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Il graffio

Il problema non sono le vecchie ideologie ma il cialtronismo imperante

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Quello che sta accadendo in Italia in questo periodo merita una riflessione attenta che non può limitarsi a sbrigative condanne dello squadrismo fascista. Troppo facile trovare un capro espiatorio datato per assolvere tutti i complici diretti e indiretti di un fenomeno che sta superando ogni limite della decenza.

Non sarebbe giusto chiedersi i motivi per i quali una fetta minoritaria della popolazione trovi spazio quotidiano in tutte le trasmissioni televisive come se quello che altrove potrebbe essere definito un fenomeno da baraccone da noi diventa motivo di discussione? Non sarebbe giusto interrogarsi sulla utilità della diffusione incontrollata dei talk show imperniati sulla discussione politica?

Io penso che dalla risposta a queste domande possa venir fuori qualche bagliore di lucidità senza la presunzione di aver capito tutto. In queste trasmissioni la politica viene degradata a confronto superficiale, a contrapposizione dialettica, a scontro tra tifoserie, situazioni queste in cui tutti si ritengono in diritto e soprattutto in grado di partecipare con banalizzazioni, giochi di parole e, spesso, volgarità. E questo “metodo” si sta diffondendo a macchia d’olio in ogni contesto, in tutte le relazioni ed in particolare su ogni argomento avendo trovato nel web il mezzo adatto per superare anche la vergogna.

Lo chiamerei, perché potrei anche sbagliarmi, “effetto Samarcanda” perché da allora, in nome di una strana libertà di parola, sono iniziate le abiure pubbliche, le denunce diffuse, gli applausi a chi strilla più forte che poi, una volta invasi tutti i canali, si sono trasformati in un modo di pensare leggero, a mio giudizio, antitetico al bisogno di profondità che è richiesta dalla necessità di risolvere i problemi.

Si è trattato della prevalenza di un nuovo qualunquismo che ha permesso a tutti di parlare di tutto al di là della competenza. E quindi è diventato normale parlare di microchip, di multinazionali , di induzione di tumori, di diffusione dell’autismo senza capire nulla di tutto ciò. E c’è sempre qualcuno che intervista questi disperati, c’è sempre qualcuno che “abbocca” a queste idiozie.

Allora consiglierei di ridare peso alla profondità della conoscenza limitando il confronto superficiale e potenziando il metodo della ricerca. Non abbiamo bisogno di parole in libertà, ci stanno strette le magliette dei tifosi, aspiriamo soltanto alla prevalenza del dubbio. Penso che soltanto con uno sforzo che ci riguardi tutti, andando in questa direzione avremo la speranza e non certo la certezza di non assistere più a tante oscenità .

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1 COMMENT

  1. Quanta verità in poche parole. Serve competenza e responsabilità cominciando proprio dalla politica e dalla magistratura ormai divenuta una “Istituzione inaffidabile”.

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