Il piano segreto dell’Iran per comprarsi il Libano
12 Settembre 2007
di Redazione
Mentre vengono espulse dal mercato globale per via delle
sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, le banche iraniane sono sbarcate
in Libano alla ricerca di nuove opportunità economiche. Operando per
mezzo di uomini e compagnie di comodo, stanno finanziando acquisti di
terreni che potrebbero, nel tempo, ridisegnare la complessa mappa
etnico-religiosa del Libano.
Poco dopo la
guerra dello scorso anno tra Israele e Hezbollah, la Repubblica
Islamica ha costituito un “Comitato per il Libano” con lo scopo
apparente di ricostruire le aree a maggioranza sciita danneggiate per
via degli scontri. Il tutto ha preso la forma iniziale di un “dono
Islamico” da 250 milioni di dollari distribuito da Hezbollah a i suoi
sostenitori. Comunque, coloro i quali hanno ricevuto i contanti non li
hanno poi usati per ricostruire le loro case nei villaggi sciiti a sud
del fiume Litani. Quando ho visitato l’ex-zona di guerra la scorsa
settimana sono rimasto sorpreso nel constatare che c’era veramente poco
lavoro di ricostruzione in corso nei villaggi sciiti vicini al confine
con Israele.
Non è che per caso Teheran stia
sviluppando una nuova strategia, in cui il territorio libanese a sud
del Litani servirà come zona cuscinetto per una futura guerra contro
Israele? Fino alla guerra dello scorso anno la zona in questione era
una roccaforte di Hezbollah e ospitava più del 90% del suo arsenale,
inclusi migliaia di razzi e missili. Al giorno d’oggi, comunque,
nonostante Hezbollah sia ancora presente non è autorizzato alla
detenzione di armi nella zona a sud del Litani. Fatto ancora più
importante almeno dal punto di vista di Teheran, le Guardie
Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) non sono più in grado di mantenere la
loro presenza in quella zona. Ora infatti ci sono circa 12.000 soldati
Onu e quasi altrettanti uomini dell’esercito regolare libanese a
controllare l’area.
E’ proprio contro questo
stato di cose che la nuova strategia di Teheran ha un senso. La
strategia è volta all’ottenimento dei seguenti risultati. Per prima
cosa mira a creare una striscia di basi a nord del fiume Litani dai cui
poter scagliare razzi e missili contro lo stato di Israele. Questo
consentirebbe alle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e ad i suoi alleati
di tagliare la rotta per mezzo della quale il governo centrale di
Beirut e/o le Nazioni Unite mandano rinforzi verso il sud del paese.
Secondo, acquisire territori e costruire nuovi villaggi in aree non sciite a
nord del Litani garantirebbe una contiguità territoriale a quelle
comunità sciite fedeli a Hezbollah e quindi alla Repubblica Islamica.
Teheran sarebbe quindi in grado di portare aiuti e armi ai suoi alleati
libanesi attraverso il confine siriano senza dover oltrepassare aree
controllate da altri fazioni libanesi. Gli enti per le
telecomunicazioni iraniani stanno già costruendo linee a fibre ottiche
per internet, network televisivi e telefonici, fuori dal controllo del
governo libanese.
Infine, la nuova strategia
potrebbe tagliar fuori dalla sua tradizionale roccaforte nel Wadi Al
Taym, parte della minoranza guerriera drusa, che rappresenta circa il
5% della popolazione ed è attualmente il più deciso fautore della
democratizzazione. Anche la comunità cristiana potrebbe restare divisa,
con la sua tradizionale roccaforte greco-ortodossa di Marj Ayoun,
tagliata fuori dai villaggi maroniti e ortodossi nella Valle del Beka
meridionale.
Che questa potrebbe essere la mira
della strategia di Teheran è corroborato dal fatto che molti dei
territori comprati con i soldi iraniani nei mesi scorsi sono stati
venduti dalle famiglie druse e cristiane, spesso a prezzi troppo
attraenti per poter rifiutare. La presa della terra finanziata
dall’Iran potrebbe anche portare all’isolamento della popolazione
musulmano-sunnita nelle contese She’ba Farms, che sono ancora sotto
occupazione israeliana.
