Il Pd rinuncia al dialogo sulla giustizia e sceglie la piazza anti-Cav

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Il Pd rinuncia al dialogo sulla giustizia e sceglie la piazza anti-Cav

30 Marzo 2011

Cominciamo dal fondo. Ore 18 piazza Montecitorio: monetine, insulti, slogan e cartelli contro Berlusconi. Tensione. Un gruppo di manifestanti arriva a un passo dell’ingresso della Camera e prende di mira La Russa: venduto, ladro, fascista. Poi tocca alla Santanché, stesso trattamento. Immancabili i cori: “mafiosi, imputati impuniti, vergogna, andatevene”. Stessa scena quando dalla Camera sono usciti alcuni deputati del Carroccio ‘accolti’ al grido di “leghisti di m…”.

Il deputato Gianluca Buonanno ha risposto duramente andando verso i manifestanti e solo l’intervento delle forze dell’ordine ha evitato la rissa. Cordone di polizia davanti al palazzo, scene e clima bruttissimo. Il sit-in promosso dal Pd (sostenuto pure dal Futurista come annuncia Filippo Rossi) e ‘animato’ da quelli del popolo viola è la sintesi perfetta della linea che l’opposizione ha scelto sulla giustizia. Niente dialogo, solo proteste, insulti e piazza da cavalcare. Sul banco degli imputati l’inversione a “U” sull’ordine dei lavori parlamentari votata dall’Aula (con quindici voti in più appannaggio della maggioranza) che prevede il varo del processo breve e la prescrizione breve al posto della legge comunitaria con all’interno la norma sulla responsabilità civile dei magistrati (che slitta alla prossima settimana). Sinistra e terzo polo alzano le barricate e nella maggioranza la cosa viene letta come un pretesto per non confrontarsi in modo costruttivo, mettendo avanti a tutto il solito clichè dell’antiberlusconismo e delle leggi ad personam. Sul fronte delle toghe, l’Anm considera la norma ‘un colpo mortale per la giustizia’ e lunedì il Csm renderà noto il suo parere (peraltro non richiesta da nessuno).

Tensione in piazza, bagarre in Aula. Il ministro della Difesa intervenendo nel dibattito parlamentare denuncia l’aggressione verbale subita dai manifestanti e rivolgendosi al Pd e accusa: “Voi siete complici se reagite così, se non date la solidarietà, voi siete complici se non date la solidarietà, voi siete violenti assai più di loro”. Replica Dario Franceschini che controaccusa la maggioranza di aver organizzato tutto dal momento che i manifestanti hanno oltrepassato le transenne. Ne è nato un botta e risposta furibondo che a un certo punto il presidente della Camera ha cercato di placare richiamando La Russa ad un atteggiamento più consono.

Il ministro ha risposto con un gesto (quello del vai a quel paese) che in molti hanno inteso rivolto a Fini anche se lui ha ribadito di averlo fatto in risposta alle accuse del Pd. Fischi, urla, tensione alle stelle. Visto il clima, Fini interrompe la seduta, aggiorna il dibattito a domani (tra gli applausi delle opposizioni) e se ne va particolarmente scuro in volto. Poi ad alcuni deputati Pdl dice: “Curatelo”. La Russa non ci sta e spiega di non aver approvato il fatto che il presidente della Camera ha richiamato solo lui e non anche Franceschini. Ma la questione non finirà qui perché domani se ne occuperà l’ufficio di presidenza di Montecitorio, anche se in serata lo stesso ministro della Difesa avrebbe chiuso l’incidente con Fini scusandosi per quanto avvenuto in Aula. Non solo, ma in serata il terzo polo affida a una nota ufficiale la richiesta di dimissioni del ministro La Russa. Strascichi in vista.

