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Il silenzio dell’Ue sullo scudo spaziale

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Durante il vertice nella residenza dei Bush a Kennebunkport, nel Maine, il negoziato russo-americano sul sistema anti-missilistico ha registrato un miglioramento dei toni, ma non ha compiuto passi in avanti.

Putin ha proposto una condivisione dello scudo tra America, Russia ed Europa nell’ambito del Consiglio Nato-Russia, utilizzando per la sua realizzazione dei siti posti in territorio russo oltre a quello indicato in Azerbaigian. Al tempo stesso l’ex ufficiale del KGB ha continuato a opporsi ad un sistema installato solo nel territorio di Polonia e Repubblica Ceca, sul quale Mosca non sarebbe in grado di esercitare nessuna influenza. Da parte sua Bush si è detto d’accordo con un “approccio regionale alla difesa missilistica”, ma ciò non significa certo una sua approvazione della proposta russa: secondo il resoconto del Financial Times il presidente americano ha infatti ribadito che “Polonia e Repubblica Ceca devono essere parte integrante del sistema”.

I due leader hanno enfatizzato la loro convergenza su alcuni temi, a partire dalle preoccupazioni per il programma nucleare iraniano, ma non hanno specificato in cosa tale convergenza si concretizzi. In un clima molto disteso, sempre secondo il Financial Times, alla fine della due-giorni Putin ha dichiarato che “è confortevole notare come stiamo cercando dei punti di accordo tra le nostre posizioni, e molto spesso riusciamo a trovarli”.

Come giudicare l’esito del vertice? Secondo un commento sull’International Herald Tribune da parte dell’editore del National Interest Gvosdev, “i toni conciliatori del vertice sono significativi dopo mesi di schermaglie verbali tra Mosca e Washington su ogni tema, dalla difesa missilistica alla democrazia”. Ma a parte ciò, rimane una differenza di fondo tra le visioni strategiche dei due leader: Putin vuole sostanzialmente sostituire i suoi siti militari a quelli europei per partecipare al loro controllo, mentre Bush considera l’offerta russa come complementare al sistema da dispiegare comunque in Polonia e Repubblica Ceca. Occorre tenere presente che il negoziato sul sistema antimissilistico non si svolge nel vuoto, ma è invece strettamente legato ad altri dossier e ognuna della due parti sta valutando dove concedere qualcosa per ottenere risultati altrove.

I due attori giocano quasi sullo stesso piano, perché come nota ancora Gvosdev “Putin non è un filantropo né un sentimentalista, (…) né è arrivato negli Usa come Yeltsin, cioè come un debitore nell’atto di chiedere assistenza finanziaria all’Occidente per evitare il collasso economico”. Il PIL russo cresce infatti del 7% all’anno, e grazie agli introiti della vendita di gas e idrocarburi le riserve di valuta estera di Mosca sono diventate le terze più grandi del mondo. 

In tale contesto Bush sembra intenzionato a seguire la dottrina della “cooperazione selettiva”: togliere dal tavolo della trattativa ciò che non si può negoziare a causa dell’estrema divergenza di vedute, e raggiungere un accordo sulle questioni più rilevanti su cui si può convergere. Tale approccio si è rivelato utile per mantenere la cooperazione con potenze regionali in aree strategiche, come il Pakistan o l’Arabia Saudita, e quindi contribuire alla stabilità internazionale. Tuttavia occorre essere cauti nell’utilizzarla con la Russia. Infatti le aspirazioni e l’influenza di Mosca hanno raggiunto di nuovo una dimensione globale, e vanno a pesare in primo luogo sull’Europa e sull’area centro-asicatica nella quale competono per le risorse energetiche gli interessi europei, russi ed americani.

Occorre dunque chiedersi se è davvero interesse di Washington e delle varie capitali europee cedere terreno sullo scudo antimissilistico o sul tema del Kosovo in cambio di un maggiore impegno russo sull’Iran, come è sembrato ipotizzarsi alla fine del vertice tra Bush e Putin.

La stabilizzazione dell’Europa orientale e balcanica, e la sua conseguente integrazione irreversibile nelle grandi organizzazioni occidentali come l’Ue e la Nato, dovrebbero essere ritenute delle priorità strategiche dalle leadership politiche occidentali, se si ha ben chiaro l’obiettivo di lungo periodo di costruire una comunità democratica, sicura ed economicamente competitiva sulle due sponde dell’Atlantico.

Vista la gravità e complessità della posta in gioco, è preoccupante l’attuale silenzio da parte dei governi europei. Lo scatto d’orgoglio dell’Ue nel difendere l’Estonia dalle intimidazioni russe, e l’unanimità dei membri nella Nato nel decidere di verificare la realizzazione dello scudo anti-missile americano nell’ambito dell’Alleanza atlantica, avevano fatto ben sperare in una posizione europea forte e unitaria. Occorre vedere ora se l’Europa coglierà l’occasione per diventare il terzo soggetto del triangolo politico con Mosca e Washington, o sarà di nuovo solo l’oggetto del loro negoziato bilaterale.

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