Il ritorno di Gheddafi è durato 22 secondi

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Il ritorno di Gheddafi è durato 22 secondi

21 Febbraio 2011

Gheddafi stanotte è apparso nelle tv dei libici per annunciare di essere a Tripoli e non in Venezuela, come era stato ventilato dal ministro degli esteri inglese nella giornata di ieri.  Il Colonnello ha condannato le "malevole insinuazioni" dei media occidentali ma a testimonianza della crisi in corso, invece di uno dei suoi soliti lunghi proclami, ha parlato qualche secondo al suo popolo. A quanto si sa, ora sarebbe diretto nella sua residenza di Bab Al Azizia, nella capitale. Il Colonnello ha anche detto di voler incontrare i giovani della Piazza Verde.

Ieri non è stato un negoziato facile quello fra i 27 ministri Ue sul testo di condanna della Libia. C’è una spaccatura netta tra le posizioni "dure" di paesi come Finlandia, Svezia e Danimarca – che appoggiano sanzioni contro il leader libico -, e ancora, di Germania e Gran Bretagna  – peraltro l’unico paese dell’Unione europea ad avere convocato l’ambasciatore libico in segno di protesta contro le violenze contro i manifestanti – e quelle "più articolate", vedi l’Italia. Per adesso i Paesi dell’Unione si preoccupano delle procedure di rimpatrio, seguendo posizioni diverse tra loro.

Il ministro degli Esteri Frattini ha chiesto che si avvii "un processo di riconciliazione che porti ad una Costituzione: sarebbe obbiettivo fondamentale"come proposto ieri dal figlio del colonnello, Seif al Islam. Il titolare della Farnesina ha inoltre affermato che "l’Italia è molto preoccupata sull’ipotesi che la Cirenaica e la Libia siano divise e sull’eventualità che venga instaurato un emirato islamico in Libia". Nello specifico, l’Italia preme perché nella bozza ci sia un riferimento alla difesa della integrità territoriale libica. Ma la Ue non vuol dare l’impressione di premere dall’esterno. Su quest’ultimo punto c’è un’ampia condivisione. Il ministro francese agli Affari europei Laurent Wauquiez ha dichiarato che la Francia non è in una posizione di ingerenza e che, posto che quanto sta succedendo è inaccettabile, tocca all’Europa decidere l’esito della crisi.

In Libia è guerra civile. I disordini hanno raggiunto anche Tripoli, la capitale, dov’è stata saccheggiata la sede centrale della Tv di Stato. Continuano i moti anche a Benghasi, el Baida, Misratah e il porto di Darnah. Migliaia di persone hanno affollato ieri Piazza Verde, l’ex Piazza Italia, e alcuni edifici pubblici sono stati dati alle fiamme, compreso il palazzo del Congresso generale del popolo, il "parlamento" libico. Le tribù libiche sono in subbuglio. Secondo l’emittente Al Jazira, i Tuareg avrebbero accettato la chiamata alle armi della tribù Warfala, che conta oltre un milione di abitanti nel paese. Uno dei leader Warfala avrebbe dichiarato che Gheddafi non è più considerato un fratello e che deve abbandonare il paese. Il capo della tribù Al-Zuwayya avrebbe minacciato di interrompere le esportazioni di greggio se da parte delle autorità non ci sarà uno stop alla repressione.

Dopo il discorso della notte scorsa al popolo libico, nel quale ha riconosciuto che le forze di sicurezza libiche "hanno esagerato", il secondogenito di Gheddafi, Seif, ha affermato che la Libia rischia "la guerra civile". Un’ipotesi che si è concretizzata nelle ore successive. Secondo Saif tra i manifestanti ci sarebbero elementi esterni alla Libia, che spingono per la creazione di "un emirato islamico" in Libia. Il ‘delfino’ ha promesso di riunire il parlamento per affrontare il nodo della introduzione della costituzione.