Il Pdl convince il Pd sulle priorità e l’agenda delle riforme
16 Febbraio 2012
Due novità positive e un ‘nì’nella giornata carica di incontri, contatti, riunioni bipartisan. La prima: il Pdl porta il Pd sulla sua strada, prima le riforme istituzionali poi il Porcellum. Posizioni distanti fino a qualche giorno fa ieri hanno trovato un punto di caduta proprio attorno all’agenda del che fare. Violante docet: “La legge elettorale ha bisogno di un adeguato supporto costituzionale”. La seconda novità: oggi al Senato inizia la discussione sulla bozza di riforma dei regolamenti parlamentari che porta la firma dei senatori Quagliariello (Pdl) e Zanda (Pd). Il ‘nì’, invece, è su come riscrivere la legge elettorale e in particolare sul nodo, controverso, delle preferenze. Qui le distanze restano e si dovrà lavorare di cesello per verificare se esiste o no la possibilità di fare sintesi. Anche se tutti sono d’accordo su un fatto, non irrilevante: bisogna trovare una formula che garantisca ai cittadini di eleggere direttamente i propri candidati in uno schema di bipolarismo tendenziale dove resti intatta la possibilità di scegliere prima del voto premier e governo.
Violante fa chiarezza a proposito del rapporto tra legge elettorale e riforme: “C’è un rapporto stretto tra i due. La legge elettorale ha bisogno di un adeguato supporto costituzionale”. Chiarezza che sgombera il campo dagli equivoci anzitutto in casa Pd dove da settimane autorevoli dirigenti democrat, Anna Finocchiaro in testa, vanno predicando tutt’altro iter: prima la legge elettorale poi la revisione della seconda parte della Costituzione. Ieri è toccato al Pd intavolare una serie di bilaterali con Lega e Psi, mentre il Pdl ha incontrato al delegazione dei Verdi e fatto il punto nella riunione del gruppo parlamentare voluta da Cicchitto.
Se restano dubbi sul sistema di voto da adottare per tornare alle urne anche se il confronto continua a ruotare attorno all’ipotesi di un proporzionale corretto con elementi di maggioritario, i passi avanti ci sono stati sulle riforme istituzionali da mettere in connessione con la legge elettorale. Maggiori poteri al premier, tempi certi per i provvedimenti del governo, superamento del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari sono i principali titoli su cui tutti si sono dichiarati disponibili a fare la loro parte in Aula. Con la Lega, la delegazione del Pd guidata da Violante ha registrato “un’intesa piena sulla riduzione del numero dei parlamentari con effetti a partire dalla legislatura del 2013”. Dal canto loro, però, i lumbard hanno fatto pressing sul Senato federale ma “pieno consenso”, dicono a Largo del Nazareno, c’è stato anche su sfiducia costruttiva, più poteri al premier e il riconoscimento di uno “stretto rapporto tra eletto e elettore senza il ricorso alle preferenze”. I socialisti hanno evidenziato che riforme costituzionali e legge elettorale devono procedere “in modo congiunto” anche se la priorità indicata dal segretario Nencini è quella di “ridurre il numero dei parlamentari e restituire ai cittadini il diritto a scegliersi i deputati”. Per farlo, il Psi è convinto che occorra ripristinare il voto di preferenza. Il Pdl, invece, ha sondato i Verdi perplessi sulla linea da seguire come ha dichiarato il leader Bonelli: “C’è un problema di democrazia che, se continuassero in questa direzione, noi dovremo porre con forza”.
Violante ha spiegato la ricetta democrat, (peraltro anticipata in un’intervista a L’Unità) incentrata su un proporzionale con sbarramento al 4 o 5 per cento “che favorisca il bipolarismo senza imporlo”. La mediazione: il Pd rinuncia al secondo turno, il Pdl al premio di maggioranza perché, ragiona il responsabile riforme del Pd, “quando si negozia non si può pretendere di imporre il proprio progetto”. Ma nel partito non si sono smussati del tutto gli angoli se Arturo Parisi proprio ieri ha chiamato in causa Bersani affinchè il Pd “esca al più presto dall’ombra in modo che sia possibile a tutti conoscere i termini reali del negoziato e aprire un dibattito nel Paese”. Anche nel Pdl c’è chi in definitiva non vorrebbe cambiare la legge elettorale, al massimo modificandola con l’inserimento delle preferenze: posizione alquanto sponsorizzata specie tra gli ex aenne.
A Montecitorio, è stato Cicchitto a fare il punto coi deputati insieme a Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa e Donato Bruno che stanno conducendo i faccia a faccia sulle riforme con tutti i partiti disposti a lavorare insieme. Opzioni in campo da approfondire probabilmente in un nuovo giro di consultazioni, posto che la prossima settimana potrebbe esserci anche un vertice tra i leader dei partiti chiamati a tirare le somme e a trovare la quadra.
Intanto oggi a Palazzo Madama comincia l’iter che porterà alla modifica dei regolamenti parlamentari. Un testo, quello di Quagliariello e Zanda che ridisegna le regole, appunto, introducendo parametri di maggiore efficienza e celerità dell’iter legislativo e criteri finalizzati a correggere le storture: come quella, ad esempio, della transumanza di deputati e senatori da un partito all’altro nel corso della legislatura. Se ne discuteva da due anni ma paradossalmente c’è voluto l’ombrello del governo tecnico per affinare le posizioni su un testo condiviso.
Uno strumento tecnico sicuramente non di grande appeal presso l’opinione pubblica, eppure strategico perché rappresenta l’innesto della grande riforma costituzionale. Le novità non sono di poco conto: si rafforza il ruolo del governo in Parlamento che potrà essere certo dei tempi di approvazione dei suoi provvedimenti, senza tuttavia indebolire il ruolo dell’Assemblea che sempre di più sarà di controllo e approfondimento. Si introduce una maggiore trasparenza al processo legislativo col divieto di maxiemendamenti, spesso usati per far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta. Ancora: è previsto il diritto dell’opposizione a parlare all’esterno tramite le dirette tv e si fissano norme anti-frammentazione contro i fenomeni di trasformismo. In altre parole, un parlamentare non potrà più uscire dal partito che lo ha eletto per traslocare in un’altra formazione politica. Ci sarà, inoltre, più spazio alla società civile con la certezza che le proposte di legge di iniziativa popolare saranno esaminate dall’Assemblea.
Un lavoro certosino quello di Quagliariello e Zanda (durante il quale sono stati presi in considerazione tutti i testi delle proposte presentate a Palazzo Madama dalle forze politiche), incoraggiato dal Quirinale particolarmente attento alla materia conoscendone l’importanza.
Insomma, qualcosa si sta muovendo nella politica che forse mai come in questo momento sta investendo su due parole chiave: credibilità e sopravvivenza.
