Home News Il rischio di lasciare agli iracheni il controllo della “green zone”

Il rischio di lasciare agli iracheni il controllo della “green zone”

0
48

Secondo il Generale Maggiore William Caldwell, l'attentato suicida di giovedì - avvenuto all'interno del ristorante bar del Parlamento iracheno attorno alle 14,30 ora locale - avrebbe ucciso almeno otto persone (tra le quali tre parlamentari), ferendone altre venti. La gravità di tale notizia è acuita a dismisura se si considera che l’attentato ha colpito il centro della iper-protetta e fortificatissima Green Zone. Ad essere coinvolti nell'incidente, stando a  Muhanned Jabbar, un funzionario parlamentare, sono stati il legislatore sunnita Mohammed Hassan Awadh ( un membro del Fronte per il Dialogo Nazionale) ed un suo collega sciita non ancora identificato, oltre all'altro sunnita Taha al-Liheibi del Fronte per l'Intesa Sunnita.

Inoltre, altri esplosivi sono stati ritrovati non lontano dal luogo dell'incidente e sono stati fatti brillare. Ora le autorità si chiedono come sia possibile che un'attentatore suicida sia stato in grado di far passare la bomba attraverso i molteplici check-point che presiedono l'edificio parlamentare.  Secondo Mohammed Abu Bakr, il capo delle relazioni con i media al Parlamento intervistato dalla Associated Press, alcune procedure di controllo avevano subito delle modifiche proprio giovedì mattina ed in particolare lo scanner a disposizione degli addetti alla sicurezza pare si fosse guastato, ragion per cui gli agenti sarebbero stati costretti a perquisire i passanti “a mano".

Lo stesso Bakr si dice convinto di aver visto le gambe mozzate dell'attentatore così come riportato dal New York Times: “Ho visto due gambe nel mezzo della caffetteria e nessuno di quelli che sono stati uccisi o feriti ha perso le sue gambe—vale a dire che quelle che ho visto devono essere dell'attentatore". L'inviata della Cnn a Baghdad, Kyra Phillips, dice di non sapere se l'attentatore provenisse dall'interno del palazzo o dall'esterno, un dubbio in effetti legittimo, vista la delicatezza della vicenda. Ma quando Miles O'Brien, conduttore del programma “American Morning” chiede alla sua inviata se sia possibile introdurre una bomba all'interno del Parlamento evitando tutti i posti di blocco, la Phillips risponde che per arrivare nel luogo dell'esplosione si devono superare almeno tre o quattro check-point, dove i raggi X scandagliano i bagagli a mano e si viene perquisiti accuratamente. La giornalista descrive la procedura come un “processo intenso ma è qualcosa che non attiene più alle truppe Usa e che invece è stato passato agli iracheni ed anche ad un gruppo di sicurezza che è stato ingaggiato appositamente, sono loro che stanno lavorando ai check-point proprio ora".

Si tratta indubbiamente di un particolare di non poco conto: senza lasciarsi andare a facili colpevolizzazioni e senza voler puntare il dito a tutti  i costi, si deve però tenere conto del fatto che il compito di controllare l'accesso all'edificio parlamentare di Baghdad non può ancora essere lasciato in mano agli iracheni né tanto meno appaltato a ditte specializzate.  Una considerazione che non cambierebbe nemmeno nel caso in cui la bomba fosse stata presente già all'interno dello stesso edificio. Il Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, non è comunque sembrato molto sorpreso dall'avvenimento visto che ha riferito alla stampa di essere a conoscenza del problema relativo alla sicurezza della capitale irachena da lungo tempo e che d'altro canto, nonostante l'impegno profuso dall'amministrazione Bush e lo sforzo sul campo del Generale Petraeus, “Non credo che qualcuno si aspettasse l'assenza di tentativi da parte dei terroristi di minacciare la sicurezza che stiamo tentando di creare".

D'accordo, nessuno si aspetta un cessate il fuoco da parte dei terroristi ma il fatto che la zona fortificata della città sia ora virtualmente accessibile da parte di un attentatore suicida (secondo fonti del Ministero degli Interni iracheno, la guardia del corpo di un parlamentare) rimane comunque inquietante.  Anche se si erano già avuti dei segnali di tale debolezza difensiva: non più tardi di una dozzina di giorni fa erano state rinvenute delle giacche imbottite di esplosivo sempre all'interno della Green Zone e lo scorso mese due americani furono uccisi dal lancio di un missile nella stessa zona. Inoltre, pochi giorni prima, la conferenza del Segretario Generale dell'Onu Bank-ki Moon fu interrotta dal frastuono di un altro razzo scagliato dall'esterno che si fermò a poche centinaia di metri.

Segnali che forse si sarebbero potuti interpretare meglio, segnali che tutto sommato sono anche indicativi dell'attuale situazione: i terroristi possono piazzare bombe ovunque e farle esplodere a loro piacimento riuscendo anche nel cuore della neonata democrazia irachena. 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here