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Il Recovery Fund, i corsi e i ricorsi europei…

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“Una volta che gli equilibri di potere americani si saranno definitivamente stabilizzati, sarà solo questione di tempo perché l’ anglosfera riprenda il controllo del piccolo gigante di Terra, e riduca a ragione uno strumento -in realtà un esperimento – di governo regionale sfuggito di mano ai suoi creatori e che è stato venduto alle popolazioni di  questa parte di Eurasia come “sogno europeo”, infarcendolo di richiami a Kant, alla “pace perpetua”, all’ ideologia dei diritti impossibili, perenne espansione, all’ economia “in equilibrio” dell’ ordo- liberismo, e ad altre amenità del genere”. Così dice Alessandro Mangia, nel suo L’ emergenza e le tre grandi cesure, (Postfazione a Giulio Sapelli, 2020. Pandemia e resurrezione). E questo pensiero di Alessandro Mangia inquadra bene ciò che sta accadendo in Europa con il gran strepitare sul recovery fund …

Non vi é dubbio che la crisi pandemica ha provocato un problema simile a quello che si pose dinanzi alle potenze europee all’ inizio del secolo XVIII, quando  la morte senza eredi di Carlo II di Borbone  scatenò il conflitto per l’ ascesa al regno di Spagna. Filippo di Borbone, pronipote di Luigi XIV, si insediò sul regno di Spagna senza tener conto delle proteste delle altre corone ma ciò scatenò le reazioni dell’Imperatore Leopoldo I, del Regno Unito e delle Provincie Unite che, dopo essersi riuniti all’ Aja nel 1702, dichiararono guerra sia alla Francia sia alla Spagna, appoggiati in ciò dalla Baviera, dal Portogallo e dal Duca di Savoia. L’Inghilterra, la casa d’ Austria e i Paesi Bassi raggiunsero il loro scopo impedendo la riunificazione sotto una sola corona dei regni di Spagna e di Francia. L’Inghilterra, che sconfisse con i suoi alleati i Borbone, poté così impossessarsi delle colonie francesi nell’America del Nord e i duchi di Savoia potettero giungere alla proclamazione reale.

Ma il risultato più importante fu il fatto che si impose in tal modo il principio della permanenza di una entente cordiale che impedì sino alla Prima Guerra Mondiale l’ascesa al domino europeo di una sola casa regnante, di una sola grande potenza: iniziava il “concerto delle nazioni”, ciò che oggi manca tragicamente in Europa, sostituito dal duopolio franco-tedesco e dai “rassemblamenti” erratici degli ex stati sottoposti al dominio sovietico. Non é un caso che oggi il dominio  repubblicano tedesco della Cancelliera Merkel – la Cancelliera venuta dall’est -, sull’ Europa volge alla fine (un dominio  senza fasti nobiliari, ma con quella modesta casalinga crudeltà della partita doppia  che si respira nei romanzi di Le Carrè). Ed è proprio in questo momento che la Francia vuol affermare che anche oggi, tre secoli dopo le guerre di successione spagnola, non vi dovrà essere una sola potenza dominante europea. Così il Presidente Bimbo Meccanico Macron, neo gollista imperfetto e  dimidiato, si è inventato -con la diplomazia più intelligente e crudele del mondo- il recovery fund

Un piano che non esiste da nessuna parte – almeno sino a oggi – se non negli annunci. E’ un’ altra delle favole di cui parla così bene Alessandro Mangia nei suoi splendidi lavori.  Se si legge, infatti, il Financial Times del 22 maggio 2020, e l’articolo congiunto di ben tre giornalisti – pensate un po’, di Victor Mallet da Parigi, di Guy Chazan da Berlino e di Sam Fleming da Bruxelles – si parla espressamente di common borrowing che anche all’istituto di lingue Berlitz si traduce come “debito in comune” o più eurocraticamente con “mutualizzazione del debito”. Del resto il comunicato dell’Eliseo di lunedì scorso – che la stampa francese pubblica con discrezione – parlava espressamente di raggiungimento dell’obbiettivo degli euro bond, ma altrettanto sommessamente,  seppur chiaramente diceva che non si poteva dare all operazione appena impostata il nome di euro bond perché nel 2012, pensate che memoria, la Cancelliera Merkel si era dichiarata contraria agli euro bond e quindi bisognava inventarsi un altro termine. E si sottolineava che la proposta era franco tedesca e che i due ministri dell’economia, tedesco e francese, stavano lavorando insieme al contenuto tecnico della proposta. Sempre di debito , comunque, si parlerà. Basta saperlo e sapere che le regole del Trattato di Maastricht ci sono tutte e funzionano, Corte Costituzionale Tedesca vigiliante, in accordo con il governo tedesco. E si continuerà quindi a non fare investimenti diretti in conto capitale ma condizionati dal Trattato   e a ciò che ne è derivato, con tutte le conseguenze del caso. Quindi nulla di nuovo sotto il sole se non la riproposizione di una vicenda storica plurisecolare

