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Il Tar riabilita Petroni e squalifica Tps

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Il Tar del Lazio ha dato ragione ad Angelo Maria Petroni. Il consigliere d’amministrazione della Rai è stato rimosso illegittimamente dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa.

E’ stata, quindi, accolta la tesi del professor Petroni che lo scorso 10 settembre era stato revocato dal Consiglio d’Amministrazione della Rai per fare posto a Fabiano Fabiani.

Ma scorrendo il dispositivo del tribunale risalta anche un’aggravante per il governo. Infatti la sentenza spiega che “lo stato di stallo in cui versava il Consiglio di amministrazione della Rai”  è stato “un pretesto addotto dal ministro per capovolgere l’attuale rapporto tra maggioranza e minoranza all’interno dell’organo collegiale ed assicurare la maggioranza alla componente che, pur essendo minoritaria, è rappresentativa delle forze politiche che sostengono l’attuale compagine governativa”.

Un vero siluro per il governo, e in particolare per il ministro-banchiere, che potrebbe avere effetti gravissimi.

Siamo quindi arrivati a un altro capitolo della vicenda,  con il tribunale amministrativo che ha deciso di spingere il tasto reset mandando all’aria sia l’operazione di spoil system messa in pratica dal governo e sia la maggioranza targata centrosinistra formatisi nel CdA. Adesso tutti guardano al futuro cercando di capire cosa accadrà.

Come è spesso accaduto fino ad ora la questione ha due risvolti, uno aziendale e uno politico. Infatti ad essere a rischio c’è il CdA della Rai, che ora potrebbe essere travolto dalla sentenza del Tar. E il governo, in particolare Padoa Schioppa che in qualità di azionista di maggioranza dell’Azienda ha operato la revoca.

Partiamo da viale Mazzini. Qui l’esito positivo del ricorso lo si aspettava da tempo. Già la scorsa settimana, quando il Tar aveva deciso di prendersi del tempo per decidere, nei corridoi del settimo piano si respirava un’aria pesante. Quasi nessuno metteva in dubbio che la III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, presieduta da Italo Riggio avrebbe dato ragione a Petroni. Ma ora, a decisione avvenuta, ci si chiede quali saranno le prospettive di una simile decisione. Proprio il presidente Petruccioli a caldo non nasconde né che la decisione del Tar “è un fatto rilevante per la vita dell’Azienda” né la necessità di  “vedere quali saranno le conseguenze di questa decisione”. Appunto.

Intanto quello che risulta chiaramente dal dispositivo è che Petroni dovrà essere reintegrato nel suo ruolo facendo decadere Fabiani il quale, almeno per il momento, dice di non volersi dimettere. In realtà è possibile che il reintegro di Petroni porti, oltre alla scontata fine della maggioranza targata centrosinistra, alla decadenza di tutti gli atti varati e approvati dal CdA con Fabiani consigliere. E i riflessi potrebbero essere immediati sul piano aziendale approvato due settimane fa a maggioranza risicata e con il voto determinante proprio di Fabiani. A rischio però c’è anche la discussione sul piano editoriale, proprio in questi giorni all’attenzione dei consiglieri.

Ma l’effetto più grave riguarderebbe il capitolo nomine che si sarebbe aperto appena incassato il sì sul piano editoriale. Un castello di lottizzazione che adesso rischia di crollare. Una tragedia per Prodi e il centrosinistra, che avevano fatto tanto per capovolgere la situazione nel CdA. E proprio qui si trasferirà immediatamente la battaglia con il consigliere d’amministrazione di area Udc, Marco Staderini, che subito chiede di “convocare una nuova assemblea per reintegrare Petroni e riprendere il cammino del CdA bruscamente interrotto”. Mentre Giuliano Urbani si scaglia contro Padoa Schioppa: “Questa volta la presunzione,  la sicumera e l’ignoranza delle norme più elementari di un ministro che si è posto clamorosamente fuori dalla legge ha raccolto quello che meritava”. E la posizione del ministro dell’Economia sembra al momento quella più debole e complessa anche perché proprio il Tar ha parlato di “pretesto” per sollevare Petroni.

E infatti dal centrodestra piovono copiose le richieste di dimissioni. Mario Landolfi, presidente della Commissione di Vigilanza parla di un’Azienda “paralizzata” dalle “pressanti richieste politiche di spoyl system finalizzate a costituire nel Cda Rai una maggioranza funzionale agli interessi del governo”. Dai componenti di Forza Italia in Vigilanza giunge, invece, la richiesta di audizione del ministro stesso “per riferire sui danni provocati al servizio pubblico e all’azienda Rai, e quindi alle tasche dei cittadini, con la sua improvvida, ingiustificata e illegittima rimozione del Consigliere Petroni”.

E anche dall’Udc arrivano le richieste di dimissioni per Tps con Francesco Pionati che chiede: “Petroni deve essere immediatamente reintegrato e il ministro Padoa Schioppa deve trarre le conseguenze del suo atto”.  Imbarazzo nel centrosinistra, che anche su questa tematica si è diviso con il Pd lasciato solo da Udeur ed Italia dei Valori.

E’ stato necessario attendere oltre un’ora dalla notizia per avere una reazione e quello che subito salta all’evidenza è che nessuno ha deciso di schierarsi a favore di Padoa Schioppa. Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza preferisce parlare di un “unico sconfitto” in questa situazione che “è il servizio pubblico” mentre Roberto Cuillo, responsabile informazione dei Ds, chiede “lo stralcio della riforma Gentiloni e entro pochi giorni l’approvazione della modifica della governance della Rai”. Diverso l’atteggiamento dell’Udeur  e di Italia dei Valori che con Antonio Satta ed Egidio Pedrini, entrambi commissari in Vigilanza vanno all’attacco del CdA da “azzerare per ripartire da capo con un grande progetto di rilancio della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo”.

Sul governo è caduta una grossa tegola, che potrebbe anche portare a un pericoloso epilogo in Senato. Infatti nel centrodestra starebbe prendendo corpo l’idea di una mozione di sfiducia individuale contro il responsabile di via XX Settembre. E facendo qualche calcolo i numeri potrebbero esserci tutti visti anche gli ultimi marcamenti di Dini e Bordon e le posizioni critiche di Italia dei Valori ed Udeur.

Intanto dal ministero dell’Economia si cerca di uscire dall’angolo optando per il ricorso al Consiglio di Stato e chiedendo una sospensiva. Segnali che indicano come la partita sia solo all’inizio e che di nuovo Palazzo Madama potrebbe diventare protagonista dell’ennesimo voto al cardiopalma.

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1 COMMENT

  1. Padoa Schioppa(to)
    Dopo questo ultimo fatto, mi si rafforza l’opinione del ministro Padoa Schioppa come uno “schioppato”. Siamo sicuri che l’Italia non meriti qualcosa di meglio?

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