Il conflitto israelo-palestinese

Il “Quartetto” rilancia Annapolis ma servono fatti non parole

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Il “Quartetto” composto dalle Nazioni unite, l’Unione europea, la Russia e gli Stati Uniti – che si è formato   nel 2002 per trovare una soluzione comune per la pace in Medio Oriente – lunedì scorso è tornato a riunirsi al Palazzo di Vetro per fare il punto sulla questione israelo-palestinese, presente il Segretario Generale Ban ki-Moon. L’obiettivo su cui è stata richiamata l’attenzione è quello di intensificare le trattative, premendo sia sugli israeliani che sui palestinesi perché intraprendano le azioni necessarie a tal fine.

Il “Quartetto” ha esortato i palestinesi a continuare i loro sforzi per riformare i servizi di sicurezza e smantellare l’infrastruttura del terrorismo. Allo stesso tempo è stato chiesto ad Israele di congelare le attività legate a nuovi insediamenti – che hanno un impatto negativo sull’atmosfera dei negoziati e sulla ripresa economica palestinese – e affinché si impegni ad arginare la crescente minaccia dei coloni più estremisti.

In un comunicato rilasciato alla fine dell’incontro si legge: “Il Quartetto ha espresso la sua convinzione che il processo di negoziati bilaterali lanciato ad Annapolis (lo scorso anno) è irreversibile e che le trattative dovrebbero essere intensificate per porre fine al conflitto e istituire il più presto possibile lo stato di Palestina, che conviva fianco a fianco con Israele, nella pace e nella sicurezza”.

Oggi, dunque, l’obiettivo è quello di mantenere viva la ricerca della soluzione “due popoli / due stati”, in un periodo di transizione politica di particolare rilevanza. Con un nuovo presidente che entrerà alla Casa Bianca tra poco più di un mese e con le elezioni previste in Israele e probabilmente anche nei territori palestinesi entro la prossima primavera, il Consiglio ha intenzione di riaffermare il sostegno internazionale al raggiungimento di un accordo.

Uno degli aspetti più rilevanti è che l’iniziativa vede l’appoggio congiunto della Russia e degli Stati Uniti. L’incontro, come evidenziato dal comunicato finale, si è svolto con numerosi richiami al cosiddetto "Processo di Annapolis" lanciato dal presidente G.W. Bush proprio un anno fa, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere un’intesa sulla pace tra ebrei e palestinesi entro la fine della sua permanenza alla Casa Bianca.

La Rice in una recente intervista ha dichiarato che questo rappresenta ancora il percorso migliore da seguire e che non bisogna abbandonarlo solamente perché non sarà rispettata la scadenza che era stata posta ad Annapolis per concludere le trattative: “La risoluzione da votare è piuttosto semplice – ha detto il segretario di stato americano – ma la sua approvazione è di fondamentale importanza per sostenere il processo di pace e per fissare delle fondamenta da cui proseguire il cammino”, precisando che “gran parte del lavoro essenziale è già stato avviato” e che l’amministrazione di Obama troverà solide basi su cui poter costruire. Israeliani e palestinesi hanno confermato che sono stati registrati molti più progressi all’indomani di Annapolis piuttosto che durante tutte le trattative condotte dall’amministrazione Clinton nel 2000.

Anche l’ambasciatore americano Zalmay Khalizad ha sottolineato di fronte ai giornalisti che la risoluzione in via di approvazione riprenderà proprio gli obiettivi del dialogo di pace lanciati nel novembre del 2007 nella città del Maryland: “Riteniamo che a questo punto sia molto importante riconoscere i progressi che sono stati compiuti fino a questo momento” ha spiegato Khalilzad, aggiungendo che “è cruciale sostenere la soluzione ‘due popoli / due stati’ e il consiglio deve esprimersi a favore, in modo tale da non permettere che ci siano pause nei negoziati”.

Anche il premier britannico Gordon Brown ha espresso ieri il vivo auspicio che il 2009 si riveli “l’anno della pace” per la soluzione del conflitto. L’invito,  avanzato durante l’apertura di un Forum palestinese a Londra sul commercio e gli investimenti, è quello di unirsi a tutti coloro che condividono l’impegno per la pace, la prosperità e la sicurezza in tutto il Medio Oriente. Il premier britannico ha insistito sulla soluzione che prevede la formazione di due stati, “uno palestinese sicuro ed economicamente vitale, e uno israeliano finalmente libero da ogni preoccupazione sulla pace e la stabilità all’interno dei propri confini”.

Nel testo della risoluzione non viene menzionata in particolare nessuna delle lamentele che sono state sollevate dalla parte israeliana o dalla parte palestinese. Quello che si può leggere nella bozza è un’esortazione a entrambe le parti ad "astenersi da qualsiasi azione che possa minare la fiducia o pregiudicare il buon esito delle trattative", oltre a un richiamo per "un’intensificazione degli sforzi diplomatici" che assicuri una "pace ampia, giusta e duratura nel Medio Oriente".  Il Quartetto ha affermato che un tale risultato, con un trattato conclusivo, potrà essere raggiunto solo attraverso sforzi simultanei incentrati su tre direttive:

- il negoziato;

- la costruzione delle istituzioni di uno stato palestinese, inclusi accorgimenti per lo sviluppo economico;

- l’attuazione degli impegni presi dalle parti secondo la Road map stabilita nelle conclusioni di Annapolis (l’Annapolis Joint Understanding). 

L’ambasciatore russo Vitaly Churkin ha confermato che Mosca appoggia il testo della risoluzione e concorda sul fatto che il cambiamento di amministrazione negli stati Uniti e in Israele non dovrebbe rallentare il processo di pace. "Riteniamo sia davvero importante non bloccare lo slancio che è stato impresso all’iniziativa – ha dichiarato Churkin – negli ultimi 12 mesi sono stati compiuti notevoli sforzi ed è necessario che non vadano persi, ma piuttosto moltiplicati senza pausa". Dello stesso parere l’ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert che, parlando a nome dell’Unione europea, ha affermato che la bozza del testo rappresenta "un’ottima base per raggiungere un accordo".

La delegazione dei palestinesi non ha invece espresso ancora alcun commento. La Libia, che li sostiene con convinzione, al momento rappresenta l’unico stato arabo all’interno del Consiglio di Sicurezza e si è ripetutamente scontrata con Washington proprio riguardo questioni palestinesi. Comunque l’atmosfera generale che si respira è di grande ottimismo circa l’intesa raggiunta all’unanimità dal Quartetto. La speranza è che tale ottimismo non si spenga, ma che piuttosto faccia seguire all’approvazione formale dell’intesa una sua realizzazione concreta.

 

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