La differenza, però, c’è. E la differenza è tutta tedesca. Risiede nel fatto che il lato bavarese dell’economia tedesca – che è connesso fortemente con quello italiano del nord e quello spagnolo del sud – non può non cercare una soluzione intermedia tra investire senza produrre nuovo debito e investire con debito a scoppio ritardato, come è nella sostanza, sia  con il MES sia con questo nuovo recovery fund

Esso altro non é che una proposta di diplomazia europea che si inserisce bene nel solco della sentenza della Corte costituzionale tedesca e che è perfettamente in linea con ciò che è scaturito da Maastricht e seguenti sino al 2012, con il  TFUE in cui risiede l’unica carta che si potrebbe giocare in senso antipandemico: il ricorso all’ art. 122 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, ossia quello che evoca gli eventi catastrofici, dinanzi ai quali le regole “ordo-liberiste” che affermano la natura dispiegata dei trattati interstatali che reggono l’ Europa, potrebbero essere messe a tacere. Basterebbe un nuovo trattato di un articolo solo, che evocando quell’articolo del TFUE, ne dichiarasse l’immediata applicazione

Ah! bei tempi, quelli dell’aristocrazia e delle sue famiglie secolari: erano circondate di consiglieri pensanti.. Ricordate Erasmo e L’ Educazione del Principe Cristiano? Oggi si proviene dal Grande Fratello e si diviene consigliere di principi o di cavalieri… del lavoro. Povera Europa…

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1 COMMENT

  1. In generale, la sfida che fin qui la Globalizzazione ha perso è nell’opportuna Allocazione in Tempo Reale tanto del Capitale Umano (tenendo conto delle Vocazioni e dei Talenti individuali) che dei Capitali Finanziari a propria disposizione.
    Eppure la capacità tecnologica per governare opportunamente informazioni d’intelligence non mancava né agli Stati Uniti, né al CommonWealth Britannico, né all’Europa, né alla Confederazione degli Stati Indipendenti e tanto meno alla Repubblica Popolare Cinese.
    In Italia a descrivere le Magnifiche Sorti e Progressive Cinesi ci sono rimasti Massimo D’Alema ed il Movimento 5 Stelle.
    Per il primo è comprensibile, vista la sua estrazione culturale e politica, per gli altri è evidente l’incapacità intellettuale: fa forse uso la Repubblica Popolare Cinese del Salario di Cittadinanza ???

    L’Europa, a valle della Brexit, nel breve periodo, potrebbe assumere una configurazione intermedia tra una Unione di Stati Indipendenti e qualcosa di simile al Commonwealth Britannico (e proprio la soluzione della questione Ucraina in qualche modo lo rivelerà), ma se continuerà a punire la Microsoft per la questione dell’interoperabilità dei Sistemi Informatici oppure per decidere se questa deve o meno vendere il browser web nella propria suite di applicazioni per ufficio e, nel frattempo a non integrare e governare in tempo reale i Sistemi Statistici Nazionali quelli Informativi Sanitari, del Welfare e del Lavoro, non andrà da nessuna parte: né verso gli Stati Uniti d’Europa, né verso la Confederazione degli Stati Indipendenti d’Europa, né verso il Commonwealth Europeo.

    L’occasione l’ha cominciata a perdere quando non avendo condiviso una Carta Costituzionale, al momento dell’introduzione della Moneta Unica non ha neanche deciso di stamparvi su né il Motto “In Varietate Concordia”, né altro Motto.

    Ed inoltre il Progetto Erasmus l’ha confinato alla sola fase terminale degli studi universitari.

    La cartina al tornasole è rappresentata dalla limitata mobilità di personale docente/didattico nei Licei Linguistici e/o nelle Facoltà di Lingue, oppure nell’Editoria Scientifica oppure nelle Reti di Ricerca, nei Parchi Scientifici, nei Centri di Supercalcolo.

    Nella lista Top500 dei Centri di Supercalcolo mondiali, il primo Centro di Supercalcolo Europeo è … Elvetico, ed è seguito solo a distanza da una Sede Tedesca.

    Ora, dell’Environmental Modelling come si pensa di farlo senza Supercalcolo ???

    Ma tutto questo l’Avvocato dell’Oclocratico Populismo, neanche lo sa’ !!!

    Amen !!!
    Pro Sit !!!

    Object Oriented Analysis & Design
    For
    Object Oriented Government !!!

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