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Vita da difendere

Il Portogallo sposa il relativismo: 5 progetti di legge pro eutanasia

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I venti forieri di leggi mortifere continuano a soffiare sui Paesi europei. Recentemente, infatti, non solo la Germania ha depenalizzato il suicidio assistito anche per chi non è malato terminale, ma persino il Portogallo per la prima volta nella sua storia ha aperto la strada all’eutanasia.

Il mese scorso il Parlamento portoghese ha approvato cinque progetti per depenalizzare l’eutanasia, presentati dai partiti di sinistra BE, PEV, PS, PAN e Iniziativa liberale. Le cinque proposte di legge, votate nominalmente dai deputati il 20 febbraio, sono state approvate con larga maggioranza: ben 111 voti in più rispetto alla soglia minima richiesta per l’approvazione.Tuttavia l’iter procedimentale non è ancora concluso, le proposte di legge dovranno prima andare al Comitato Affari costituzionali, Diritti, Libertà e Garanzie, dove i partiti proveranno a stilare un testo congiunto.

Nel frattempo centinaia di persone sono scese in piazza per manifestare pubblicamente la netta contrarietà alle proposte legislative sulla depenalizzazione dell’eutanasia. Manifestanti provenienti da varie parti del paese tra cui quelli della Federazione portoghese per la Vita si sono concentrati a Lisbona nella piazza di fronte al Parlamento prima e durante il dibattito parlamentare, contestando inoltre la circostanza che la tematica dell’eutanasia non era mai stata discussa in campagna elettorale.

La Conferenza episcopale portoghese (CEP) al riguardo ha dichiarato di aver seguito l’approvazione di tali disegni di legge con “enorme tristezza” e il suo portavoce padre Manuel Barbosa ha ricordato di “tenere presente la dignità e la vita della persona, senza cedere ad atti come l’eutanasia, il suicidio assistito o la soppressione della vita, anche se lo stato della malattia è irreversibile”.

Ciò che si profila dopo l’approvazione finale del testo congiunto è l’apertura di tre possibili scenari che vedono protagonista il Presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa: la promulgazione del testo, il veto o il rinvio alla Corte costituzionale. Marcelo Rebelo de Sousa, cattolico praticante, ha promesso silenzio sull’argomento sino al termine dell’iter procedimentale, ma il settimanale portoghese Expresso ha riferito che molto probabilmente il Presidente prenderà in considerazione due possibilità: porre il veto o rinviare la legge alla Corte costituzionale.

Se il Presidente dovesse decidere per il veto, i partiti in teoria potrebbero comunque avere i numeri per l’approvazione, essendo sufficiente la maggioranza assoluta dei deputati in carica e in tal caso il Presidente dovrà promulgare la legge entro otto giorni.Nel caso in cui invece il testo venisse inviato alla Corte costituzionale, la discussione si sposterebbe su un altro livello e al proposito è da considerare il fatto che all’interno della stessa Corte ci sono posizioni distanti sull’eutanasia, come quelle ad esempio di Jorge Miranda, deputato nel 1975 e uno dei padri costituenti e di Costa Andrade, attuale presidente della Corte, che dichiarò la sua contrarietà al progetto legislativo già due anni fa, quando ci fu il tentativo di legalizzare l’eutanasia nel Paese, che all’epoca non passò per soli cinque voti.

Se dunque la Corte Costituzionale arrivasse a dichiarare il testo incostituzionale, il Presidente della Repubblica dovrà apporre obbligatoriamente il veto e rinviare il disegno di legge in Parlamento per le modifiche, il che significherebbe in pratica l’affossamento dell’attuale progetto di introduzione dell’eutanasia nel paese lusitano.

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