Il solito Ahmadinejad tuona: “L’11 settembre è opera degli Stati Uniti”

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Il solito Ahmadinejad tuona: “L’11 settembre è opera degli Stati Uniti”

24 Settembre 2010

La cornice della 65ema sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è trasformata ieri nel palcoscenico di Mahmoud Ahmadinejad che ha lanciato uno dei suoi più duri attacchi al nemico americano. Tra i responsabili diretti degli attacchi dell’11 settembre ci sono "alcuni segmenti" del governo americano "che li hanno orchestrati per salvare il regime".

Parole, quelle del numero uno di Teheran, che hanno indotto le delegazioni di Usa, Gran Bretagna, Ue e di altre 30 nazioni ad abbandonare l’aula. Gli Usa di Barack Obama hanno accolto le parole di Ahmadinejad con fastidio e "delusione" per l’ennesima occasione sprecata di stringere la mano tesa dal coinquilino della Casa Bianca. Invece di pronunciare "parole di apertura e di buona volonta’", il presidente iraniano ha preferito "rilanciare le vili teorie cospirative, lasciandosi andare ad attacchi antisemiti. Entrambi elementi così abominevoli quanto deludenti visto la loro scontatezza", si legge in una nota della Rappresentanza Usa.

Il secondo attacco dell’uomo di Teheran ha riguardato un altro obiettivo usuale del presidente iraniano, Israele. "Il regime sionista – ha detto – è responsabile dei peggiori crimini" contro i palestinesi. Quanto al disarmo, l’obiettivo di Ahmadinejad è il 2011, anno entro cui si dovrebbe raggiungere uno smantellamento di tutti gli arsenali nucleari militari e l’utilizzo del nucleare pacifico per tutti. Ribadendo che l’Iran non punta all’arma nucleare, "l’arma la più inumana che ci sia, un’arma da eliminare", e che possiedono invece alcuni paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, oltre ad Israele.

Nell’intervista rilasciata alla Cnn il presidente iraniano aveva detto: "Non abbiamo alcun interesse in una bomba nucleare e non ci sarebbe di alcuna utilità". "Sia il regime sionista sia il governo degli Stati Uniti – ha aggiunto – dovrebbero essere disarmati. Le minacce al mondo vengono dalle bombe in possesso degli Usa e del regime sionista". Ahmadinejad ha poi lanciato l’ennesimo attacco a Israele definendo Netanyahu "killer professionista". Il premier israeliano, ha sottolineato Ahmadinejad, "dovrebbe essere processato per l’embargo a Gaza e per il massacro di innocenti donne e bambini palestinesi. E’ un assassino professionista". Il primo uomo di Teheran, presentatosi davanti all’assemblea con una Bibbia ed un Corano, ha tuonato: "C’è gente che vuole bruciare il Corano. Ma il Corano è verità e la verità non può essere bruciata". A questo punto ha alzato i due libri che aveva portato: "Questa è una Bibbia e questo è il Corano. Si tratta di libri considerati sacri. Noi abbiamo rispetto per entrambi".

Un discorso, quello del presidente di Teheran, di tono diametralmente opposto a quello pronunciato poche ore prima da Barack Obama. Parlando della questione nucleare iraniana, aveva affermato che una soluzione diplomatica è sempre possibile, che “la porta resta aperta alla diplomazia, se l’Iran accetta di attraversarla”. Nei giorni precedenti vi erano anche stati segnali di distensione. Ahmadinejad aveva espresso il desiderio di Teheran di riprendere i dialoghi con i 5+1 (Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) per il controllo sul programma nucleare iraniano, sospettato di avere scopi militari. Secondo Bernard Kouchner, ministro francese degli esteri, i dialoghi dovrebbero riprendere in ottobre.

Mentre il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad parlava all’Assemblea Generale dell’Onu, un migliaio di dimostranti si sono radunati nei pressi del Palazzo di vetro urlando slogan come: "L’Onu deve ascoltare: Ahmedinejad è un terrorista". "Vogliamo la democrazia in Iran, non la teocrazia o la barbarie – ha spiegato Henry Anavian, uno dei manifestanti -. Chiediamo alle Nazioni Unite di smettere di avere rapporti con Ahmadinejad: non rappresenta il popolo iraniano". I dimostranti hanno ricevuto anche il sostegno dell’ex-sindaco di New York Rudy Giuliani. "Dobbiamo ricordare all’Onu i principi che dovrebbe difendere – ha l’ex primo cittadino della Grande Mela -. Se l’Onu vuole essere all’altezza delle sue ambizioni, deve difendere i diritti dell’uomo e non può condonare il regime brutale che esiste in Iran".