Se questo schema fosse
completamente implementato, gli sciiti libanesi potrebbero finire per
essere l’unica delle diciotto comunità del paese a poter contare su di
una contiguità territoriale che andrebbe dal confine con la Siria alla
frontiera con Israele, passando per il Libano meridionale. Questo
garantirebbe a Hezbollah, considerato come uno Stato a sé stante
all’interno dello Stato libanese, anche una chiara espressione
territoriale. Un pezzo del Libano controllato da Hezbollah più Gaza
sotto il controllo di Hamas formerebbero le due chele di una pinza che
la Repubblica Islamica potrebbe usare contro Israele in caso di un
conflitto di vaste dimensioni nella regione.
La
mossa iraniana di “comprare il Libano” avrebbe un effetto anche in
altri settori dell’economia. Alcuni gruppi-pro-iraniani possiedono già
cinque delle otto stazioni televisive e due su quattro dei quotidiani
più diffusi in Libano. Aggiunto a questa macchina da guerra ricostruita
di Hezbollah, inclusi 2.000 nuovi guerrieri, lo “Stato-nello-Stato”
apparirebbe come completamente sviluppato e asservito a Teheran.
La
nuova strategia di Teheran è rafforzata dal fatto che gli sciiti
rappresentano una della comunità più rapidamente in espansione del
Libano. La maggior parte delle stime indicano che gli sciiti, che già
contano più del 35% della popolazione, rappresentanti la più grande
comunità nel Libano, potrebbero acquisire anche la maggioranza
demografica entro i prossimi dieci anni. Incoraggiate dai fondi
speciali provenienti da Teheran, le famiglie sciiti producono già più
bambini delle altre comunità libanesi. Allo stesso tempo, gli sciiti
rappresentano l’unica comunità che aumenta di numero per
via del ritorno di numerosi espatriati, generalmente dall’Africa
occidentale. Le altre grandi comunità libanesi, i maroniti e i
musulmani sunniti, stanno invece diminuendo di numero a causa delle
famiglie ristrette e dell’immigrazione crescente.
Mentre fa
credere alla plausibilità di una imminente guerra contro gli Stati
Uniti, Teheran sembra aver assunto che l’amministrazione di George W.
Bush, la quale si avvia alla fine del suo ciclo, non è
nella posizione di prendere l’iniziativa. Questa considerazione,
secondo gli strateghi iraniani, darebbe loro il tempo di fortificare le
posizioni acquisite a Gaza e nel Libano come ponti contro Israele.
L’assunto consiste nel credere che, dato il rischio di sacrificare
molte vite in Israele, nessun presidente Usa penserebbe mai di
attaccare l’Iran.
Visto che,
dagli anni ’80, ha investito qualcosa come 20 miliardi di dollari,
Teheran sembra aver optato per una strategia a lungo raggio in Libano.
Questo potrebbe aiutare a calmare un po’ le acque anche in vista delle
elezioni presidenziali potenzialmente esplosive di questo mese. Rimane,
comunque, un grosso punto interrogativo. Anche la Siria, alleato
indispensabile dell’Iran nella regione, ha interesse a calmare un po’
le acque giù in Libano? Tradizionalmente la Siria si è sempre
presentata come l’unica nazione in grado di imporre stabilità nel
caotico Libano. Se Teheran decide di comprarsi il Libano invece di
prenderlo con armi, la Siria potrebbe sentirsi emarginata. E ciò
potrebbe convincere i siriani a ridefinire i loro legami con Teheran.
Ma questa è un’altra storia.
(Traduzione di Andrea Holzer)
Lo scrittore e giornalista iraniano Amir Taheri vive in Europa. Si occupa di Medio Oriente e terrorismo islamico.
