Il ruolo delle banche centrali tra la stabilità e dei mercati finanziari
28 Dicembre 2007
Premessa. Storicamente la
funzione di una banca centrale è, tra le altre, quella di essere il prestatore
di ultima istanza. Il guardiano del sistema. Questo è uno dei motivi per cui
non ci si aspetta mai che la banca centrale intervenga direttamente nei mercati
(finanziari). Un intervento diretto e tempestivo verrebbe visto come intervento
di ultima istanza. Un esempio è il primo intervento di iniezione di liquidità operato
ad agosto dalla FED, deciso il pomeriggio e annunciato il mattino dopo. Il
ritardo temporale nell’annunciare una manovra decisa il giorno prima è servito
ad evitare allarmismi dovuti al fatto in sé che la banca centrale interveniva
prontamente, come non si ricordava da molto tempo, per evitare un problema al
mercato finanziario. Negli utlimi mesi le banche centrali hanno fatto almeno 5
interventi (di ultima istanza) tra immissioni di liquidità e revisioni dei
tassi fino a quasi annullare il gap tra il vecchio continente e il nuovo (dal
1,25% di agosto siamo arrivati allo 0,25% di dicembre). Questo significa che i
mercati non si sono saputi regolamentare e che, ancor più, non si sanno punire
quando sbagliano. Questa è una contraddizione in latere. Un mercato per definizione si autoregola e fallisce.
Svolgimento. L’idea che
una banca centrale reagisca, con misure correttive, agli squilibri dei mercati finanziari
non è del tutto accettata, o meglio è dibattuta, dalla teoria economica per il
semplice motivo che potrebbe rappresentare un campanello d’allarme. Ogni
qualvolta il campanello suona dovrebbe significare che è ora di cambiare
strategia. A questo punto il mercato finanziario non avrebbe ragione di
esistere. Tutti gli operatori saprebbero che si può rimanere nel sistema senza
rischi finché la banca centrale non interviene. La banca centrale in questione
sarebbe sempre il termometro del mercato stesso. I suoi interventi rappresenterebbero
il lower bound del sistema sotto il
quale non si scende mai.
In linea di principio la
politica monetaria della banca centrale non risponde alle esigenze dei mercati
finanziari. I comportamenti delle banche centrali non sono mai delle risposte o
delle correzioni dirette a problemi specifici.
Fino ad oggi le banche
centrali sono riuscite nel loro intento di contenere la crescita del livello
dei prezzi. Sopratutto negli ultimi periodi, dalla metà degli anni novanta in
poi, sia negli USA che in Europa il mestiere del Central banking ha ottenuto i
suoi successi dal punto di vista della stabilità del livello dei prezzi.
Da un po’ di tempo a
questa parte i mercati finanziari chiedono un extra lavoro ai Central bankers
che non può essere del tutto assolto senza una perdita secca: la credibilità
che questi si erano creati sul lato del controllo dell’inflazione. Credibilità
ottenuta sul campo senza fare sconti a nessuno. Credibilità che è andata sempre
e solo a favore del sistema economico e della sua stabilità di lungo periodo.
Se ora le banche centrali
cominciano ad occuparsi anche della stabilità dei mercati finanziari, solo per
esplicita richiesta degli operatori (vedi lettera aperta di Erik F. Nielsen,
capo economista europeo della Goldman Sachs, alla BCE), allora ognuno potrà richiedere ai banchieri centrali quello che meglio desidera. Se a
questo ci aggiungiamo il fatto che non esiste una regolamentazione tale da
poter rendere questo extra-lavoro agevole, ecco che la situazione di questo
ultimo periodo inizia a minare la reputazione che negli anni le banche centrali
si sono create con un duro lavoro, a volte anche contro l’idea predominante
nell’opinione pubblica.
Oggi sembra che si possa
chiedere alle banche centrali tutto quello che serve per rimediare ai propri
sbagli, alle proprie leggerezze. Nessuno si chiede come mai questi sbagli si
sono generati. La mancanza di regolamentazione ha portato a dare poteri
infiniti a quella che viene definita finanza crerativa ma che si legge “libertà
nell’uso di parole associate a una più o meno non ben definita relazione tra
rendimento e rischio”.
I mercati hanno chiesto
alle banche centrali di farsi carico di anni di sbagli. Di rimediare a libertà
prese e mai restituite ai risparmiatori se non tramite perdite in conto
capitale. Nel tempo si sono offerti solo alti rendimenti senza ricordare a
nessuno l’associazione di questi rendimenti con un elevatissimo rischio.
Rischio che ora si chiede ai banchieri centrali, di mitigare o azzerare. Ma con
quale regolamentazione si è permesso tutto questo? E ancora, con quale
regolamentazione si chiede di rimediare a tutto questo? Infine, a quale costo?
Gli elevati rendimenti della finanza creativa si sono divisi tra pochi mentre i
molti risparmiatori si sono spartiti le elevatissime perdite e i banchieri
centrali ora si accolano l’onere di rimediare a tutto questo.
Il mercato finanziario in
questo caso ha evitato il fallimento chiedendo aiuto alla banca centrale,
sapendo che un banchiere centrale non punisce mai gli individui per punire gli
operatori.
