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La crisi del putinismo

Il sogno della Grande Russia s’infrange sul declino dell’Armata Rossa

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Negli ultimi anni, e particolarmente con la guerra in Georgia, è sembrato che le forze armate russe stessero progressivamente tornando a capacità militari degne delle aspirazioni da grande potenza nutrite dal Kremlino. Tuttavia, il dispositivo militare russo dimostra tuttora diversi punti deboli, di carattere economico, tecnologico e industriale.

Un primo indicatore della potenza militare della Russia, e soprattutto del suo stato rispetto ad altre potenze mondiali e alla situazione di alcuni anni fa, è costituito dal bilancio della difesa statale. La Federazione Russa ha stanziato nel 2008, secondo i dati del SIPRI, 58,6 miliardi di dollari per spese militari, classificandosi al quinto posto nella classifica mondiale di defence budgets dietro a Stati Uniti (607 miliardi), Cina (84,9 mld), Francia (65,7 mld) e Gran Bretagna (65,3 mld). Comparando questi dati in percentuale sulla spesa militare mondiale, risulta che il budget americano ammonta al 41,5% del totale mentre quello russo al 4%. Un rapporto quindi di 10 a 1 che ridimensiona in una certa misura lo status della Russia dal rango di superpotenza a quello di potenza regionale, che deve oltretutto guardarsi dal sorpasso di Pechino che oggi spende quasi 1 volta e mezzo Mosca in materiali di armamento.

Calcolando quanto pesa il budget della difesa sul bilancio statale delle maggiori potenze mondiali, si nota che nel 2007, stando ancora ai dati del SIPRI, gli Stati Uniti hanno speso il 4% del bilancio federale in difesa e la Russia il 3,5%, ben più del 2% della Cina. Alla luce dei dati in percentuale sul bilancio pubblico, si può dunque osservare che Mosca si è sforzata di spendere molto rispetto a quanto avesse effettivamente a disposizione, posizionandosi al secondo posto nella classifica mondiale. Tuttavia tale sforzo di traduce, in valore assoluto, in investimenti meno significativi rispetto a potenze regionali rivali come la Cina, ma anche rispetto a stati più piccoli come Francia e Gran Bretagna, perché è l’economia russa ad essere inferiore per dimensione e più debole quanto a produttività rispetto ad altre economie del G13. 

Come molti autori hanno sottolineato, l’economia russa manca infatti di una base industriale autonoma in moltissimi settori manifatturieri e del terziario, e conta principalmente sugli introiti sulle esportazioni di gas e petrolio per finanziare l’acquisto degli altri tipi di beni. Ma anche l’industria energetica, complice il passaggio a un regime di semi-monopolio, il controllo pubblico esercitato dal Kremlino, e la chiusura nei confronti di azionisti occidentali, non è in grado di innovarsi e aumentare la produttività del settore. L’industria energetica russa necessita inoltre di tecnologia straniera per colmare un gap mai del tutto recuperato dal crollo del sistema sovietico. In questo senso, come sostiene Neal McFarlane, del Geneva Centre for Security Policy, la Russia non è un paese “emergente” come Cina e India, che a seguito di un robusto sviluppo industriale ed economico accrescono anche il loro peso politico e militare. E’ piuttosto un paese che cerca di “riemergere” dalla crisi politica, economica e sociale vissuta negli anni ’90, grazie soprattutto ai proventi del greggio valutato negli anni scorsi intorno ai 100 dollari al barile. Non a caso si può notare che il bilancio della difesa russo dal 1999, cioè subito dopo l’ultima terribile crisi finanziaria russa, al 2008 sia cresciuto del 173%, un aumento esponenziale battuto solamente da quello cinese (+194%) e più che doppio rispetto a quello americano (+66.5%). Questo aumento vertiginoso dimostra la forte rincorsa russa rispetto ai rivali occidentali, ma il 5° posto raggiunto nel 2008 dimostra anche che tale rincorsa non ha portato finora a raggiungere una posizione da superpotenza.

