Il Pd sbaglia: il decreto anticrisi è in linea con le misure degli altri Paesi

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Il Pd sbaglia: il decreto anticrisi è in linea con le misure degli altri Paesi

Il Pd sbaglia: il decreto anticrisi è in linea con le misure degli altri Paesi

19 Gennaio 2009

Il decreto anticrisi, approvato dalla Camera, approda al Senato. Il provvedimento, che costituisce la risposta del Governo all’emergenza economica e sociale, ha ricevuto dalle opposizioni – oltre a varie osservazioni di merito – una critica di fondo: quella di essere inadeguato rispetto alle dimensioni, all’intensità e agli effetti della crisi.

Si potrebbe dire, persino, che gli aspetti quantitativi (l’ammontare delle risorse messe a disposizione) siano stati addirittura prevalenti – sicuramente condizionanti delle stesse – sulle valutazioni qualitative. In sostanza, le opposizioni, in particolare il Pd, ha sostenuto, durante tutto il dibattito, l’esigenza di maggiori stanziamenti, anche a costo di venir meno al vincolo dei saldi di bilancio, approfittando di un presunto "così fan tutti" nella Ue. Di conseguenza, gli esponenti del Pd hanno magnificato le massicce operazioni di finanza pubblica, in funzione anticiclica, messe in campo da altri Governi europei, sollecitando il nostro esecutivo a fare altrettanto e criticandolo per la sua ostinazione a mantenere il percorso definito con la c.d. manovra estiva.

Ovviamente nessuno si è preso la briga di andare ad esaminare le misure – tanto magnificate – che gli altri Governi hanno adottato in questi mesi. A parte il fatto che – mettendo insieme i diversi interventi assunti dalla sua costituzione – ci si accorgerebbe che il Governo italiano ha mobilitato risorse di finanza pubblica assolutamente all’altezza con quanto effettuato da altri Paesi (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), a voler analizzare i provvedimenti per quello che sono – farebbe bene a farlo anche la maggioranza – emergerebbe con chiarezza che gli altri Governi europei – citati come assolutamente virtuosi – si sono mossi lungo una linea del tutto diversa da quella rivendicata, in Italia, dall’opposizione, la quale rivendica soprattutto più risorse per le famiglie e gli ammortizzatori sociali, rappresentando scenari catastrofici a cui far fronte con massicci interventi di assistenza pubblica.

Negli altri Paesi, invece, le risorse sono state impiegate (ecco perché anche la maggioranza dovrebbe riflettere) per rimettere in moto la produzione. Tanto per spiegare l’osservazione si prenda il caso dell’industria dell’auto: è più utile impiegare risorse nella cassa integrazione dei dipendenti oppure allocarle a sostegno di una politica di incentivi (fortunatamente è quest’ultimo l’orientamento assunto in sede Ue)?

In Francia, Germania, Spagna, Regno Unito i Governi non si sono arrovellati più di tanto con la cassa integrazione in deroga o con le litanie sui precari, ma hanno pensato, soprattutto, a come far ripartire le aziende, attraverso la predisposizione di "piani nazionali di ripresa". Vediamone i principali aspetti.

Francia. Piccole e medie imprese: agevolazioni fiscali per ogni nuova assunzione a favore di aziende con meno di 10 dipendenti (costo stimato: 700 milioni di euro).

Tutte le imprese: sgravio fiscale permanente sulla Taxe professionnelle (equivalente all’Irap); incentivo all’utilizzo di fonti rinnovabili nel settore automobilistico e nella produzione di energia; sostegno di 300 milioni di euro per aiuti alla filiera produttiva destinati a produttori di auto; anticipazione dei crediti di imposta dovuti nell’arco di tre anni e dei crediti di imposta relativi all’IVA per un totale di 11,5 miliardi di euro a favore delle imprese che si impegnano a non delocalizzare la produzione.

Germania. Tutte le imprese: ammortamento del 25% sui beni mobili (a partire dal 1° gennaio 2009 e per due anni); messa a disposizione di 15 miliardi da parte della Banca Federale Kfw per rafforzare i prestiti concedibili.

N.B. – non è incluso, per scarse informazioni al riguardo, il secondo piano annunciato dal Cancelliere Merkel il 6 gennaio scorso nelle dimensioni di 50 miliardi.

Regno Unito. Piccole e medie imprese: introduzione di procedure semplificate per i rapporti con le Agenzie delle entrate; sostegno dei prestiti bancari per un miliardo di sterline; accesso semplificato agli appalti governativi di un valore superiore a 20 mila sterline; meccanismo di curry back per anticipare i crediti d’imposta degli ultimi tra anni a copertura delle tasse che le imprese non riescono a pagare.

Tutte le imprese: stanziamento di un miliardo di sterline per i prestiti ai piccoli esportatori; stanziamento di 50 milioni di sterline per convertire il debito delle imprese in equità; stanziamento di 25 milioni per fondi regionali.

Spagna. Piccole e medie imprese: messa a disposizione di 10 miliardi di euro per nuovi finanziamenti.

Tutte le imprese: possibilità di una moratoria di un anno per il rimborso dei prestiti delle imprese che stanno ripagando un prestito; restituzione anticipata dell’IVA.

Tutto ciò premesso, altre misure sono state assunte nei quattro Paesi considerati per quanto riguarda la fiscalità, l’occupazione e gli investimenti. Così l’ammontare complessivo degli interventi in miliardi di euro ed equivalente Pil è il seguente:

Francia: 25,5 miliardi di euro equivalenti a 1,3% di Pil.

Germania: 31,9 miliardi di euro equivalenti a 1,3% di Pil.

Regno Unito: l’equivalente di 20 miliardi di uro pari a 1,2% di Pil.

Spagna: 19,1 miliardi di euro equivalenti a 1,7% di Pil.