Il passo falso di Liberamente irrita il Pdl e incassa l’anatema di Schifani

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Il passo falso di Liberamente irrita il Pdl e incassa l’anatema di Schifani

11 Luglio 2010

La  mossa delle tre ministre Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo sotto le insegne di Liberamente si è già tradotta in un passo falso. Che riapre le tensioni nel partito, indirettamente fa il gioco dei finiani, e colloca la neonata fondazione sul piano inclinato delle correnti. Quelle che Berlusconi ripudia, quelle che il presidente della Camera incoraggia nel nome del pluralismo e della democrazia interna, a cominciare dalla sua. Ma anche all’interno della "creatura" di Frattini, Gelmini e Valducci c’è già chi non condivide il modus operandi. 

L’evento di Siracusa sul piano politico è stato questo: una passerella voluta dalla movimentista Prestigiacomo in asse con Miccichè che dalla sua ha i finiani nella guerra contro i pidiellini vicini a Schifani e Alfano. E il sottosegretario siciliano non si è lasciato scappare l’occasione e il palcoscenico per l’ennesimo j’accuse ai vertici del partito, puntando dritto al coordinatore nazionale Denis Verdini (chiamato in causa nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, attorno al quale invece il partito fa quadrato).

Il paradosso di tutta questa storia è che nella terra dove il Pdl da mesi è a rischio implosione, si è voluto creare una ulteriore occasione di lacerazione con Liberamente (fondata da Frattini, Gelmini e Valducci) schierata in prima linea in quella che ai più nel partito è sembrata una prova muscolare tutta siciliana dei "ribelli" contro i "lealisti" ma che la presenza di Frattini, Gelmini e Carfagna (in Campania flirta con la componente di Bocchino) ha elevato a evento di livello nazionale, quasi che da Siracusa si volesse rilanciare un "modello" di partito valido anche altrove.

Francamente troppo – è il ragionamento nei ranghi pidiellini – per essere annoverato tra le "normali" iniziative di dibattito politico-culturale animate dalle fondazioni della galassia pidiellina che non hanno alcuna ambizione, tantomento intenzione di dare sponda al "correntismo" come lo definisce Renato Schifani nell’intervista al Corsera o alla "correntocrazia" come preferisce chiamarla Gaetano Quagliariello.

L’analisi politica di Schifani – dalle intercettazioni alla manovra, al rapporto (caldeggiato) con l’Udc a quello (logorato) con Fini, passando per la condanna di ogni forma di correntismo nel Pdl – riscuote totale approvazione nel partito. Ministri e sottosegretari (Frattini, Fitto, Bondi, Brunetta, Rotondi, Santanché) esponenti di punta del partito (Quagliariello, Gasparri, Cicchitto, Lupi, Osvaldo Napoli) e peones condividono le parole della seconda carica dello Stato che al co-fondatore del Pdl lancia un vero ultimatum: ”O si arriva quanto prima ad una pace strategica, con un ritorno alle motivazioni dello stare insieme, o sarà rottura traumatica” perché – scandisce – "conosco Berlusconi, denuncerebbe il tradimento del patto elettorale. A quel punto nulla sarebbe escluso. Mi aspetterei una mossa del premier dura e ad effetto”.

Che Schifani e Alfano non abbiano gradito lo "sgambetto" di Liberamente in terra sicula è facile da comprendere e da questo punto di vista l’analisi del presidente del Senato sulle tensioni interne al partito non lascia adito a interpretazioni: Forza Italia "non ha mai avuto una storia correntizia. Eravamo un partito anarchico e monarchico al contempo, perché il dissenso si fermava laddove si riconosceva la leadership di Berlusconi e nessuno pensava di risolvere i problemi territoriali attrezzandosi in corrente. Non è più così. E Liberamente non può che definirsi una corrente, al di là di quanto sostengono i suoi fondatori".

I quali però continuano a ripetere di essersi mossi con la benedizione del Cav. Ma Schifani tiene il punto quando dice che sebbene in buona fede, oggi la creazione di una componente interna strutturata nel territorio rischia di far implodere il Pdl. Quanto al premier, ciò che contano sono le sue dichiarazioni pubbliche, ovvero l’anatema lanciato contro le correnti proprio al battesimo di Liberamente in quel di Brescia.