Ma al di là della bagarre a Montecitorio, compresi i malumori di numerosi parlamentari della maggioranza, scajoliani in testa, che non hanno approvato i toni usati da La Russa, resta il dato su come le opposizioni intendono muoversi sulla giustizia. Non è certo il ‘blitz’ della maggioranza sul calendario dei lavori parlamentari (oltretutto approvato dall’Aula) ad attentare alla Costituzione dal momento che tra una settimana Montecitorio avrebbe dovuto votare sul provvedimento dal quale, oltretutto è stata cassata la norma transitoria, quella sulla quale si erano appuntate le critiche maggiori delle opposizioni. Non solo: ma se il calendario fosse rimasto invariato, entro venerdì era previsto il voto sulla comunitaria, compresa la norma sulla responsabilità civile dei magistrati, altro capitolo sul quale le opposizioni hanno già annunciato il fuoco di fila. Insomma, per dirla col ministro Alfano “l’indignazione era programmata”.

 Stando alle versioni di molti deputati pidiellini, il cambio è stato motivato dalla necessità di maggior tempo a disposizione per articolare meglio l’emendamento del leghista Gianluca Pini sulla responsabilità civile dei magistrati rispetto al quale il Pdl ha presentato alcuni emendamenti ‘più ampi’ senza tuttavia snaturarne la sostanza, anche per arrivare il più possibile a un testo condiviso con le opposizioni. Ma c’è anche chi nel centrodestra parla di una certa irritazione da parte del ministro Alfano per l’accelerazione decisa sul processo breve, arrivata proprio nel momento in cui lo stesso Guardasigilli si è speso in prima persona sulla riforma costituzionale della giustizia invitando al dialogo sinistra e terzo polo e garantendo che non ci sarà alcuna legge ad personam. Per le opposizioni, invece, il vero motivo è accelerare i tempi per mettere al riparo il premier dal processo Mills.

Il punto è un altro. E lo ribadisce Gaetano Quagliariello replicando alle accuse della Finocchiaro (“Alfano presentando la ‘epocale’ riforma costituzionale della Giustizia aveva promesso che avrebbe eliminato e bloccato i provvedimenti ad personam in Parlamento, a dimostrazione della buona volontà del governo ad avviare un confronto costruttivo con le opposizioni. Alfano ha mentito. E la prova è quando avvenuto a Montecitorio”) quando dice che sul piano istituzionale stupisce che una “paladina della centralità del Parlamento” faccia questo tipo di rimprovero al Guardasigilli il quale, se avesse ’eliminato’ e ‘bloccato’ proposte legislative di iniziativa parlamentare “probabilmente avremmo assistito alla contestazione opposta”.

Quanto al merito della questione, il vicepresidente dei senatori Pdl ribadisce la posizione della maggioranza: “Alfano ha presentato un’importante riforma di sistema, per rendere la giustizia più giusta e restituire centralità al cittadino, coi tempi imposti dalle lunghe e complesse procedure di revisione costituzionale. Nel frattempo, le Camere proseguono l’esame di norme ordinarie del tutto in linea con i principi di uno Stato di diritto, e se esse renderanno più equi anche i processi che riguardano Silvio Berlusconi sarà un valore aggiunto e non un marchio d’infamia. Non si può infatti chiedere al premier di difendersi nel processo e poi non garantirgli l’esercizio delle prerogative di difesa”.

Non solo, per Quagliariello “è paradossale che ci si stracci le vesti per una razionalizzazione dei tempi di prescrizione, a seguito peraltro di una legge che li ha allungati, in un Paese nel quale non si dice una sola parola sulla ‘prescrizione elastica’ inventata a Milano per tenere artificiosamente in vita il processo Mills. Se l’opposizione è in cerca di pretesti per non confrontarsi sulla riforma della giustizia, dovrà spiegare al Paese la sua contrarietà a un testo che ponga accusa e difesa sullo stesso piano e garantisca al giudizio un’autentica terzietà. Se invece l’intenzione è quella di dialogare a futura memoria sperando che nel frattempo la magistratura tolga di mezzo di Berlusconi, per giunta in assenza delle minime garanzie processuali, non potranno certo contare sul nostro aiuto”.  

Tutto rimandato a oggi in Parlamento, ma se il clima è questo c’è da ritenere che ormai sulla giustizia sarà scontro frontale. E senza esclusione di colpi.