Il Pdl si prepara per le amministrative, con o senza la Poli Bortone
27 Gennaio 2009
di Angela Sozio
La notizia è ormai dei giorni scorsi: Adriana Poli Bortone, senatrice in quota aennina e sindaco di Lecce, si è dimessa da coordinatrice di Alleanza Nazionale in Puglia. Il fatto, che ha lasciato molti di sorpresa, ha creato scompiglio e non pochi interrogativi irrisolti sulle future evoluzioni politiche dello scenario regionale. Le manovre politiche che si sono compiute nei mesi scorsi sia nel centrodestra sia nel centrosinistra in vista delle elezioni amministrative (per il comune di Bari si voterà il 7 giugno prossimo e per la Regione il prossimo anno) – manovre che hanno visto partiti locali alla ricerca di alleanze e candidati – hanno, infatti, subito un brusco cambiamento di direzione per la mossa a sorpresa della senatrice di An. Soprattutto dopo che la Poli Bortone, seguendo a grandi linee il modello Bossi e della sua Lega Nord, si è negli ultimi tempi, e più volte, mobilitata in favore della costituzione di un movimento per il Sud, che affronti e risolva i problemi del mezzogiorno dal mezzogiorno.
E allora, cos’è bolle in pentola dopo che il vento di “cambiamento” – che a questo punto sarebbe il caso di chiamare “scirocco Poli Bortone” – ha scompaginato molti degli equilibri acquisiti? Qualcuno ha gridato subito alla crisi del centrodestra pugliese. Niente di più lontano dalla realtà: basta ricordare i sondaggi delle ultime elezioni politiche nella “terra del Sole”, che hanno decretato ampi margini di vittoria per il centro-destra e per il suo leader, il Ministro Raffaele Fitto, per cambiare opinione. Più logico, invece, è parlare semplicemente di un cambio di direzione della politica pugliese. La vicenda registra, come comune denominatore da Bari a Lecce, le difficoltà a concludere il giro delle candidature.
Iniziato con un “rumoroso silenzio”, il conto alla rovescia per individuare il candidato presidente del PDL alla Regione per il 2010 finora ha visto lanciare diverse candidature, tutte autorevoli, ma destinate probabilmente a decadere. È accaduto per Francesco Divella –il quale pare si sia chiamato fuori dalla corsa – per la stessa Adriana Poli Bortone fatta fuori, al contrario, da veti interni ed esterni al suo partito. Fin qui ciò che è certo. Di quasi certo, invece, c’è solo che il futuro candidato dovrà essere barese, soprattutto nel caso in cui l’attuale sindaco del capoluogo pugliese, Michele Emiliano, venga rieletto – fatto che a giudicare dalla popolarità riconquistata nelle ultime settimane, non è affatto escluso. Questo perché è su Bari che si giocano tutti gli equilibri politici della Puglia e il Pdl non vuole certo lasciarsi sfuggire di mano nuovamente il controllo di una regione così importante e storicamente da sempre vicina al centrodestra. Ecco perché allora in molti guardano, nelle liste del partito del Cavaliere, al neo deputato Francesco Paolo Sisto, barese doc, stimato avvocato e fedelissimo del ministro Fitto, che ha come unico difetto quello di essere poco conosciuto, ma il potere di un grande partito è quello di creare ed innalzare “se solo si vuole” anche chi inizia da pochi mesi a militare. E, insieme a Sisto, guardano con favore all’attuale coordinatore regionale di Forza Italia, Antonio Distaso, anche lui ormai tra i fedelissimi dell’ex governatore pugliese.
In questo alternarsi di nomi e strategie i primi ad essere nettamente esclusi dalla corsa regionale, quindi, sono proprio i fratelli di partito “leccesi”, un nome su tutti, oltre alla Poli Bortone – alla quale se viene riconosciuto il merito di aver svolto al meglio il suo ruolo politico viene additato il difetto di non riconoscere i meriti degli altri, militanti o dirigenti che siano – quello di Alfredo Mantovano, attuale sottosegretario agli Interni.
Lo scenario politico cambia in caso di vittoria a Bari dell’ormai certo candidato del PDL, Simone di Cagno Abbrescia, già sindaco negli anni di Tatarella. Se il centrodestra dovesse vincere, infatti, la ricerca da parte del PdL di un nome per la presidenza della Regione dovrà avvenire molto in fretta e in un’ottica strategica. Storicamente, infatti, non è mai accaduto che il sindaco del capoluogo pugliese e il Governatore della Regione appartenessero a schieramenti opposti, e se il centrodestra vuole evitare la “prima volta” dovrebbe trovare un candidato imbattibile. Perché l’incognita è sempre la stessa: cosa potrebbe accadere se il sindaco di Lecce decidesse di correre da sola. Con ogni probabilità si prospetterebbe una corsa a tre. Con Vendola sempre più vicino ad una collocazione nel Pd (viste le evoluzioni degli ultimi giorni) e la Poli Bortone che potrebbe giocare, sull’onda dell’orgoglio, uno scherzo non indifferente ai suoi ex colleghi di partito. Al Pdl non resta che correre ai ripari se non vuol ricordare l’amaro e schiacciante sapore della sconfitta che il centro-destra subì nelle regionali del 2005.
