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Il partito democratico e la lezione di Burke

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Margheritini e diessini si accingono a far partito (democratico). Sull’argomento, martedì sera a Otto e Mezzo, Mario Monti è stato sollecitato da Giuliano Ferrara ad esprimere un’opinione. «Mi fa una certa malinconia – ha detto il presidente della Bocconi – veder nascere un partito privo di orgoglio del passato, anzi quasi per sfuggire al proprio passato».

Parole di buon senso e di buon gusto. Nel cosiddetto “teatrino della politica”, gli argomenti di Monti, come già quelli di Emanuele Macaluso nelle settimane scorse, denotano quanto poco entusiasmo ci sia attorno alla nascita del nuovo partito. Ma c’è anche una considerazione più generale: mai quanto nella vita politica le forze e le cose nuove, se vogliono avere qualche futuro, non possono costituirsi senza un giusto rapporto col passato.

Prima di Monti, di Ferrara, di Macaluso, lo aveva pensato e scritto un liberale che amò la rivoluzione americana più della rivoluzione francese, Edmond Burke: uno scrittore politico tuttora straordinariamente moderno.

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2 COMMENTS

  1. il Partito Democratico tra proclami e realtà
    Le contraddizioni della sinistra e l’incapacità di rappresentare un riferimento coerente per un movimento politico su cui incentrare la spinta di un programma innovativo, pluralista e coerente, hanno reso già deludente, prima della sua nascita, il “Partito Democratico”.
    Da ciò che emerge dalle intenzioni di voto degli italiani, questa formazione, su cui convergerebbero forze di estrazione marxista, cattolica e di democrazia liberale, prenderebbe meno consensi dei partiti che la comporrebbero.
    E’ evidente che nonostante la semplificazione richiesta dagli elettori, l’unione tra ex o post comunisti e laici e cattolici lascia sul campo la posta delle sue contraddizioni.
    Agli occhi dei cittadini offre l’idea di una coperta dai lati più corti del necessario che voglia coprire miserie, illusioni, realtà e l’arroganza di chi ritiene di poter bluffare e prendersi gioco degli elettori.
    Un movimento politico, più che sui numeri, nasce nelle coscienze.
    Il risultato non è mai la somma algebrica dei sentimenti che si uniscono.
    Può essere superiore, ma anche inferiore come nel caso in questione.
    E’ superiore se è la convergenza su un metodo ed una linea politica, con riferimenti radicati nella società, che spesso allarga lo spazio del suo interesse, incontrando credibilità ed equilibrio sufficiente per diventare un programma di governo, una scelta di sviluppo sociale, una fonte di politiche virtuose e potenzialmente un progetto per la diffusione del benessere.
    E’ superiore se viene riconosciuta l’omogeneità degli obiettivi, la convergenza di idee politiche che abbiano i presupposti della realizzazione di un preciso progetto politico.
    Al contrario la convergenza strumentale di diversità che hanno riferimenti spesso separati e contraddittori nella società riduce il suo spazio di azione, perché evoca compromessi e condizionamenti che non sono sempre accettabili.
    L’essere poi uniti per essere contro non è mai un valore, anzi è un limite al percorso politico perché è una finzione di unitarietà: un sofisma politico.
    Il “partito Democratico” che si vuole realizzare in Italia è una finzione storica prima che politica.
    E’ la realizzazione dopo circa 30 anni dell

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