Un monito preventivo, insomma, che due settimane dopo a Siracusa è sembrato sottovalutato da quegli stessi esponenti che ripetono di voler dar vita a una fondazione ("non è una corrente") per sostenere Berlusconi, la sua leasdership e il programma di governo e che . Un paradosso dietro l’altro.

Che sta creando non pochi imbarazzi tra i berlusconiani doc che condividono il progetto e il profilo cultural-politico di Liberamente ma che alla luce di quanto accaduto, ne criticano modus operandi e strategia. E non è un caso se a Siracusa c’è chi ha preferito non andare, come Isabella Bertolini, Michaela Biancofiore e Giorgio Stracquadanio.

Il parlamentare milanese, spin doctor berlusconiano e animatore de Il Predellino, spiega di aver aderito a Liberamente "nella convinzione che abbia un solo compito: lucidare l’argenteria di famiglia della discesa in campo di Silvio Berlusconi e il suo carattere rivoluzionario rispetto all’Italia della partitocrazia, delle corporazioni, dei privilegi consolidati e dei centri di potere incontrollati".

Obiettivi per i quali occorre che "la forza rivoluzionaria del 1994 sia riscoperta in tutti i suoi aspetti, economici sociali e politici, perche’ la rivoluzione berlusconiana, che ha avuto come principale nemico la casta dei magistrati, possa realizzare effettivamente la seconda Repubblica. Questa è la missione che proponiamo al Pdl, non certo quella della conta interna tra presunte correnti. Ed è triste vedere un dibattito così importante svilito ad una rissa".

Perché, osserva Stracquadanio, "c’è un solo pericolo nel Pdl ed è la torsione partitocratica incarnata dal presidente Fini e il cui obiettivo è ‘normalizzare’ il berlusconismo, lo stesso obiettivo di Massimo D’Alema. E’ contro questa volontà reazionaria che le diverse fondazioni del Pdl possono coordinarsi per mettere insieme la migliore ricetta per la rivoluzione liberale che occorre portare a compimento”. Come dire: le correnti non servono, a maggior ragione nella grande area forzista che non le ha mai conosciute, ragion per cui è fondamentale restare uniti contro chi sta lavorando per disgregare il partito dall’interno, cioè i finiani.

Messaggio chiaro, al quale fa eco l’analisi di Isabella Bertolini convinta che Liberamente deve "essere riportata nell’alveo corretto della Fondazione. Non è opportuno che si proviene da Fi oggi si divida, aggiungo che se questa cosa crea divisioni allora non è utile".

Con Stracquadanio, la parlamentare emiliana è impegnata nell’opera di mediazione e ricucitura dello strappo che inevitabilmente l’evento di Siracusa ha creato nel partito, specie ai piani alti di via dell’Umiltà ma anche nei confronti del ministro Alfano contro il quale la sfida di Prestigiacomo e Miccichè è apparsa chiara e manifesta.

Non a caso per Bertolini, Liberamente deve avere un profilo nazionale più che territoriale "per dare spunti di carattere politico, confrontarsi su temi quali il federalismo, l’immigrazione, la scuola. L’idea, invece, di andare sul territorio dà l’impressione di voler mettere in piedi una corrente, con in più il fatto che una simile iniziativa rischia di fare da sponda ai finiani legittimando ancora di più la loro componente. Ben vengano le iniziative di associazioni e fondazioni, non mi scandalizzo per la pluralità di sigle, ma solo se queste servono a elaborare idee in grado di supportare il partito e l’azione di governo".

Ecco perché giudica "inopportuna la scelta di Siracusa dal momento che in Sicilia il Pdl vive un momento di difficoltà" pur condividendo lo spirito di Liberamente e cioè il fatto di "aggregare persone con la mia stessa storia politica impegnate a rafforzare il partito portando il proprio contributo di idee e proposte".

L’unica via per evitare la "correntocrazia" è il coordinamento delle fondazioni, rilancia Stracquadanio. Anche Frattini pure ieri è tornato sul tema confermando la disponibilità della sua fondazione. Resta da capire se dopo lo "scivolone" di Siracusa ci sarà una rientro nei ranghi dei think thank pidiellini o se si procederà con il tour nelle regioni che – fanno osservare alcuni forzisti con una punta di sarcasmo – "sa tanto di Generazione Italia".

Ma c’è anche chi tra i dirigenti del partito, liquida la questione con una battuta replicando alla dichiarazione della Carfagna secondo la quale "Liberamente non è una corrente di genere". La replica suona così: "Ma che genere di corrente è …!". Col punto esclamativo.