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Il Pd alla guerra ma dei Festival

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Chi si aspettava le primarie di massa, o il manuale Cencelli adattato alla bisogna, o ancora l’acclamazione tramite un sondaggio di Repubblica.it, è servito. Comincia infatti per effe l’arma segreta dei contendenti alla leadership del nascituro Partito democratico. La effe di Festival, per la precisione. Terreno sul quale il fido Marrazzo e l’antagonista Rutelli sembrano essersi rassegnati a dover seguire il lanciatissimo Walter Veltroni.

Ecco così che il 2 luglio prenderà il via il “Roma Fiction Fest”, promosso e sostenuto dalla Regione Lazio governata dall’ex anchor-man della terza rete Rai. Da rilevare che mentre Piero Marrazzo non ha fatto mancare il suo sostegno alla veltroniana Festa del Cinema, con tanto di ingresso annunciato nella relativa Fondazione, più di qualcuno s’è stupito dell’assenza del Comune di Roma dal parterre di finanziatori del nuovo evento. Di più: pare che di riferimenti al patrocinio (gratuito) del Comune non ci fosse traccia neppure nel manifesto di presentazione. “Nessun problema – s’è affrettato a chiarire Felice Laudadio, direttore artistico della kermesse, come riportato dal portale “Cinematografo.it” - l’assenza del Comune ha motivazioni esclusivamente legate a ritardi burocratici”.

Sarà. Di certo, se l’assenza di riferimenti al Campidoglio è stata derubricata a “ritardo burocratico”, ben poco spazio all’interpretazione lascia la presenza di Laudadio, evidentemente “ricollocato” dopo che Veltroni ha “scippato” al suo Festival di Taormina la sponsorizzazione della Bnl, approdata alla corte cinematografica di Goffredo Bettini. E, dettaglio non secondario, presidente di Cinecittà Holding quando a dirigerla era Francesco Gesualdi (oggi segretario generale della Regione Lazio) e ad amministrarla era Fabiano Fabiani (oggi presidente dell’Apt, associazione produttori televisivi, partner della Regione nella realizzazione del “Romafictionfest”).

Il festival del “tv movie” durerà sei giorni, godrà di finanziamenti pubblici e privati, per un totale stimato attorno ai sei milioni di euro (tre li metterà la Regione, uno la Camera di Commercio, un paio gli sponsor). Inutile dire che nonostante le rassicurazioni finirà col dar fastidio a quanto da ormai cinque anni viene realizzato a Milano, con parecchi euro di meno, dal “Telefilm Festival”. Ma ormai i motori sono accesi, e la festa pronta al via. L’assessora diessina Giulia Rodano è volata fino a Melbourne per parlarne.

Intanto, “Ciccio” Rutelli è ancora alle prese con le numerose candidature pervenute al suo ministero da parte di altrettanti comuni per ospitare il nascituro “Festival del Teatro”. Proprio così: ecco un altro festival “democratico” pronto a lastricare la strada verso il Pd. E per far sì che non si arrivi in ritardo all’appuntamento, posto che la kermesse teatrale ancora non si sa neanche dove sarà geograficamente posizionata e dunque sarà difficile partire prima del 2008, il ministro ha previsto un evento “di lancio” già da quest’anno. Cinque milioni (minimo) il contributo statale “spalmato” su tre anni. Tante le città concorrenti, da Genova a Napoli, da Milano a Torino e via discorrendo. L’una contro l’altra armata, manco a dirlo. A decidere sarà una commissione guidata da Salvatore Nastasi, di cui fa parte anche Pamela Villoresi. Sempre che le restino le forze dopo aver digiunato a sostegno della nascita del Partito democratico.

L’ambizione rutelliana, quella dichiarata, è raggiungere i fasti di Edimburgo o Avignone. Quella segreta, sospettano i soliti malpensanti, gettarsi nella mischia dopo aver ingoiato dal suo successore in Campidoglio il rospo cinematografico. Saranno pure ormai “lo stesso partito”, ma che i due si stiano sul gozzo è cosa nota. E ora che da contendersi c’è il ruolo di guida suprema del nuovo soggetto politico, le cose non potranno che peggiorare. Tutti pronti ai nastri di partenza, dunque, e rigorosamente sotto i riflettori: Rutelli a teatro, Veltroni al cinema e Marrazzo, ex primadonna della tv di denuncia, giù a capofitto fra fiction e serial tv.

Visto che di politica è meglio non parlare per evitar bisticci, spartirsi pubblicamente incarichi e prebende non sta bene perché il matrimonio Ds-Dl non è una “fusione a freddo”, discutere di identità e radici ideali è peggio che andar di notte, ecco scoperto il vero terreno dello scontro fra generali e colonnelli del partito che verrà: cultura e spettacolo, autori e lustrini, sponsor e milioni, e al popolo panem et circenses (sperando che qualcuno del panem si ricordi). Andando avanti di questo passo, non resta che aspettarsi un festival del cortometraggio promosso da Piero Fassino e una festa dell’operetta ideata da Massimo D’Alema (protagonista Anna Finocchiaro, naturalmente). Sempre che non finisca col prevalere la “linea Bindi”, nessun uomo solo al comando e neppure una donna. Facciamo un Pd-ico, e non se ne parli più.

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