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Centrodestra alla prova

Il Pdl cerca la sintesi sulla manovra per evitare lo scontro tra falchi e colombe

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Ci sono quelli ‘più reattivi’ e quelli ‘più responsabili’. In mezzo Silvio Berlusconi che detta la linea a un Pdl nel quale stanno due sensibilità diverse rispetto all’approccio nelle commissioni prima,  in Aula dopo, sulla manovra targata Monti. In mezzo ci sta pure Angelino Alfano che deve tenere insieme le fila, fare sintesi ed evitare strappi o fughe in avanti. Che, peraltro, già sarebbero alle viste: si parla di un documento per dire no alla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa che starebbe circolando tra gli ex An che nell’Ufficio di presidenza non avrebbero fatto mistero del loro malcontento.

Come avrebbe fatto, ad esempio, Altero Matteoli bacchettando quegli esponenti di partito – in primis Scajola – che sui giornali hanno speso parole di elogio per l’esecutivo del Professore. La preoccupazione vera dei pidiellini ‘ più reattivi’ come li definisce un dirigente di via dell’Umiltà, - cioè quelli che dopo le dimissioni del Cav. volevano andare dritti al voto - è che i durissimi sacrifici imposti dalla stangata governativa si traducano automaticamente in voti persi. C’è un elettorato che ha votato un governo – è il ragionamento -, se ne ritrova un altro che scodella un pacchetto ‘lacrime e sangue’; ecco quell’elettorato non ci sta, non capisce perché il Pdl debba farsi ‘complice’, tradendo parte dei suoi principi oltreché del programma col quale ha vinto le elezioni.

Per questo, si sollecitano interventi più incisivi, si chiede al partito di fare battaglie su alcuni punti e di portarle avanti in parlamento senza indugi per costringere Monti e i suoi ministri a rivedere certe misure. Anche per non lasciare campo aperto alla Lega che ha già annunciato una raccolta di firme contro il ritorno dell’Ici. Su questo fronte i più impegnati a marcare il punto sarebbero Crosetto, Martino e Brunetta. Detto questo, nessuno è disposto a tirare troppo la corda.

Diversa la valutazione dei pidiellini ‘più responsabili’: il momento è delicato, occorre anteporre gli interessi del paese a quelli di parte. Dunque, sostegno al governo, ma con la netta convinzione che quella varata da Palazzo Chigi non è la manovra del Pdl, bensì di Monti. Che ne ha la piena responsabilità di fronte ai cittadini. Un conto, dunque, è un sostegno leale e dettato da ragioni contingenti che hanno a che fare con la situazione del paese, altro è avallare de plano tutto ciò che Monti ha messo sul piatto. Nell’ufficio di presidenza, il Cav. avrebbe fatto sfogare i malpancisti comprendendone le ragioni ma richiamando tutti al senso di responsabilità verso l’Italia e a quello verso il partito che, ora più che mai, deve essere unito e marciare compatto.

Il confronto si è tradotto nel che fare. Dai ‘più reattivi’ c’è la sollecitazione a presentare una serie di emendamenti sui quali non fare sconti. La parte ‘più responsabile’, invece, punta su un numero contenuto di emendamenti e tutto concentrato su due questioni: l’Ici che deve essere ammorbidita e il blocco dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione da rivedere. Due questioni centrali per il Pdl nella partita di mediazione che da oggi si apre nelle Commissioni di Montecitorio che entro la settimana dovrebbero concludere il lavoro sul provvedimento. Alfano prova a metterci una pezza sopra quando scrive  al popolo pidiellino: “Troppo dura la botta su casa e pensioni; noi avremmo voluto una manovra un po’ diversa, stiamo lavorando per migliorarla”.

L’idea è quella di affidare a cinque esperti economici tra i massimi dirigenti di partito, le soluzioni alternative da proporre. La strada, però, è stretta se è vero come è vero che Monti non chiude la porta ai desiderata dei partiti ma avverte: di tempo ce n’è poco, di margine pochissimo. Ed è anche per questo che dopo averlo detto esplicitamente lunedì ai cronisti in Transatlantico, il Cav. lo ripete ai suoi: meglio il ricorso alla fiducia.

Tre le ragioni. La prima: consentire di approvare rapidamente la manovra evitando eventuali ‘sorprese’ in Aula e dunque armonizzare le richieste dei pasdaran nel nucleo di emendamenti sui quali si sta già lavorando. La seconda: arginare il rischio che i deputati scontenti possano essere tentati dal votare gli emendamenti della Lega. Problema speculare nel Pd con Di Pietro, pronto a votare contro la manovra così com’è. In molti ai piani alti di via dell’Umiltà, ritengono il ricorso alla fiducia lo strumento giusto per togliere i partiti (vale pure per il Pd) dall’imbarazzo di dover sostenere in parlamento il ruolo di critici e al tempo stesso di coloro che questa manovra la voteranno.

Terza ragione: tenere ben distinta la posizione del Pdl che pure sostiene l’esecutivo, da quella di Monti e dei suoi ministri. Tant’è che Berlusconi insiste su un punto: “Questa non è la nostra manovra, non è la manovra del Pdl, deve essere chiaro. Ma la votiamo solo per senso di responsabilità”. E aggiunge una postilla: il Pdl rappresenta “il principale supporto del governo che deve dunque tenere conto di noi”. Un modo per riconquistare appeal nell’elettorato.

Ma ci sarà il ricorso alla fiducia? L’orientamento di massima negli ambienti di Palazzo Chigi, pare quello di metterla sul maxiemendamento che arriverà in Aula (la prossima settimana) ma lasciare ‘libero’ il lavoro delle Commissioni.  Casini è d’accordo col Cav. e pure dal Pd Letta si domanda retoricamente perché il governo non dovrebbe mettere la fiducia, ora che “il fattore tempo è determinante”. Vedremo.

L’ufficio di presidenza del Pdl cade alla vigilia di un altro evento centrale per il partito: il congresso del Ppe a Marsiglia che oggi vedrà il debutto ufficiale di Alfano che parlerà in qualità di segretario del Pdl, uno dei partiti maggiori della grande famiglia europea. Dopodomani sarà la volta del Cav. che guida la delegazione italiana (837 delegati e 51 ospiti) e c’è chi è convinto di un suo intervento davanti agli altri leader del Ppe. Il congresso dei popolari europei sarà dunque l’occasione per discutere del progetto già anticipato dal segretario del Pdl di una Costituente italiana dei moderati. Progetto che guarda in particolare all’Udc di Casini. Ma il leader centrista a Marsiglia non ci sarà (presente invece Rocco Buttiglione) e neppure Gianfranco Fini. Semplici coincidenze?

 

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