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Il Senato dà il via libera al lodo Alfano. Immunità per i vertici dello Stato

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Poco più di tre settimane e alla fine ieri poco dopo le 20 il lodo Alfano è diventato legge. Infatti con 171 voti favorevoli (Pdl, Lega e Mpa), 128 contrari (Pd e Idv) e 6 astenuti (Udc), l’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera al provvedimento che stabilisce l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato. Niente più processi, quindi, per chi si troverà a guidare uno dei due rami del Parlamento, il governo o Palazzo del Quirinale.

 

Uno “scudo” che non sarà reiterabile in caso di nuovo incarico e a cui l’interessato potrà anche a sua volta rinunciarvi. Inoltre, come prevede sempre il dispositivo, il congelamento del processo riguarderà anche i tempi della prescrizione.

Grande la soddisfazione del governo per aver portato a casa una normativa che come lo stesso ministro della Giustizia, Angelino Alfano in Aula al momento del dibattito l’aveva definita “un testo sobrio e ben calibrato rispetto ai principi e ai valori costituzionali, nonché in linea con numerose normative di altri ordinamenti occidentali”.

Nessun dubbio, poi, sulla costituzionalità del provvedimento che proprio il Guardasigilli nella sua replica a Palazzo Madama ha ribadito: “Non ci convincono quei commenti, alcuni sorretti dall’autorevolezza della cattedra che lasciano trasparire possibili vizi di costituzionalità del provvedimento e siamo lieti che tanti altri costituzionalisti la pensino diversamente”. Soddisfazione condivisa anche dagli altri esponenti del centrodestra con il testa il Pdl dove Gaetano Quagliariello, vicario del gruppo al Senato, spiega come “il lodo serve anche e soprattutto alla sinistra, per liberarsi da quella sindrome di superiorità morale che è parte della sua storia e che le ha causato una perdita secca di laicità a lungo scontata. Si tratta di un virus ancora presente nella vita politica italiana, rispetto al quale la sinistra non ha ancora sviluppato anticorpi sufficientemente forti”.

Mentre Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori del Pdl, pone l’accento sul tema della legittimità del lodo che secondo l’ex ministro non viola “nessuna norma costituzionale. Il principio della sovranità popolare affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare. Non è necessaria la legge costituzionale ma basta quella ordinaria. Lo dice la Corte”.

Più sfumata la posizione della Lega che con il sottosegretario Roberto Castelli auspica “una stagione positiva anche di confronto politico con l’opposizione. Chi invece voleva perseguire la via della vittoria politica attraverso la magistratura dovrà aspettare”.

Sul fronte delle opposizione c’è invece da registrare la spaccatura, per altro già annunciata, tra Pd-Idv ed Udc. Infatti i centristi al momento del voto si sono astenuti, una scelta che come il senatore Giuseppe D’Alia ha ripetuto in Aula è per “pungolare” la maggioranza visto che “i problemi del paese sono altri. E su quelli veri che interessano i cittadini siamo pronti a dare una mano”.

Diverso, invece, l’atteggiamento della restante parte dell’opposizione con Antonio Di Pietro a fare le barricate, annunciando l’intenzione di ricorrere ad un referendum popolare per abrogare la legge: “Il referendum lo faremo senz’altro. Anzi sarà un pacchetto di cinque referendum. Ma ci sono aspetti tecnici di cui tener conto”. Aspetti che come spiega l’ex Pm riguardano il fatto che la legge stabilisce che si può depositare un quesito referendario in Cassazione solo dopo sei mesi dall’indizione delle elezioni. Quindi calendario alla mano “noi prima del 13 settembre non potremmo muoverci. Ma la legge stabilisce che per la raccolta delle firme si può procedere in un arco di tempo che va dal 1 gennaio al 30 settembre. Non ci resterebbero quindi che soli 10 giorni dal 14 al 30 settembre. Per raccogliere 6-700 mila firma non è un problema, ma per la raccolta dei certificati sì”. Da qui la conclusione che “il tutto inevitabilmente slitterà all’inizio del prossimo anno”.

Dal Pd per il momento ancora non si parla di referendum, anche se molti assicurano che la questione è sul tavolo dei leader e che diversi esponenti sono convinti della necessità di affiancare l’iniziativa di Di Pietro. Tra questi l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, e la componente più vicina a Romano Prodi convinta della necessità di sostenere l’ex pm in questa battaglia. Come detto però fino ad ora nessuna decisione è stata presa. Così l’opposizione al lodo si limita ad analisi infuocate, come quella di Vannino Chiti vicepresidente del Senato che fa notare quanto “il lodo Alfano è stato un provvedimento unilaterale”. Ma soprattutto l’ex ministro prodiano punta il dito sull’urgenza del provvedimento precisando che “senza discutere con l’opposizione, si è andati verso il Lodo Alfano. Si poteva discutere su quando farlo. E’ la priorità del mese di luglio? Ci sono i salari, le pensioni, la vita degli italiani. Su come farlo? Per noi va fatto con una legge costituzionale. Per chi farlo? Siamo sicuri che sono 4 le cariche che devono essere salvaguardate?”.

Toni duri anche dalla capogruppo in Senato del Pd, Angela Finocchiaro, che fa notare come con un tale clima politico “è ben difficile che si possa trovare un filo comune di ragionamento perchè poi alla fine, sia l’iniziativa del lodo Alfano sia la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul caso di Eluana Englaro, mi pare un altro tentativo di “detronizzare”, recintare e limitare la possibilità di controllo che viene dalla giurisdizione e la stessa funzione giurisdizionale”.

Polemiche e critiche a parte il governo guarda avanti e come lo stesso ministro Alfano ha annunciato in Aula l’appuntamento con l’opposizione “è in autunno”. Al centro del confronto politico ci sarà la riforma della giustizia ed in particolare “sul processo penale, perché i tempi sono irragionevoli e il conto lo paga il cittadini”, su quello civile e sul sistema carceri. Riforma che il Guardasigilli spera possa essere “condivisa” da quei settori “riformisti, più ragionevoli dell’opposizione” perché il confine “tra riformatori e conservatori è segnato dalla giustizia”.

Ma, appunto, se ne riparlerà in autunno ed allora si capirà davvero se il filo del dialogo tra il premier e Walter Veltroni si è definitivamente spezzato.

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