Inoltre, la stessa volatilità che ha segnato la crescita vertiginosa del prezzo del petrolio è una lama a doppio taglio che può penalizzare l’economia russa, e quindi le finanze statali incluso il bilancio della difesa, in modo drastico e repentino. Non a caso in seguito al crollo del prezzo del barile registrato tra fine 2008 e primavera 2009 il governo russo ha interrotto, rallentato o ridotto molti costosi programmi di defence procurement. In quest’ottica, anche la riduzione delle testate nucleari e dei relativi vettori, concordata da Medvedev e Obama all’inizio di luglio, risponde alla logica di ridurre delle spese per gli arsenali nucleari non più economicamente sostenibili. Di certo la Russia, anche dopo il nuovo accordo bilaterale di riduzione degli arsenali, manterrebbe una capacità di deterrenza che la pone al di sopra di tutte le altre potenze militari eccetto gli Stati Uniti. Tuttavia, se si considerano le armi atomiche sostanzialmente inutilizzabili in un conflitto convenzionale come quello con la Georgia o in missioni di peace-keeping, e si focalizza quindi l’analisi sulle forze armate convenzionali, si può concludere che esse rappresentano un dispositivo militare di gran lunga inferiore alle ambizioni e alla propaganda russa.

Aldilà del dato economico-quantitativo, un secondo aspetto cruciale nella valutazione delle forze armate russe è quello tecnologico-qualitativo. Occorre infatti considerare che una parte considerevole del bilancio della difesa americano, già di per se imponente, è dedicata a ricerca e sviluppo di nuove tecnologie militari. Anche il bilancio cinese contiene significativi investimenti in tecnologie di avanguardia, come quelle necessarie per abbattere satelliti spia nemici che preoccupano non poco il Pentagono. Allo stesso tempo paesi europei, come Francia e Gran Bretagna, essendo membri della NATO sono in una certa misura spronati ad ammodernare costantemente le loro forze armate per rendere interoperabili con quelle statunitensi, con cui sono massicciamente impegnate in diversi teatri a partire dall’Afghanistan. La Russia invece sembra essere rimasta indietro non solo rispetto alla tecnologia militare messa in campo dagli Stati Uniti, ma anche alle capacità spaziali cinesi e alle truppe expeditionary francesi e inglesi.

Come ha dichiarato la ricercatrice dell'IISS di Londra, Olga Antonenko, alla presentazione del Military Bilance 2009, la guerra in Georgia ha dimostrato sì la capacità della Russia di sconfiggere le forze armate di un paese piccolo, isolato e confinante, ma anche tutti i loro limiti. Innanzitutto, limiti nella capacità di proiettare efficacemente la forza militare lontano dai confini nazionali. In secondo luogo, limiti nel livello tecnologico standard delle forze armate impiegate. Ad esempio, le forze di terra di Mosca avevano meno visori notturni di quelle di Tbilisi, e la flotta aerea non è riuscita a neutralizzare le difese anti-aeree georgiane che infatti hanno abbattuto 7 aerei russi. Anche la strategia e la dottrina di impiego delle forze di Mosca sono rimaste sostanzialmente quelle novecentesche, basate sulla guerra di attrito e l’avanzata continua per successive ondate nel territorio nemico: lontanissime dunque dalla dottrina (e dalle capacità) statunitensi di acquisire immediatamente la superiorità aerea, distruggere totalmente i sistemi nemici di comando e controllo, e perforare le difese nemiche puntando dritti alla capitale. 

