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Il suicidio di Ischia e i giovani d’oggi

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Ieri , come certo molti avranno letto sui quotidiani di oggi, o già sentito nei telegiornali della sera, si è impiccato un giovane studente. Non è il primo caso di quest’anno, già se ne sono verificati, come quello clamoroso di Torino, che scatenò la polemica perché il ragazzino suicida non sopportava di essere chiamato gay.

Non voglio tornare sulle polemiche di allora, sollevate anche da qualche Ministro, ma solo cercare di capire perché,  non accettare le regole del gruppo porta forzatamente all’esclusione dalla comunità dei coetanei, come la classe. Stamattina Libero ha pubblicato un articolo di Oscar Giannino sul tema, che ha centrato l’essenza della questione: il gruppo non sopporta chi non vuole sottomettersi alle sue regole. Condivido quel che Giannino riporta nel suo articolo, e anzi mi ritrovo  perfino nei suoi ricordi di studente, che assomigliano decisamente ai miei.

Ricordo ancora bene che io ero sempre fuori dai giochi interni della classe, anche perché non mi trovavo mai d’accordo con chi, per un  motivo o per l’altro era riconosciuto il capo carismatico. Per natura stavo sempre dalla parte opposta, e questo mi costringeva a studiare di più e meglio dei miei compagni. Addirittura alle medie, quando  finalmente da solo avevo potuto raggiungere un po’ di successo, mi pare  all’inizio della terza, il bullo di turno si era fatto eleggere solo per rovinarmi. Quella volta però, sono stato più duro io, tanto che, da solo, perché gli altri avevano paura di lui, sono riuscito a vincere la guerra psicologica che aveva indirizzato verso di me.

Non è stato l’unico episodio della mia vita. Però sono uscito da quelle fatiche più forte di prima. Ma allora perché lo studente si è impiccato, non poteva  resistere anche lui, come hanno fatto già in tanti? Non ha retto, secondo me, perché ormai la media dei suoi coetanei si è imbarbarita. Quindici o venti anni fa nessuno, almeno credo, avrebbe mai costretto  una compagna di scuola a girare un film porno sotto ricatto, o avrebbe organizzato un’orgia in classe. Al massimo poteva accadere che uno nascondesse la cartella del suo sotto la cattedra e cose più pesanti potevano nascere solo se tra compagni c’era già una certa inimicizia, ma comunque intervenivano sempre i professori e le  famiglie, oggi non è più così!

Quel che c’è di brutto negli episodi di oggi è che i ragazzi non conoscono più il limite, perché anche a casa sono fuori controllo, e questo è un guaio recente a cui non sarà facile
rimediare. Credo che sia un guaio dovuto alla mistica del ’68. Ha ragione Sarkozy a volerlo seppellire nel dimenticatoio.  

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