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Il piano segreto dell’Iran per comprarsi il Libano

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di Amir Taheri

Mentre vengono espulse dal mercato globale per via delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, le banche iraniane sono sbarcate in Libano alla ricerca di nuove opportunità economiche. Operando per mezzo di uomini e compagnie di comodo, stanno finanziando acquisti di terreni che potrebbero, nel tempo, ridisegnare la complessa mappa etnico-religiosa del Libano.

Poco dopo la guerra dello scorso anno tra Israele e Hezbollah, la Repubblica Islamica ha costituito un "Comitato per il Libano" con lo scopo apparente di ricostruire le aree a maggioranza sciita danneggiate per via degli scontri. Il tutto ha preso la forma iniziale di un "dono Islamico" da 250 milioni di dollari distribuito da Hezbollah a i suoi sostenitori. Comunque, coloro i quali hanno ricevuto i contanti non li hanno poi usati per ricostruire le loro case nei villaggi sciiti a sud del fiume Litani. Quando ho visitato l'ex-zona di guerra la scorsa settimana sono rimasto sorpreso nel constatare che c'era veramente poco lavoro di ricostruzione in corso nei villaggi sciiti vicini al confine con Israele.

Non è che per caso Teheran stia sviluppando una nuova strategia, in cui il territorio libanese a sud del Litani servirà come zona cuscinetto per una futura guerra contro Israele? Fino alla guerra dello scorso anno la zona in questione era una roccaforte di Hezbollah e ospitava più del 90% del suo arsenale, inclusi migliaia di razzi e missili. Al giorno d'oggi, comunque, nonostante Hezbollah sia ancora presente non è autorizzato alla detenzione di armi nella zona a sud del Litani. Fatto ancora più importante almeno dal punto di vista di Teheran, le Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) non sono più in grado di mantenere la loro presenza in quella zona. Ora infatti ci sono circa 12.000 soldati Onu e quasi altrettanti uomini dell'esercito regolare libanese a controllare l'area.

E' proprio contro questo stato di cose che la nuova strategia di Teheran ha un senso. La strategia è volta all'ottenimento dei seguenti risultati. Per prima cosa mira a creare una striscia di basi a nord del fiume Litani dai cui poter scagliare razzi e missili contro lo stato di Israele. Questo consentirebbe alle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e ad i suoi alleati di tagliare la rotta per mezzo della quale il governo centrale di Beirut e/o le Nazioni Unite mandano rinforzi verso il sud del paese.

Secondo, acquisire territori e costruire nuovi villaggi in aree non sciite  a nord del Litani garantirebbe una contiguità territoriale a quelle comunità sciite fedeli a Hezbollah e quindi alla Repubblica Islamica. Teheran sarebbe quindi in grado di portare aiuti e armi ai suoi alleati libanesi attraverso il confine siriano senza dover oltrepassare aree controllate da altri fazioni libanesi. Gli enti per le telecomunicazioni iraniani stanno già costruendo linee a fibre ottiche per internet, network televisivi e telefonici, fuori dal controllo del governo libanese.

Infine, la nuova strategia potrebbe tagliar fuori dalla sua tradizionale roccaforte nel Wadi Al Taym, parte della minoranza guerriera drusa, che rappresenta circa il 5% della popolazione ed è attualmente il più deciso fautore della democratizzazione. Anche la comunità cristiana potrebbe restare divisa, con la sua tradizionale roccaforte greco-ortodossa di Marj Ayoun, tagliata fuori dai villaggi maroniti e ortodossi nella Valle del Beka meridionale.

Che questa potrebbe essere la mira della strategia di Teheran è corroborato dal fatto che molti dei territori comprati con i soldi iraniani nei mesi scorsi sono stati venduti dalle famiglie druse e cristiane, spesso a prezzi troppo attraenti per poter rifiutare. La presa della terra finanziata dall'Iran potrebbe anche portare all'isolamento della popolazione musulmano-sunnita nelle contese She'ba Farms, che sono ancora sotto occupazione israeliana.

Se questo schema fosse completamente implementato, gli sciiti libanesi potrebbero finire per essere l'unica delle diciotto comunità del paese a poter contare su di una contiguità territoriale che andrebbe dal confine con la Siria alla frontiera con Israele, passando per il Libano meridionale. Questo garantirebbe a Hezbollah, considerato come uno Stato a sé stante all'interno dello Stato libanese, anche una chiara espressione territoriale. Un pezzo del Libano controllato da Hezbollah più Gaza sotto il controllo di Hamas formerebbero le due chele di una pinza che la Repubblica Islamica potrebbe usare contro Israele in caso di un conflitto di vaste dimensioni nella regione.

La mossa iraniana di "comprare il Libano" avrebbe un effetto anche in altri settori dell'economia. Alcuni gruppi-pro-iraniani possiedono già cinque delle otto stazioni televisive e due su quattro dei quotidiani più diffusi in Libano. Aggiunto a questa macchina da guerra ricostruita di Hezbollah, inclusi 2.000 nuovi guerrieri, lo "Stato-nello-Stato" apparirebbe come completamente sviluppato e asservito a Teheran.

La nuova strategia di Teheran è rafforzata dal fatto che gli sciiti rappresentano una della comunità più rapidamente in espansione del Libano. La maggior parte delle stime indicano che gli sciiti, che già contano più del 35% della popolazione, rappresentanti la più grande comunità nel Libano, potrebbero acquisire anche la maggioranza demografica entro i prossimi dieci anni. Incoraggiate dai fondi speciali provenienti da Teheran, le famiglie sciiti producono già più bambini delle altre comunità libanesi. Allo stesso tempo, gli sciiti rappresentano l'unica comunità che aumenta di numero  per via del ritorno di numerosi espatriati, generalmente dall'Africa occidentale. Le altre grandi comunità libanesi, i maroniti e i musulmani sunniti, stanno invece diminuendo di numero a causa delle famiglie ristrette e dell'immigrazione crescente.

Mentre fa credere alla plausibilità di una imminente guerra contro gli Stati Uniti, Teheran sembra aver assunto che l'amministrazione di George W. Bush, la quale  si avvia alla fine del suo ciclo, non è nella posizione di prendere l'iniziativa. Questa considerazione, secondo gli strateghi iraniani, darebbe loro il tempo di fortificare le posizioni acquisite a Gaza e nel Libano come ponti contro Israele. L'assunto consiste nel credere che, dato il rischio di sacrificare molte vite in Israele, nessun presidente Usa penserebbe mai di attaccare l'Iran.

Visto che, dagli anni '80, ha investito qualcosa come 20 miliardi di dollari, Teheran sembra aver optato per una strategia a lungo raggio in Libano. Questo potrebbe aiutare a calmare un po’ le acque anche in vista delle elezioni presidenziali potenzialmente esplosive di questo mese. Rimane, comunque, un grosso punto interrogativo. Anche la Siria, alleato indispensabile dell'Iran nella regione, ha interesse a calmare un po’ le acque giù in Libano? Tradizionalmente la Siria si è sempre presentata come l'unica nazione in grado di imporre stabilità nel caotico Libano. Se Teheran decide di comprarsi il Libano invece di prenderlo con armi, la Siria potrebbe sentirsi emarginata. E ciò potrebbe convincere i siriani a ridefinire i loro legami con Teheran. Ma questa è un'altra storia.

(Traduzione di Andrea Holzer)

Lo scrittore e giornalista iraniano Amir Taheri vive in Europa. Si occupa di Medio Oriente e terrorismo islamico.

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