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Il ritorno di John McCain

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Mac is back. Dopo un mese di silenzio, John McCain è tornato in questi giorni a parlare. E a far parlare di sé. E’ intervenuto al David Letterman Show. Autoironico. Ha rivolto un discorso sull’unità della nazione a degli studenti texani. Patriottico. Ha rilasciato un’intervista alla Abc in cui ha strizzato l’occhio ad Obama ed ha girato le spalle a Sarah Palin. Insomma, il solito vecchio maverick che rifugge dagli schemi troppo angusti. Significativamente, il senatore dell’Arizona ha interrotto il suo mese sabbatico (movimentato in realtà da un viaggio che lo ha condotto in Iraq, Afghanistan ed India) con la partecipazione, giovedì scorso, al talk show satirico numero uno degli Stati Uniti. Un intervento riparatore. Durante le presidenziali, infatti, McCain aveva annullato la sua presenza al programma, motivando il forfait con l’urgenza di dover correre a Washington per discutere il piano di salvataggio di Wall Street. Non era vero. David Letterman aveva scoperto la bugia del senatore e lo aveva tagliato a fette.

McCain è apparso rilassato, del tutto a suo agio seduto alla poltrona accanto alla mitica scrivania di Letterman. D’altro canto, due anni fa, l’esponente repubblicano aveva annunciato la sua candidatura alla Casa Bianca proprio in uno show satirico, in quel caso ospite di Jay Leno. Al Letterman Show, McCain è riuscito a scherzare anche sulla vicenda più dolorosa della sua vita: la prigionia in Vietnam. “Ad Hanoi”, ha affermato il senatore del GOP, “c’è una statua nel punto dove sono stato catturato che recita: ‘26 ottobre 1967 il famoso pirata dell’aria John McCain è stato abbattuto e catturato’. Beh, non è da tutti avere una statua. Almeno finché campi”.

Il giorno dopo, McCain ha lanciato un appello agli americani affinché rispondano compatti alle sfide epocali che gli USA stanno affrontando in patria e all’estero. Occasione del suo discorso è stata la cerimonia di apertura dell’anno scolastico del Texas Tech di Lubbock. Un intervento di quindici minuti, particolarmente applaudito, in cui l’ex candidato presidenziale ha alternato ironia e patriottismo. “Lo so”, ha esordito parlando a centinaia di studenti, “il pensiero deve aver sfiorato la vostra mente: visto il risultato delle elezioni, forse era meglio se stavo zitto ancora per un po’”. Poi il ragionamento si è fatto più serio. McCain ha richiamato lo spirito del suo discorso della sconfitta del 4 novembre. Ha ribadito che per quanto differenti possano essere le loro idee, gli americani devono confrontarsi come amici non come nemici. “Noi siamo compatrioti americani”, è stato il suo monito, “nessuna altra affiliazione può contare più di questa”. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo lavorare assieme affinché questa nazione sia più forte, migliore di quella che abbiamo ereditato”.

Questa chiamata alla coesione ha caratterizzato anche l’intervista rilasciata domenica scorsa a This Week del canale ABC. E qui, John McCain ha fatto onore alla sua fama di “cane sciolto”. Innanzitutto, ha preso le distanze dal suo partito che da giorni attacca Barack Obama sui rapporti con il governatore dell’Illinois Rod Blagojevich, accusato di voler vender il seggio senatoriale del presidente-eletto. “Con tutto il rispetto per il Comitato nazionale repubblicano”, ha detto McCain, “penso che questo dovrebbe essere il momento di lavorare assieme. Non conosco i dettagli sulla relazione tra la campagna del presidente-eletto e il governatore dell’Illinois, ma sono fiducioso che tutte le informazioni verranno fuori”.

Incalzato dal giornalista George Stephanopoulos, McCain ha provato a delineare il suo futuro politico e il suo rapporto con Obama. “Spero”, è stato il suo auspicio, “di guidare un’opposizione leale. Ci sono temi su cui siamo in disaccordo. Certo. Apparteniamo a partiti diversi con differenti filosofie. Ma la nazione vuole che lavoriamo assieme”. In particolare, il veterano del Vietnam si è detto pronto a dare il suo appoggio ad Obama se troverà convincente il piano per il rilancio dell’economia, che il 44.mo presidente americano è intenzionato a presentare subito dopo l’insediamento, il 20 gennaio prossimo. McCain ha inoltre lodato le nomine del suo avversario per il team di sicurezza e politica estera, aggiungendo che i nomi scelti da Obama potevano star bene anche nella sua amministrazione.

Ma è sulla sua compagna di ticket che McCain ha stupito e ha fatto i titoli dei giornali. Sostenere la candidatura presidenziale della Palin nel 2012? “Non posso prometterlo”, ha risposto imperturbabile il vecchio senatore. “Apprezzo molto la governatrice Palin e la sua famiglia”, si è affrettato a precisare, “ma non posso impegnarmi adesso. E poi abbiamo anche altri giovani governatori molto in gamba”. E a Stephanopoulos che insisteva sul futuro della Palin, “Mac” ha risposto con una battuta: “Guarda che non sono ancora cadavere!” John McCain è dunque tornato sulla scena alla sua maniera. Paradossalmente, ma neanche troppo, il senatore repubblicano condivide con Barack Obama un certo malumore nei suoi confronti da parte della base del proprio partito. Se, infatti, l’ex senatore dell’Illinois viene ora giudicato troppo centrista dalla sinistra democratica, lo zoccolo duro del Grand Old Party torna a definire McCain un RINO, acronimo per “Republican In Name Only”, Repubblicano solo di nome. John “Maverick” McCain, però, tira dritto per la sua strada. E per il 2009 assicura molte sorprese.

 

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