Il segretario del Pd costerà al partito più di un milione e mezzo di euro

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Il segretario del Pd costerà al partito più di un milione e mezzo di euro

02 Ottobre 2009

Il conto alla rovescia verso la rivoluzione d’ottobre del Partito Democratico batte sempre più velocemente. E le tensioni interne così come i piccoli malumori tra i candidati diventano sempre più manifesti.

Il doppio appuntamento Congresso-Primarie si svolgerà, come noto, lungo due date: quella dell’11 e quella del 25 Ottobre. Una convocazione serrata di iscritti e militanti nel nome della democrazia interna che avrà costi non ancora del tutto noti. Una delibera della commissione nazionale del Pd, sulla base della disciplina della campagna elettorale, ha stabilito che a ciascun candidato alla segreteria (Bersani, Franceschini e Marino) spettino 5 collaboratori da scegliersi tra i dipendenti del partito e 50.000 euro a testa per propagandare la loro candidatura: 25.000 euro per le spedizioni di materiale cartaceo e di sms,  altri 25.000  come contributo per attività dei singoli candidati.
Il tutto sia per il congresso che per le primarie. Il resto dovranno procacciarselo da soli.
Il regolamento fissa, però, alcuni paletti. Prevede infatti un tetto massimo di 250.000 euro  per le spese di ciascun candidato: in pratica ognuno dovrà cercarsi da solo – se vorrà e potrà – altri 200.000 euro senza sforare quota 250.000.

Il problema, naturalmente, è quello di assicurare uguali possibilità a tutti i contendenti. Un’aspirazione che rischia di restare pura utopia. Ignazio Marino si è, infatti, già lamentato della mancanza di «pari opportunità» tra le tre mozioni sul fronte dei finanziamenti e delle spese sostenute dai candidati. «Se il congresso è la massima espressione della democrazia interna del partito, per ragioni di parità di accesso lo stesso partito dovrebbe farsi carico di tutte le spese sostenute dalle tre mozioni» ha argomentato. Una proposta seguita subito da un altro affondo, anzi da una “richiesta di trasparenza”. “Le spese sostenute, secondo il regolamento non possono superare i 250mila euro per candidato. A giudicare dal numero di manifesti che si vedono in giro, si direbbe che qualche candidato questo tetto lo ha raggiunto e quindi dovrebbe interrompere la sua campagna congressuale». Il riferimento è a Bersani e alla sua campagna di affissioni, finita nel mirino anche del comitato di Franceschini (che ne valuta il costo in circa 70mila euro) insieme ad alcuni eventi decisamente impegnativi dal punto di vista organizzativo. La replica del comitato Bersani è che molte affissioni sono d’iniziativa dei sostenitori dei circoli territoriali (spesa che quindi non rientra nel tetto di spesa del comitato nazionale) e che comunque verrà presentato alla fine della campagna un rendiconto delle spese sostenute.

I candidati si stanno, comunque, muovendo sul fronte del fund-raising, ovvero sulla raccolta in proprio di piccoli finanziamenti.  Per esempio 3Italia ha messo a punto un sistema per cui con un sms si possono donare 2 o 5 Euro al proprio candidato. Sui siti dei candidati in qualche caso si trova lo spazio per contribuire (Franceschini chiede almeno 5 Euro e accetta versamenti con carta di credito). Ignazio Marino mette a disposizione sul suo sito due diverse possibilità di contribuzione: donare soldi (anche con paypal, oltre che con bonifico bancario) oppure comprare allo "shop online"allo del candidato cappellini (un berretto tipo baseball costa 25 euro), tazze, t-shirt e canottiere con il relativo logo.

Quel che sembra evidente è l’impossibilità di restare davvero all’interno del perimetro dei limiti imposti. Spesso cinquantamila euro non bastano neanche per la campagna di un candidato al consiglio comunale di una media città e le spese qui sono infinitamente maggiori.
Quel che è certo è che girare in lungo e in largo l’Italia ha un costo, così come lo hanno i manifesti, i santini, gli opuscoli, gli eventi da organizzare, l’affitto delle sedi, le serate in tutta Italia, l’acquisto di spazi pubblicitari su giornali e Internet (mentre restano vietati solo gli spot in tv).

Difficile prevedere i costi complessivi della campagna ma difficilmente ci si discosterà da una cifra minima di un milione e mezzo di euro (le primarie del 2007 costarono circa due milioni di euro). Costi che dovrebbero essere coperti dai versamenti dei votanti alle primarie.

Ogni elettore, per poter esprimere il proprio voto, sarà tenuto a dare 2 euro a titolo di rimborso delle spese sostenute per l’organizzazione. La possibilità quindi di rientrare delle spese c’è tutta. Ma gli organizzatori temono un brusco calo di presenze alle urne. Una circostanza questa che non avrebbe soltanto ripercussioni sul successo dell’operazione primarie ma infliggerebbe anche un duro colpo alle casse del Pd.