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Cosa serve alla crescita del Paese

Il rigore è la via per stare in Europa, rilanciare il Sud e puntare sull’energia

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Ci vuole ambizione per crescere, e per il Sud è necessario che lo Stato ritorni e faccia lo Stato. Queste parole così strane e diverse dal solito nel contesto quotidiano di miserie politiche nel quale stiamo vivendo da mesi, sono risuonate forte e chiaro nella bocca di uno dei pochi politici realmente seri che l’Italia può permettersi. Giulio Tremonti, il nostro ministro dell’Economia, ha parlato in questi termini al Forum nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio che si è tenuto a Venezia, seguito da un incontro organizzato a Mestre dalla Cgia, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese.

Nell’illustrare i quattro pilastri della “nuova architettura” che l’Europa si è data per affrontare e superare la crisi, il ministro ha focalizzato il suo intervento sull’importanza del fatto che l’Europa ha deciso di adottare una nuova politica di bilancio fatta con criteri di responsabilità e di austerità, in rottura col passato quando si produceva più debito che ricchezza e più deficit che Pil.

Avendo finalmente chiarito e condiviso tutti il concetto che il debito pubblico e privato erodono il nostro futuro e quello dei nostri figli, l’Europa intende adottare una politica economica unica con una prospettiva di medio periodo ed un obiettivo per il 2020. Oltre alla stabilità del bilancio, si guarderà alla crescita ed alla competitività con un’ottica fortemente innovativa: gli impegni che non sono rispettati saranno sanzionati.

In questo modo, tenendo conto anche dei piani di sviluppo, non ci si fermerà soltanto al rigore ed al contenimento del deficit e del debito come è stato costume nel passato. Il nostro paese è chiamato a svolgere la sua parte sapendo che i tempi sono molto stretti perché l’agenda finale sarà definita ed approvata a fine d’anno. In questo contesto non è, quindi, più possibile vivere alla giornata, senza impegnarsi seriamente speculando sulla rendita che deriverebbe dallo sviluppo di altri paesi che possano assicurare il traino di quelli più lenti.

 

La sfida è importante perché significa cambiare marcia per tutti ma, soprattutto significa cambiare filosofia assumendosi ciascuno una parte di responsabilità e di ruolo nello sviluppo. Se da una parte si dovrà combattere contro le vischiosità storiche della burocrazia e la sua ottusità, la sfida maggiore riguarderà il ruolo stesso dello Stato.

Il paese non può più permettersi, e questo avrebbe dovuto valere sempre, di essere praticamente spezzato in due con tutta una parte, il Sud, essenzialmente in mano alla malavita ed al malaffare perché lo Stato ha abdicato alla sua funzione in molti settori concedendo mano libera alle varie cosche e ‘ndranghete. Non si può più pretendere e gridare a gran voce che il Sud ha bisogno di finanziamenti quando quelli sino ad oggi ricevuti molto spesso non sono serviti alla realizzazione di quanto previsto ma sono andati a confluire nel fiume carsico di finanziamenti illeciti al malaffare, politico e delinquenziale, oppure in opere inutili e, spesso, restate incompiute.

Gli esempi sono molteplici e ben presenti nella memoria di tutti; per citarne qualcuno, il terremoto e la ricostruzione del Belice, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, opera sempre in riparazione o rifacimento parziale ma palestra di ben 160 attentati mafiosi, solo per parlare di due tra i casi più eclatanti. Non sarà più possibile farsi belli con lo stellone italico consolandoci che siamo particolarmente intelligenti e fantasiosi così che riusciamo sempre a sbrigarcela ed a confrontarci con i nostri competitori.

Da tempo questo non è più tanto vero, lo sappiamo e l’esempio più eclatante è proprio nel problema del costo dell’energia nel nostro paese: la nostra dipendenza quasi totale dagli idrocarburi fa sì che l’energia elettrica necessaria a fare funzionare le nostre industrie costa oltre il 30 o 40 per cento in più dei loro competitori. La corsa è quindi falsata a monte perché partiamo con l’handicap. Da qui la necessità di una profonda revisione del nostro mix energetico. Anche Tremonti ha ribadito la necessità dell’urgenza di ripartire, e subito, con il nucleare; in questo modo potremo sperare che nel giro dei 10 anni avremo riequilibrato il divario.

Ci riusciremo? Il futuro non si presenta roseo, la situazione politica instabile rende tutto meno certo e l’assenza, ancora dopo oltre quattro mesi, di un ministro dello Sviluppo, non aiuta a ben sperare. Penso che gli italiani siano stanchi di ascoltare e leggere le miserie che sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni; ne hanno abbastanza di scoprire imbrogli, favoritismi e compagnia cantante sempre a favore dei soliti noti.

Provino i politici, tutti almeno una volta ad occuparsi soltanto ed in maniera efficiente della Repubblica, la res publica dei romani: un concetto che è andato spegnendosi e che oggi pare piuttosto divenuto res nullius.

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