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Il suicidio di Matteo in pasto ai progressisti

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Facci interroga Belpietro sulla classificazione della notizia del sedicenne di Torino che si è suicidato perché stufo di essere bersagliato dai compagni come “gay”, ciò che non era (ma forse anche per altre ragioni: l’ideologia ammette sempre soltanto una sola causa, è se non ci fosse anche altro?), volendo evitare, giustamente, di buttarla in politica, e la solita Maria Laura Rodotà, invece, imbastisce un predicozzo progressista infarcito di cultura del piagnisteo e di risentimento anti-cattolico. Come se la questione fosse la sopravvivenza di una morale bacchettona diffusa dal Papa, dai Vescovi, dai preti e dalle suore, capace di tacitare il disagio dei giovani, soprattutto in materia di identità sessuale. Una sciocchezza da manuale.

Una volta c’era il manuale delle giovani marmotte, oggi c’è il manuale delle giovani (e meno giovani) progressiste. Neanche di fronte al mistero tragico del suicidio di un sedicenne si riesce a tacere oppure ad avanzare delle domande finalmente un po’ imbarazzanti per il corteo di vecchie e vecchi sessantottini o settantasettini, oggi ubriachi di notorietà e gonfi di facili certezze. Certezze senza verità. Cosa c’entra l’educazione alla tolleranza sessuale in questa tragedia? La Rodotà la invoca, accanto all’educazione alimentare che, così dice, è presente in alcune scuole. Naturalmente senza evitare di prendersela con il clima clerical-fascista che starebbe incalzando le coscienze, anche dei giovani, e renderebbe meno agevole essere “diversi” sul piano degli orientamenti sessuali. C’è, in questo modo di ragionare, si riscontrano due tendenze ideologiche tipicamente postmoderne: un pansessualismo esasperato e la sostituzione della questione della coscienza di classe con la coscienza del “gender”. Due posture ideologiche diffuse tra i salotti buoni dell’informazione e diventate tendenza comune nella buona società “progressista”.

L’ideologia allora sostituisce la realtà con le interpretazioni, ecco, così, che qualsiasi tragedia in seno alla scuola, vera emergenza nazionale, diventa pretesto per proporre la mitologia dell’educazione a questo e a quello, infischiandosene della storia, cioè dei veri fatti testardi, che hanno cambiato la vita del nostro paese. Ottusità assoluta e negazione delle evidenze storiche: con questa miscela retorica, avanti tutta! Tutto è pretesto per la militanza gay, con i siti gayhelpline.it e arcigaysport.com listati a lutto per dieci giorni, e Grillini che presenta un’interrogazione al ministro Fioroni, il quale ha, naturalmente, espresso “dolore profondo come uomo e come padre”. A nessuno vien fatto di pensare a due semplici, evidenti questioni: 1) non esiste il problema dell’omosessuale come tale, esiste, come ricordava un grande scrittore cattolico e omosessuale, Giovanni Testori, il problema dell’uomo; 2) dopo quasi quarant’anni di indebolimento di tutto, dalla ragione al senso della vita, cosa dovremmo aspettarci dai figli di quelli che hanno mangiato pane e pensiero debole? Un grande senso della propria identità di uomini e, di conseguenza, il rispetto assoluto della dignità dell’altro in quanto persona? Dell’altro uomo, non dell’altro come omosessuale o come ciò che vogliono i progressisti, questo dovrebbe passare nella cultura civile del nostro paese.

Fermo restando che le responsabilità sono sempre individuali. Ma è bene non nascondersi dietro al proverbiale dito dell’ipocrita di turno. Altrimenti, si rischia di oscillare tra il pansessualismo (tutto è determinato o dal genere sessuale o dai problemi connessi alla propria identità sessuale) e il razzismo sessuale, l’apartheid sessuale (gli omosessuali, come parzialità e parte della società, militano contro gli eterosessuali, e quando accade una tragedia di questa portata, utilizzano un morto per le loro rivendicazioni ideologiche, alla faccia della dignità della persona!). Questa è l’emergenza che sta coinvolgendo, da tempo, l’Italia, gonfia di revival degli anni settanta e di nuovi predicatori progressisti. Una miscela esplosiva che non fatica molto a degenerare in cinismo. Tanto è a costo zero. Pagano gli altri. Come da quarant’anni a questa parte.

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