Home News Il risveglio tardivo dei liberal e l’ipocrisia della censura contemporanea

Pòlemos

Il risveglio tardivo dei liberal e l’ipocrisia della censura contemporanea

1
207

Dopo più di un mese di devastazioni in tutto il mondo, con monumenti distrutti e dati alle fiamme, di film censurati e pilastri della letteratura contro i quali sono state lanciate infinite e accorate minacce, gli intellettuali liberal si sono risvegliati dal sonno. Centocinquanta tra scrittori e filosofi, giornalisti hanno lanciato un appello per fermare la furia iconoclasta, di un mostro quello del BLM che essi stessi hanno generato, con continue campagne e c.d. sensibilizzazioni di ogni genere che hanno prodotto una società protesa verso una totale anti storicità, che ha accesso gli animi delle peggiori masse tardo paleolitiche della specie umana. L’appello che ovviamente nasce dalla volontà di non lasciare in mano alle “destre” conservatrici il monopolio della difesa della tradizione culturale, parte dalla premessa che i cattivi sono sempre i populisti, fascisti e sovranisti e ovviamente razzisti. Ma per lo meno qualcosa si è mosso, e anche a sinistra, oltre le solite menti illuminate, anche nel mondo liberal si tenta se pur pigramente di porre un freno alla distruzione che imperversa.

Speriamo che lo stesso atteggiamento venga posto in essere in difesa di quei “romanzi” sui quali da tempo la fatwa del politicamente corretto ha posto l’attenzione e verso la quale si è mossa già da anni la tagliola della censura.

Proprio la censura che il progressismo degli albori ha sempre combattuto è divenuta nella società post-moderna e post-occidentale l’arma con la quale vengono combattuti e ridotte al silenzio le voci che si levano in opposizione alla nuova religione atea, fondata sul multiculturalismo apoditticamente imposto.

Il nostro paese non è esente da questo rischio, anzi ormai il vento della censura sorvola i cieli d’Italia e troverà pieno compimento se dovesse essere approvato il ddl Zan il quale trascinerà l’Italia in quella palude di pressapochismo e banalità dalla quale con fatica era rimasta estranea. La censura per sua stessa definizione e come i padri dell’Illuminismo – i quali vengono sempre citati a caso – hanno insegnato è sempre foriera di risentimento. La Ragione è l’unico metro che gli uomini posseggono per giudicare e valutare e scegliere, mentre al contrario come saggiamente disse Goya “il sonno della ragione genera mostri”, come gli eventi attuali dovrebbero insegnare. Uno Stato di diritto che si ispira ai regimi di libertà non può sopravvivere se in nome di esso viene posto il reato di opinione, se la libertà di espressione e di critica diventano oggetto di sanzione, di multa se non addirittura sinonimo di perdita della propria libertà. A cosa sono valsi i volumi di Voltaire? A nulla, o peggio ancora sono divenuti il terreno delle nuove discriminazioni?

Siamo ormai entrati in una lunga notte della ragione, e dunque tornano alla mente le celebri parole si San Bernardo di Chiaravalle: “questo nostro mondo ha le sue notti e non sono poche”, che con grande lucidità analizzano la nostra epoca, dominata dal morbo dell’ipocrisia.

L’ipocrisia visibile anche nelle risposte troppo “pacate” dopo la decisione della Turchia di ritrasformare in moschea l’ex Basilica bizantina e dunque Cristiana di Santa Sofia. Ipocrisia nelle dichiarazioni dell’UE che si è ben guardata dal definire “cristiano” un luogo che invece si è preferito definire simboli di incontro fra culture. Parliamo ovviamente della stessa Unione Europea che ripudia di riconosce la propria identità nella tradizione cristiano-giudaica. Colpisce molto il fatto che tutto ciò avvenga nel giorno in cui si ricorda San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa, fondatore del monachesimo europeo. Come ebbe a ricordare Benedetto XVI “occorre suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici Cristiane del continente”. Perché senza uno spirito forte il nostro mondo e la nostra società saranno sempre in balia delle onde, qualunque sia la sigla con la quale esse si presenteranno.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. È proprio “il sonno della ragione genera mostri”, la traduzione del titolo del celebre disegno di Goya più “coerente” col disegno stesso, e non piuttosto “il sogno della ragione”? Questa, fra l’altro, è l’interpretazione d’un grande esperto dell’arte e della sua relazione con la società, come fu Hans Sedlmayr. In definitiva, tutti gli “-ismi”, che hanno funestato il secolo scorso, e i nuovi che già funestano quello presente, non sono, forse, “sogni della ragione”?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here