Il Pdl boccia Il partito del Sud di Miccichè e Lombardo

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Il Pdl boccia Il partito del Sud di Miccichè e Lombardo

14 Luglio 2009

C’è chi in Transatlantico la definisce “la strana coppia”: uniti nella strategia, divisi negli obiettivi. Nella lunga giornata parlamentare, dopo l’ok bipartisan di Montecitorio alla legge sulla violenza sessuale, l’argomento che tiene banco nei capannelli dei deputati – tra una mozione e l’altra – è il “partito del sud”.  

Ci stanno lavorando, ognuno per sé, il governatore siciliano Raffaele Lombardo (leader del Mpa) e Gianfranco Miccichè, uno degli esponenti di punta del Pdl nell’Isola nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La strategia, per entrambi,  è incamerare consensi e adesioni (quindi peso politico) attorno al progetto che vuole riportare la questione meridionale al centro delle politiche del governo Berlusconi, con in testa la vicenda dei fondi Fas (fondi per le aree sotto-utilizzate) che rimanda alla polemica, non solo siciliana, col ministro Tremonti. Sul piano politico, entrambi vogliono alzare un argine, creare un contrappeso (dentro l’esecutivo nazionale e sul territorio) allo “strapotere della Lega” come spiega al Giornale lo stesso Miccichè che assicura: nessuna intenzione di rompere col Cav e il partito unico, piuttosto un movimento interno al Pdl  “per dare maggiore peso al sud”; insomma un “processo culturale” che non si fermerà, né tornerà indietro, promette il sottosegretario convocato ieri dal Cav  per affrontare il nodo. Un faccia a faccia nel quale, spiega l’esponente siciliano del Pdl in una nota,  Berlusconi "non  ha nè bocciato nè promosso l’idea del partito del sud". Miccichè riferisce che "il presidente ha dimostrato molta attenzione in merito alle problematiche che ho esposto sulla situazione della Sicilia e del Meridione. Gli ho ribadito che per me è fondamentale raggiungere un obiettivo: la tutela degli interessi del sud". Poi ribadisce che il processo "di attenzione nei confronti del sud non si arresta. A Berlusconi ho confermato la mia totale disponibilità a considerare tutte le ipotesi possibili, affinchè le istanze di sviluppo e rinnovamentoche giungono dal sud vengano prese nella giusta considerazione".

Se Miccichè pensa a una sorta di lobby siciliana in grado di contare di più nel Pdl, il partito del sud di Lombardo assomiglia più a una forza autonoma, di lotta e di governo, trasversale,  capace di rompere col Cav se le condizioni dovessero mutare e creare nuove alleanze politiche, anzitutto sul territorio.  E non è un caso che l’idea del governatore piaccia – non poco – ai pd Bassolino e Loiero. Lettura ricorrente negli ambienti del centrodestra, anche se c’è chi igià fin d’ora non esclude la possibilità di convergenze future tra i due, considerando l’asse sul quale si reggono gli attuali equilibri della giunta Lombardo-bis.

Certo è che il progetto o i progetti per il sud animano il dibattito politico nelle file del Pdl dove – si fa notare – l’attivismo di Miccichè da un lato rischia di alimentare tensioni con i vertici del partito specie dopo quelle già consumate in piena campagna elettorale sul caso Sicilia (giunta regionale); dall’altro potrebbe fare da catalizzatore sul territorio dei malumori e delle insofferenze di esponenti della classe dirigente locale nei confronti di Roma. Questa non è una provocazione, è una “cosa seria”  assicurano alcuni deputati siciliani in Transatlantico, facendo intendere di non avere alcuna fretta ma di essere intenzionati a portare avanti l’iniziativa movimentista senza tentennamenti. E guardando in prospettiva, non escludono neppure spazi per ipotesi federative col Pdl.  Rischio scissione? E’ presto per dirlo e molto dipenderà da come il Cav prenderà veramente il progetto di Miccichè.

Altro elemento agli atti della cronaca politica di questi giorni, è una rinnovata attenzione che proprio nel partito di Berlusconi e Fini sta prendendo piede attorno alla questione meridionale. A cominciare dai dibattiti che caratterizzeranno il prossimo fine settimana, con in testa la “convention” dello stesso Miccichè a Salerno (ha assicurato la sua presenza anche la Poli Bortone, ex Pdl, che a sua volta ha fondato l’associazione “Io Sud”). Sabato, invece, a Taormina c’è la kermesse promossa dal finiano Fabio Granata insieme a Pippo Scalia, Carmelo Briguglio, Nino Lo Presti, oltre agli assessori regionali Strano e Gentile. “Siamo convinti che alla Sicilia non servano soltanto più risorse – osserva Granata – ma una diversa idea di sviluppo e una rinnovata consapevolezza culturale: ed è su questo che lavoreremo attraverso una declinazione federale del Pdl” di cui proprio a Taormina traccerà linee e prospettive.  Al calendario delle iniziative si aggiunge quella del parlamentare Amedeo Laboccetta,  altro finiano doc e leader della neonata associazione Polo Sud (per ora conta l’adesione di una ventina di parlamentari ex An ed ex Fi).

Fin qui le cose in cantiere. C’è poi il documento sulla questione meridionale al quale stanno lavorando i ministri Bondi, Carfagna e il senatore Quagliariello, iniziativa finalizzata a “rappresentare la base di un momento di incontro tra la classe dirigente del nostro partito”, spiega il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl che sottolinea l’importanza dell’iniziativa politica declinata nelle realtà locali, a cominciare proprio dal sud. Il giudizio dei vertici pidiellini sulle operazioni di Miccichè e Lombardo è netto: l’unica vera forza nazionale in grado di affrontare la questione è il Pdl. Punto. 

Concetto rilanciato anche da Fini fermamente contrario  all’idea di una rivisitazione in chiave meridionale della Lega di Bossi: un partito del sud non serve, dice il presidente della Camera convinto del fatto che, invece,  una grande forza nazionale che faccia concretamente  gli interessi del sud sia la vera necessità.