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La strategia del caos di Bersani

Il Pd semina vento e raccoglie Romano Prodi

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Se è vero che la post-democrazia si nutre di contraddizioni Bersani ne sta risultando il miglior interprete. Dopo aver nutrito la pancia del centrosinistra con l’oltranzismo e l’arroganza politica figlie della presunta superiorità etica del PD, ha illuso i seguaci del principio costituzionale che vuole il Capo dello Stato incarnare l’unità nazionale concordando nottetempo con il PDL l’elezione di Franco Marini al Quirinale. Quindi ha consentito ai suoi dissidenti di trasformare il vento dell’oltranzismo e dell’arroganzain tempesta. Travolto Marini ha così ottenuto l’unanimità sul nome di Prodi che non sarebbe stata possibile in precedenza. Renzi e Colombe, D’Alema e Popolari sono serviti. Onore invece a Paolo Mieli che aveva profetizzato questa soluzione con sicurezza e soprattutto onore alle sue fonti.

Prodi Capo dello stato difficilmente rifiuterà a Bersani l’incarico pieno negato da Napolitano. Così da consentirgli di presentare alle Camere il governo di cambiamento sorretto da una non maggioranza potenzialmente fiduciata dall’inciucio (per omissione)col M5S e quanti altri cercheranno strapuntini sul carro dei non-vincitori vittoriosi. In caso di successo entreremo in un terreno sconosciuto sul confine della costituzionalità. Un governo senza precedenti perché quello Governo Andreotti del 1976 poggiava su un accordo alto tra Moro-Berlinguer e rispondeva alla priorità terroristica(per non ricordare la sua vita breve e travagliatae l’esito drammatico). Se viceversa il M5S non accettasse l’inciucio, Bersani potrà gestire da palazzo Chigi una campagna elettorale che avrà interesse a tirare quanto più possibile alle lunghe.

In ogni caso questo il governo Bersani sarà uno strappo alla Costituzione perché nasce consapevole di non avere una maggioranza bensìuna minoranza cementata dal rifiuto di legittimazione politica al maggior partito di opposizione (probabile già nuova maggioranza del Paese) e del suo Leader. Una minoranza consapevole di doversi adattare a governare day by dayrispondendosempre e solo “sì” alle proposte giustizialiste,ambientaliste, populiste avanzate dal M5S. Ma astenendosi da iniziative non condivise da Grillo perché ineluttabilmente l’opposizione del PDL sarà totale. Si potrà però cullare vagheggiando di ricevere in mancia,sempre dal M5S, l’agognata espulsione di Berlusconi dalla politica attiva e forse qualcosa di peggio, senza doversi sporcare le mani. Di nuovo un territorio sconosciuto ma stavolta sul confine della tenuta sociale.

Prodi Capo dello stato porterà in saldo a Bersani la sterilizzazionedi Renzi perché le elezioni potrebbero allontanarsi se avesse successo quella moral suasion sui grillini che Bersani non ha potuto sperimentare come lui intende ma ha sempre dichiarato viatico sicuro per l’allargamento della sua minoranza di governo. In tempi ravvicinati si saprà come il Paese accoglie la scelta del PD di curare le proprie ferite di partito in danno degli interessi nazionali all’unità alla pacificazione e al buon governo.

Il vento seminato dalla dirigenza del PD dopo la tempesta ha infatti distribuito il dividendo aprendo una stagione politica buia e nebbiosa, che altra larga parte del Paese potrebbe affrontare sentendosi legittimata a reagire con altrettanti oltranzismo e arroganza. Perché di alibi ne saranno stati forniti in abbondanza. E di più solidi potrebbero arrivare nel prossimo futuro. E poi sarà istruttivo vedere come l’UE interpreterà la soluzione del Capo dello stato italiano votato solo dal PD (e vassalli) e del governo di minoranza appeso alle intemperanze antieuropeiste di Grillo. Perché rivelerà fino a che punto la post-democrazia regni tra i superburocrati di Bruxelles.
 

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