continue crisi parlamentari e cicli elettorali sfalsati. In conclusione, Lupo ha voluto aprire una riflessione su quale tipo di Parlamento ci sia oggi in Italia (dopo quello dei nobilitati e dei partiti) e quali conseguenze vi saranno quando entrerà in vigore la riforma costituzionale che taglierà il numero dei parlamentari.

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