Inoltre, parte dei mezzi militari tuttora impiegati da Mosca risalgono effettivamente ai tempi della Guerra Fredda, ad esempio i bombardieri strategici Tupolev rimessi in volo qualche hanno fa, e a distanza di decenni mostrano i segni del tempo. Per esempio, secondo l’agenzia russa Ria Novisti, solo 8 dei 12 sommergibili nucleari presenti nella flotta russa sarebbero al momento in grado di effettuare operazioni "sul campo". Dall’89 l’ammodernamento delle forze armate russe di fatto ha segnato il passo, basti pensare al fatto che la Yaroslav Mudry, fregata da combattimento appena entrata nelle file della Marina russa, ha ricevuto il suo varo ufficiale dopo oltre 10 anni di attesa. Non a caso Putin nei primi anni 2000 ha concentrato gli investimenti del bilancio della difesa maggiormente su ricerca e sviluppo di tecnologie militari e nuovi sistemi d’arma, al fine di colmare il gap tecnologico accumulato dalle forze armate russe rispetto all’Occidente. Tuttavia l’opera di modernizzazione delle forze convenzionali russe ha ancora molta strada da percorrere: ad esempio, secondo le previsioni del Military Bilance 2009, tra il 2010 e il 2015 dovranno essere acquistati da Mosca qualcosa come 116 aerei da combattimento e 700 carri armati.

E’ vero che l’industria della difesa russa gode di buona salute grazie all’esportazione di aerei come i Sukoi, di sottomarini come i Nerpa, e di altri sistemi d’arma o componenti. Ma queste esportazioni sono principalmente rivolte a paesi emergenti, ad esempio l’India, che hanno bisogno di portare le proprie forze armate a livelli proporzionali al peso economico e politico conseguito senza spendere però cifre elevate per prodotti tecnologicamente all’avanguardia. L’industria della difesa russa, nonostante i significativi passi in avanti compiuti in diversi settori negli ultimi anni, non sembra invece nel complesso in grado di competere sul piano qualitativo con i rivali europei e americani su segmenti di mercato che richiedono sistemi d’arma tecnologicamente all’avanguardia. Come nota ancora il Military Balance 2009, poche industrie possono meritare lo standard internazionale di qualità ISO 9001.

In conclusione, la percezione della rinnovata forza militare russa è in parte giustificata dalla rincorsa effettuata dalla Russia durante la presidenza Putin sul piano strategico-militare. Tuttavia la dimensione e la fragilità dell’economia, l’arretratezza di gran parte delle forze armate convenzionali, e il gap tecnologico del complesso militare-industriale, costituiscono dei gravi punti deboli che minano le ambizioni da grande potenza del Kremlino. 

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3 COMMENTS

  1. tigre di carta?
    Ma insomma… nel vostro precedente articolo avete parlato della minaccia russa sull’Europa Orientale (la minaccia NATO/americana no, eh? i vostri amichetti esportano la “democrazia”…) ed ora l’armata rossa sembra una tigre di carta. Per quanto mi è dato di sapere, nei prossimi tempi le forze militari russe e cinesi parteciperanno congiuntamente ad un periodo di cinque giorni di esercitazioni tra le più grandi del genere. Saranno impiegati circa 3000 militari con mezzi ed aerei. Forse questo non vi dirà granchè, ma vi invito ad informarvi meglio prima di disinformare come è vostra abitudine.

  2. E ancora i soliti
    E ancora i soliti “professionisti della russofobia” gridano al “pericolo di Mosca”, nonostante le sue forze armate possano costituire un serio pericolo tutt’al più per i piccoli paesi dell’ex-URSS.

    Ma per piacere!

    …è ora che Europa e Russia costruiscano insieme il loro futuro se non vogliamo finire noi in “Eurabia” e i russi nella “Grande Cina”.

  3. “Anche la strategia e la
    “Anche la strategia e la dottrina di impiego delle forze di Mosca sono rimaste sostanzialmente quelle novecentesche, basate sulla guerra di attrito e l’avanzata continua per successive ondate nel territorio nemico: lontanissime dunque dalla dottrina (e dalle capacità) statunitensi di acquisire immediatamente la superiorità aerea, distruggere totalmente i sistemi nemici di comando e controllo, e perforare le difese nemiche puntando dritti alla capitale.”
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    Probabilmente tutto giusto, rimane però un fatto: i russi le guerre le vincono (Cecenia, Georgia) e gli americani le perdono. Questo forse perchè le forze USA/NATO sono avanzate tecnologicamente ma strategicamente anacronistiche, concepite per conflitti contro grandi eserciti sono concettualmente inadatte alle guerre assimmetriche del 21 secolo.

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